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    November 21

    la VERITà SULLA STRAGE DI BOLOGNA...

    Perché lei è certo dell'innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna? Dove vanno cercati i veri colpevoli?
    «Lo dico perché di terrorismo me ne intendo. La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche».
    Scusi, i palestinesi trasportavano l'esplosivo sui treni delle Ferrovie dello Stato?
    «Divenni presidente del Consiglio poco dopo, e fui informato dai carabinieri che le cose erano andate così. Anche le altre versioni che raccolsi collimavano. Se è per questo, i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: "Quel missile è mio. State violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano"».

    Dopo le esternazioni sulla strage di Ustica "è stato un missile francese non ad impatto" il Sen. Cossiga riapre un altra vecchia ferita italiana, la strage alla stazione di Bologna dandone la sua personale chiave di lettura e scrivendone le sue verità.
    Invito a riflettere sul fatto che entrambe le "letture" (Bologna e Ustica - responsabilità palestinesi e francesi) di fatto sollevano i libici ed il Col. Ghedaffi da ogni sospetto di coinvolgimento, coinvolgimento invece ipotizzato da più e autorevoli (Sott.Segr. dell'epoca Zamberletti) parti in base a ben determinati (accordo Italia-Malta del 2 agosto giorno della strage di Bologna visto dai libici come "atto di aggressione") motivi.
    November 15

    www.casapound.org

     
    "Ringraziamo vivamente il direttore di RaiTre Paolo Ruffini per averci finalmente dato ragione, dimostrando un'onestà intellettuale fuori comune e andando addirittura contro l'operato dei propri dipendenti." A dirlo è Gianluca Iannone, responsabile di Casa Pound e promotore della passeggiata futurista all'interno della sede Rai di via Teulada.
    "Il dichiarare ieri in piena trasmissione che dovere del giornalista è quello di fare informazione e che è assurdo far vedere solo una parte e non tutto ciò che si ha a disposizione, è una chiara critica al programma Chi l'ha visto condotto dalla Sciarelli che ha, appunto, tagliato i video a disposizione senza far vedere tutta la documentazione in proprio possesso." ha aggiunto. "Speriamo quindi che dopo quest'apertura fatta dal direttore il programma possa tornare ad essere superpartes facendo vedere il video completo che dimostra l'aggresione ai danni degli studenti organizzata da esponenti della sinistra extraparlamentare e dei Cobas."

     

    Antifascisti contro il popolo a Firenze

    Questa mattina, di sabato 15 novembre, i militanti di CasaPound a Firenze hanno approntato un banchetto per la distribuzione gratuita di pane in piazza degli Acciaioli al Galluzzo.
    Purtroppo è stato impossibile effettuare una distribuzione completa perché i soliti “democratici” antifascisti hanno ritenuto doveroso impedire la distribuzione del pane ritenendola una provocazione gratuita.
    Ci pare quasi superfluo ribadire che di gratuito nell’iniziativa odierna c’era soltanto il pane in quanto la manifestazione era mirata a richiamare la popolazione fiorentina sul problema del carovita ed a sensibilizzarla al risparmio economico ed energetico in un momento di grave crisi per l’intero Paese. Ma evidentemente per coloro che hanno impedito la distribuzione, che di politico aveva ben poco e di pratico veramente tanto, era più importante impedire che qualcuno del Popolo agisse a favore del Popolo. Forse proprio il fatto che CasaPound li sta scavalcando in iniziative che dovrebbero far parte del DNA della sinistra, la quale ormai però pensa ai diritti di tutti tranne che delle fasce più povere del Popolo.
    E così non solo ci è stato impedita la distribuzione del pane ma i manifestanti che hanno lanciato contro i militanti di CasaPound intere cassette di cachi hanno dimostrato chi il cibo lo distribuisce alla popolazione e chi invece lo spreca gettandolo addosso a chi si adopera per alleviare i problemi della cittadinanza.
    Facciamo anche presente che nella loro cieca rabbia i manifestanti “democratici” hanno anche aggredito una ragazza che niente aveva a che vedere con CasaPound, ma che nelle loro menti obnubilate (evidentemente offuscate per motivi a noi ignoti) appariva una “fascista affamatrice del Popolo”. Inoltre si sono sprecate le minacce all’incolumità fisica del sottoscritto e degli altri militanti di CP presenti in piazza.
    Queste idiote manifestazioni non ci fermeranno di certo, anzi, sono uno stimolo in più proprio per il fatto che questa è stata l’ennesima dimostrazione che, mentre la nostra organizzazione organizza campagne a favore della categorie meno abbienti, la sinistra ormai se ne sta rintanata nelle sedi di partito, nelle case del popolo e nei centri sociali, pronta ad uscire dalla tana solo per questi indispensabili presidi antifascisti: non solo non fanno più niente, ma intendono impedire anche agli altri di agire, nel nome di un non ben chiarito monopolio del “sociale”.
    Per la cronaca i 100 kg di pane sono stati donati alla mensa della Caritas di via Baracca a Firenze, anche se ci dispiace per tutti quei cittadini del Galluzzo che, venuti a conoscenza nei giorni scorsi dell’iniziativa, avevano prenotato il pane ma non hanno potuto avvicinarsi perché minacciati fisicamente dai dimostranti.
    Avremo modo di raggiungere queste persone con una successiva distribuzione gratuita nonostante i prodi “difensori” della democrazia in pericolo.


    Il Responsabile provinciale di CP Firenze
    Saverio Di Giulio
    November 10

    Intervista a Davide Di Stefano sul Corriere della Sera

    Davide e la cinghia "Io combattente figlio di una hippy"

    ROMA — «Io lo so, voi pensate che noi siamo i fascisti che vanno in piazza Navona, la trovano piena di comunisti e allora cominciano a picchiare i ragazzini.
    Ma io c'ero, il 29 ottobre. Ed ero quello con la cinghia in mano, una cinta di cuoio con la fibbia di bronzo zazà, ZetaZeroAlfa.
    Ora è distrutta...». Sì, è proprio lui quello mandato in onda da «Chi l'ha visto?», si chiama Davide Di Stefano, è uno dei capi del Blocco Studentesco, ha 22 anni e studia Scienze politiche a Roma Tre: «Figlio di Patrizia, un'ex hippy che oggi prepara marmellate in campagna, e di Luigi, socialista e scrittore.

    Son diventato fascista nel 2001, quando al mio liceo, il "Socrate" della Garbatella, volevo prendere parte all'occupazione contro la Moratti.
    Ma quelli del collettivo "Dante Di Nanni", dal nome di un partigiano, mi mandarono via.
    Perché io, romano da 9 generazioni, difendevo a spada tratta la romanità e l'Impero».
    Davide la sera consegna le pizze a domicilio, guadagna 400 euro al mese e vive nel palazzo occupato di CasaPound.
    Era presente anche lunedì sera al blitz contro la Rai, in via Teulada.
    Lettura preferita: Diario di uno squadrista toscano, di Mario Piazzesi.
    È fidanzato con Priscilla, 18 anni, fascista come lui.
    «È tutto merito di Priscilla — dice — se è venuta a galla una verità diversa sugli scontri di piazza Navona.
    Perché Priscilla, coraggiosissima, in quei secondi di caos è rimasta in piedi sul camioncino e con una Sony ha filmato tutto, anche quando mi son fatto dare la cinta da Cristopher, 16 anni, e mi sono scontrato con quello là».
    «Quello là», dice Davide, non era però un ragazzino.
    E nel filmato di Priscilla — messo già in rete su YouTube — si vede bene: «È uno con la barba e il bomber blu, è un ultratrentenne dei Rash, Red and Anarchist Skin Heads — spiega Davide — Nel loro sito, Militant, i Rash dicono chiaramente che il loro sport preferito è la caccia al fascista.
    Erano i Rash che non ci volevano far passare quella mattina col camioncino. È con loro che c'è stato il primo scontro alle 11.
    Noi li spingevamo perché volevamo passare e quelli allora hanno cominciato con le cinghie e i caschi. Così ci siamo difesi...».

    Davide, sulla spalla destra, ha tatuato un teschio con una rosa tra i denti: «È un simbolo della X Mas, ma per me vuol dire, soprattutto, ridere in faccia alla morte.
    Io però non sono un violento, io sono solo un combattente. Combatto da sempre per la libertà e la giustizia sociale. Scusate: ma che dovevo fare? Farmi menare per risultare simpatico? Se c'è uno che mi dice: tu non passi, tu oggi non manifesti, io non scappo».

    A proposito. C'è una canzone del gruppo ZetaZeroAlfa che s'intitola Cinghiamattanza: «Uno, mi sfilo la cinta; due, inizia la danza; tre, prendo la mira; quattro, cinghiamattanza..». Pare che sia il ballo preferito da quelli del Blocco: «Sì, ma mica ci alleniamo durante la settimana a fare a cinghiate — dice Davide —. Quello è solo un gioco tra camerati, nel ballo le cinte non hanno mai le fibbie, sono cinghiate che non fanno male». Sarà.

    Il Blocco, però, in piazza Navona, anche dopo, ha risposto in maniera paramilitare. Con una falange armata di bastoni tricolori. «Eravamo solo in tre a sapere di quei 30 bastoni nascosti sul camioncino — confessa Davide —. Ce l'eravamo portati perché conosciamo i nostri polli e già da qualche giorno il clima era cambiato.

    Alla sinistra radicale, specie a Rifondazione, non andava bene che il movimento procedesse unito: né rossi né neri ma liberi pensieri... Così, hanno pensato bene di distruggere quell'unità. Quando il giorno dopo, allo sciopero generale, ho visto Bonanni che parlava dal palco di piazza del Popolo piena di palloncini colorati, mi sarei voluto ammazzare. La normalizzazione era compiuta».

    Fabrizio Caccia

    Da: "Corriere della Sera" del 6 novembre 2008

    Gianluca Iannone - Intervista al Secolo d'Italia

     

    Secolo d'Italia 6/11/2008 - Di Carla Conti

    Gianluca Iannone, leader di Casa Pound, ne è consapevole. All’area del centro sociale di destra e ai ragazzi del Blocco Studentesco serve un cambio di passo. Subito. Altrimenti si rischia di finire nella trappola degli opposti estremismi. «A Roma abbiamo dato casa a più di cento famiglie, curiamo case famiglia e orfanatrofi, abbiamo in corso da anni progetti solidali in Afghanistan e raccolte di fondi per il popolo Karen, abbiamo librerie in decine di città, organizziamo convegni e incontri aperti a cui hanno partecipato tanti autori di sinistra, contiamo migliaia di militanti. Non possiamo accettare di essere riportati nello schema del gruppuscolo estremista e violento». Il giorno dopo l’irruzione a via Teulada, raccontata dalla sinistra come un blitz teppistico e da “loro”, quelli di Casa Pound, come una protesta eclatante ma non certo illegale, a Casa Pound è scattata l’operazione-recupero, per uscire da uno schema in cui non si ritrovano.

    In una settimana siete passati dall’immagine di “bravi ragazzi di destra che animano l’Onda studentesca” a quella dei “soliti fascisti”. Forse era meglio evitare certe azioni muscolari. O no?

    Via Teulada? Se lo avessero fatto i girotondini, li avrebbero intervistati come eroi. Non mi posso rassegnare a questa doppia lettura. Mi dicano qual è il reato. Scavalcare un tornello? Tirare un pomodoro? Stamattina sono andato alla Digos. Mi sono assunto la responsabilità di tutto. Se ci saranno gli estremi, mi prenderò la denuncia. Ma denuncio pure io.

    Chi vuole denunciare?

    Tutti i giornali che hanno scritto che i ragazzi portavano il passamontagna. Gli avvocati sono già al lavoro. Mica è la prima querela: due giorni fa abbiamo chiesto i danni a Beppe Grillo, che nel suo blog ha indicato un nostro dirigente come infiltrato della polizia.

    Non c’è solo il blitz, ci sono anche le telefonate di minacce a “Chi l’ha visto?”. Minacce gravi, inqualificabili, persino contro le famiglie.

    Condanno. Assolutamente. Roba da idioti. Ho letto che sarebbero partite da Forza Nuova, non so se sia vero. Non è un mistero per nessuno che con quel gruppo non siamo in buoni rapporti.

    Casi giudiziari a parte, siete consapevoli del rischio politico che state correndo? Dopo quarant’anni, finalmente sembrava ricucito lo strappo del ‘68, persino la sinistra raccontava con simpatia la piazza che gridava “né rossi né neri, solo liberi pensieri”. Adesso rossi e neri sembrano tornati...


    L’operazione nasce a sinistra. Sono loro a non sopportare l’idea dell’unità generazionale. La provocazione di Piazza Navona è stata studiata a tavolino. Noi cerchiamo di attrezzarci: non ci muoviamo più senza telecamere. Tutto filmato, in presa diretta, tutto accessibile su internet. Chi vuole, può farsi un’opinione di prima mano su chi sono i violenti e chi i soggetti che chiedono il confronto.

    Al ministero dell’Istruzione, però, ieri il Blocco non c’era. Come mai?

    Non l’hanno convocato. Ma è prontissimo ad andare e a confrontarsi. Al Senato, nella delegazione di studenti ricevuta prima dell’approvazione della riforma Gelmini, gli studenti del Blocco c’erano. Dirò di più: la “linea” della nostra componente è molto simile a quella espressa da Giorgia Meloni, che a mio avviso ha preso la posizione più matura sul problema: discutiamo i tagli, ma attenti a non toccare il diritto all’istruzione.

    Come pensate di recuperare questo profilo “dialogante”? Certo, l’immagine vagamente militarizzata non vi aiuta...

    Non c’è da nasconderlo, serve un cambio di passo. Da due giorni ne stiamo parlando tantissimo, continuamente. Abbiamo capito dove ci vuole portare la sinistra, all’indietro, nelle vecchie logiche degli opposti estremismi. E non ci vogliamo andare.

    Magari, un pò meno magliette nere...

    Il nero va di moda. E le nostre magliette vanno fortissimo, le più gettonate sono quelle con la scritta «Io non prendo lezioni» e «Il Blocco studentesca odia gli stupidi».

    Magari qualche taglio di capelli diverso dalla testa rasata...

    Stupidaggini. Tantissimi di noi portano i capelli lunghi. E ci sono un sacco di ragazze, altro che stereotipi “machi”.


    Magari, lasciar perdere i tricolori avvolti nei bastoni...

    Mah, mi viene da dire “meglio una brutta denuncia che un bel funerale”.

    Mica penserete che qualcuno cerchi il morto?

    Beh, quando vedi le facce dei ragazzi cerchiate di rosso su Indymedia, come bersagli, e i rallenty a “Chi l’ha visto?” che mancava solo il sottotitolo “ecco i nemici”, non è che puoi stare tranquillo.

    Ma così non se ne esce, non crede?

    Non dico di andare avanti così. Anzi. Il nostro codice espressivo, quello che vogliamo recuperare, è tutt’altro. Sono le azioni per il mutuo sociale con i palloni aerostatici, la manifestazione nella bolla del “Grande Fratello” che un anno fa ci ha portato migliaia di e-mail di apprezzamento e incoraggiamento. Stiamo riflettendo su qualcosa di bello, solare, rifiutiamo di farci schiacciare nei fotogrammi che ci mostrano come una banda di invasati.

    Qualche anticipazione su questo “qualcosa di bello”?

    Prima mossa. Una dibattito sull’emergenza abitativa a Roma, in una sala comunale. Ci sarà Luca Gramazio ma abbiamo invitato anche Andrea Alzetta, detto Tarzan. Spero proprio che ci sia, poi vediamo come finiscono gli opposti estremismi...
    November 09

    Ecco il consiglio di Cossiga a Manganelli:

     
     
    “Il mio consiglio è che in attesa di tempi peggiori, che certamente verranno, Lei disponga che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino, in modo che qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino, siano danneggiati, se fosse possibile la sede dell'arcivescovo di Milano, qualche sede della Caritas o di Pax Christi, da queste manifestazioni,e cresca nella gente comune la paura dei manifestanti e con la paura l'odio verso di essi e i loro mandanti o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unità, li sorregge». Cossiga definisce poi «un grande errore strategico» reagire ad aggressioni e danneggiamenti dei manifestanti con «cariche d'alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante». «Io aspetterei ancora un po' - dice ancora Cossiga - adottando straordinarie misure di
    protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di "Bella ciao", devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uddicendendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno. E il comunicato del Viminale dovrebbe dire - conclude l'ex presidente della Repubblica - che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco, di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di 'Hitler! Hitler! (allucinante l'allucinato...). Questo il mio consiglio. Cordialmente Francesco Cossiga»



    fonte: AdnKronos
    November 04

    Viva l'uomo peloso

     

    Secondo un sondaggio le donne che amano i maschi villosi sono più di quelle che esigono la ceretta. Ed è soprattutto una questione di sesso ed eccitazione. Siete d'accordo?


    Un vecchio adagio dice: «Donna baffuta sempre piaciuta». Peccato che poi, se una trascura un pochino peli e peletti, si scatena la pubblica riprovazione e il fuggi-fuggi tra gli spasimanti. Gli uomini invece possono tranquillamente coltivare le proprie "piantagioni" e lasciare prosperare foreste d'alto fusto senza che nessuna (o quasi) dica nulla.

    Anzi, il
    maschio irsuto sembra incontrare sempre più preferenze. Non solo nell'universo gay, dove l'Orso Paone ha tolto il velo da una realtà affermata, bensì soprattutto in quello femminile: le amanti del vello si moltiplicano. Tanto che un sondaggio online di una società di incontri ha rivelato che vanno di più quelli che "hanno qualcosa attaccato" piuttosto che i cerettati: su 13mila intervistate un terzo predilige un uomo "hairy".

    Ma cosa ci trovano di bello, le donne, in un
    compagno peloso? Per molte è qualcosa di simile alla nostalgia dell'infanzia, con il petto villoso che richiama alla memoria gli amati e inseparabili orsacchiotti della culla. Per molte altre, invece, è più banalmente e carnalmente una pulsione sessuale: «Gli amici dicono che ho trovato il mio George allo zoo - rivela Lisa, moglie di un pelosissimo inglese al Sun -, ma quando il suo petto villoso stuzzica il mio, mi eccito da morire. Gli uomini non dovrebbero perdere tempo a farsi la ceretta o radersi, li fanno sembrare ragazzini. Abbasso i setosi, noi li vogliamo setolosi!».

    Ovviamente il discorso non riguarda solo petto, schiena, gambe e braccia irsute, ma tocca anche barba e capelli. E qui i nuovi look "selvaggi" di Bruce Willis, Jude Law e Colin Farrell fanno strage di cuori. Ma è il "manto" il
    vero luogo della perdizione. E ancora una volta si finisce a parlare di sesso: «Ogni volta che il mio uomo agita i suoi lunghi capelli e appoggio una mano sul petto villoso, esplodo di piacere», confessa Tatum. «È come essere cullati, è come avvolgersi in una grande pelliccia scura. È così mascolino, così sexy...», aggiunge Lisa. Siete d'accordo?
    Libero News

    Stella hard a 73 anni

     

    Prima faceva l'agente di viaggi poi si è riciclato nell'industria a luci rosse. E' successo a Shigeo Tokudo e in Giappone è un vero mito, con 200 film all'attivo

     
    Chi l'ha detto che per fare l'attore porno bisogna essere necessariamente giovani e aitanti? In Giappone Shigeo Tokudo è una vera star di pellicole a luci rosse. Fin qui niente di nuovo, se non fosse che l'attore in questione ha 73 anni suonati ed ha già al suo attivo 200 film pornografici. Ma non si tratta di un caso di longevità sui set a luci rosse, l'uomo in questione non è un attore hard di professione, ma lo è diventato non appena è andato in pensione dalla sua attività di agente di viaggi.

    «Quando sono andato in pensione mi sono reso conto che non avevo niente da fare - ha raccontato - questa è la mia seconda vita, non so per quanto tempo la potrò vivere, ma la vivrò fino alla fine». Ora il nonnino hard è diventato un mito tra i cultori nipponici di
    film hot. E una vera manna caduta dal cielo per la sua casa di produzione, la Rudy.

    «Abbiamo iniziato a produrre film prima con attori trentenni, - ha spiegato Ryuichi Kadowaki, presidente della Rudy - poi siamo passati ai quarantenni e ai cinquantenni e ora produciamo moltissimi film con attori che hanno dai 60 ai 70 anni». Il Giappone è un paese dove la popolazione anziana cresce sempre di più e l'età media è altissima. Questo spiegherebbe in parte il grande successo di Tokudo. Probabilmente le persone anziane si sentono maggiormente a loro agio se vedono un coetaneo protagonista di tante stuzzicanti esperienze sessuali. (Libero News)
    November 02

    BIRRA vs GNOCCA:



    1.
    Una birra è sempre bagnata.
    La gnocca va incoraggiata.
    1 Punto alla birra.

    2.
    Una birra fa schifo servita calda.
    1 Punto alla gnocca.

    3.
    Una birra ghiacciata ti soddisfa.
    1 Punto alla birra.

    4.
    Se ti ritrovi un pelo nei denti bevendo birra, potresti aver voglia di vomitare.
    1 Punto alla gnocca.

    5.
    Se torni a casa puzzando di birra, tua moglie ti rimprovera.
    Se torni a casa puzzando di gnocca, tua moglie potrebbe lasciarti.
    * Punteggio pari (dipende dai punti di vista!)

    6.
    Dieci birre in una notte e non puoi più guidare.
    Dieci gnocche in una notte e non c'è più bisogno di guidare.
    1 Punto alla gnocca.

    7.
    Se ti fai una birra in un locale affollato è normale.
    Se ti fai una gnocca in un locale affollato, diventi un mito.
    1 Punto alla gnocca.

    8.
    Se un poliziotto ti sente addosso puzza di birra, potrebbe arrestarti.
    Se un poliziotto ti sente addosso puzza di gnocca, potrebbe offrirti una birra.
    1 Punto alla gnocca.

    9.
    La birra, più è stagionata, meglio è.
    1 Punto alla birra.

    10.
    Se ti fai una birra con un preservativo indossato, non senti la differenza di gusto.
    1 Punto alla birra.

    11.
    Tanta birra può farti vedere gli ufo.
    Tanta gnocca può farti vedere Dio.
    1 Punto alla gnocca.

    12.
    Se ti chiedi sempre come sarà la prossima gnocca sei normale.
    Se ti chiedi sempre come sarà la prossima birra, sei alcolizzato.
    1 Punto alla gnocca.

    13.
    Strappare l'etichetta da una bottiglia di birra è divertente.
    Strappare le mutandine a una gnocca è MOLTO più divertente.
    1 Punto alla gnocca.

    14.
    Lo stato tassa la birra.
    1 Punto alla gnocca.

    15.
    Se ti fai un'altra birra, la prima non s'incazza.
    1 Punto alla birra.

    16.
    Sei sempre sicuro di essere il primo ad "aprire" una birra.
    1 Punto alla birra.

    17.
    Se fai agitare una birra, dopo un po' si calma da sola.
    1 Punto alla birra.

    18.
    Bionda, rossa, bruna o nera, in qualsiasi momento puoi scegliere la birra che vuoi.
    1 Punto alla birra.

    19.
    Di una birra, si sa esattamente al centesimo quanto verrà a costare.
    1 Punto alla birra.

    20.
    La birra non ha una madre.
    1 Punto alla birra.


    RISULTATO FINALE: BIRRA BATTE GNOCCA!

    Se sei una donna ed in questo momento ti stai incazzando sappi che una birra non avrebbe rotto le palle se avesse perso questo scontro: un altro punto alla birra!!!
    October 28

    barzelletta

    Signorina, ma le sembra questo il modo di guidare?"
    "Ohh mi scusi!! Sono così sbadata... è la quarta voltache mi fermano, sa?
    Io sono una ballerina di Canale 5, ho fatto anche i provini per il Grande Fratello..."
    "Ok, ok, non mi interessa... mi dia la patente!"
    "Ohh la patente, si... allora...eccola qui..."
    "No, signorina, quella è la carta d'identità. La patente è rosa, ed è obbligatorio averla, per guidare..."
    "Uffiii... non faccia così! Che rabbia! Dove l'ho messa?"
    La bionda rovescia tutta la borsetta sul sedile e comincia cercare...
    "Eccola! E' questa, vero? Sa, è la quarta voltache mi fermano, stamattina, e...
    "Si, si, ok. Mi dia la patente, grazie."
    Il poliziotto della stradale apre la patente, e dice: "Venusia? Lei si chiama Venusia?"
    "Siiiii mi ha riconosciuto? Sono la ballerina di Canale 5, ho fatto il Gioco dell'Oca e la Velina.. ."
    "Ok, ok, mi da il libretto per favore?"
    "Ohhh mio dio, il libretto... il libretto... eccolo, è questo qui?"
    "No, signorina Venusia, quello è un depliant di moda, il libretto contiene i dati della macchina che guida..."
    "Accidenti che nervi, dove l'ho messo? E' la quarta volta che mi fermano stamattina, sa? E' questo qui il libretto?"
    "Si, è quello... me lo dia..."
    Il poliziotto prende patente e libretto e si allontana per fare il controllo alla radio.
    "Pronto Centrale? Ho fermato una bionda, mezza rintontita, con la Porsche , che si chiama... Venusia..."
    Dalla centrale pronta la risposta:Venusia? Hai fermato Venusia? La ballerina? Quella di Canale 5
    "Si, proprio lei, la conoscete? Passo."
    "Sei il quarto che la  ferma stamattina!
    Quella è fuori di testa! E' troppo stupida!"
    "Si, beh... me ne sono accorto... e allora?"
    "Allora devi andare da lei, ti avvicini al finestrino e poi lo tiri fuori!"
    "Centrale! Ma siete matti? Quella mi denuncia!"
    "Vai tranquillo, fidati, vai da lei e tiralo fuori... fidati..."
    Il poliziotto ci pensa su. Non passa nessuno, la signorina è in auto che aspetta.
    "Ok, centrale, ci provo, ma se mi denuncia..."
    "Ma cosa dici? E' troppo stupida! Vai, vai!"
    Il poliziotto si avvicina alla macchina... guarda la ragazza che gli dice:
    "Perché mi guarda così? Ci sono dei problemi?"
    Allora il poliziotto, dopo aver sospirato, si slaccia i pantaloni e lo tira fuori.
    La ragazza: sorpresa: "Oohhh non ci posso credere! Un'altra volta l'etilometro!... Vabbè!"

    E' la vita!

     

    Soprannomi: 
    Se Laura, Susanna, Debora e Maria vanno a cena fuori, si chiameranno l'un l'altra Susanna, Debora, Laura e Maria. 
    Se Mario, Luca, Carlo e Giorgio vanno a cena fuori, si rivolgeranno affettuosamente l'un l'altro come 'Ciccione', 'Testa di c*', 'Buffone' e 'Godzilla'.

                                                                                           A cena fuori:                                                                                4 Uomini a cena fuori: anche se il conto è di 80 euro, ognuno tirerà  fuori 50 euro e dirà che non ha tagli minori, e non vorrà il resto.  
    4 donne a cena fuori: quando arriva il conto, compare la calcolatrice.
     

    Soldi: 
    Un uomo pagherà 5 euro per un oggetto che ne vale 2, se lo vuole. 
    Una donna pagherà 2 euro per un oggetto che ne vale 5, ma che non vuole. 

    Bagno: 
    Un uomo ha in media 6 oggetti nel bagno: uno spazzolino, un dentifricio, una schiuma da barba, un rasoio, un sapone e un asciugamano del Best Western.  
    Una donna ha in media 337 oggetti, la maggior parte dei quali un uomo non riesce a identificare.
     

    Discussioni: 
    Una donna ha l'ultima parola in ogni discussione. 
     Qualsiasi altra cosa un uomo dice è l'inizio di una nuova discussione.

    Futuro: 
    Una donna si preoccupa del futuro finché non trova un marito. 
     Un uomo non si preoccupa mai del futuro finché non trova una moglie.
     

    Successo: 
    Un uomo di successo è colui il quale guadagna più di quanto sua moglie sia in grado di spendere. 
    Una donna di successo è quella che trova quest'uomo.
     

    Matrimonio: 
    Una donna sposa un uomo sperando che cambi, e lui non cambierà. 
     Un uomo sposa una donna sperando che non cambi, e lei cambierà.
     

    Vestirsi bene: 
    Una donna si veste bene per fare shopping, dare acqua alle piante, buttare la spazzatura, rispondere al telefono
    e prendere la posta. 
     Un uomo si veste bene per i matrimoni e per i funerali.
     

    Naturalezza: 
    Gli uomini si svegliano dello stesso aspetto con il quale sono andati a dormire. 
     Le donne in qualche modo si deteriorano durante la notte.
     

    Prole: 
    Una donna sa tutto dei suoi bambini: appuntamenti dal dentista, i migliori amici, sogni, incubi, paure e speranze. 
    Un uomo è vagamente a conoscenza di una persona bassa che gira per casa. 

    Pensiero del giorno: 
    Ogni uomo sposato dovrebbe dimenticare i propri errori: non c'è ragione perché due persone ricordino le stesse cose.

    October 26

    Checco Zalone - Parodia Giusy Ferreri - 13-10-08

     

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    October 25

    Zelig 2007 - Checco Zalone - Tiziano Ferro ( 05/10/07 )

     

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    October 13

    Quando il razzismo viene da sinistra

     

     

    E’con profondo disgusto che inoltriamo alcuni passaggi di un  intervento dell’ex deputato di colore dei Ds Dacia Valent dal titolo "ITALIANI DI MERDA, ITALIANI BASTARDI" tratto dal suo sito http://www.verbavalent.com/

    In questo delirante articolo l’esponente di sinistra definisce gli italiani:

    “gente di merda e bastardi…. il peggio che la razza bianca abbia mai prodotto…..  un popolo di mafiosi, camorristi, ignoranti bastardi senza un futuro perché non lo meritano: che possano i loro figli morire nelle culle o non essere mai partoriti….”

    Excalibur ha sempre condannato il razzismo, in ogni sua forma ed espressione, da quello becero contro gli immigrati a quello storico che ha portato in Europa alla persecuzione ebraica, cristiana prima e hitleriana poi, e in America allo sterminio dei pellirosse e alla reintroduzione della schiavitù.

    Siamo contro il razzismo perché convinti che ogni persona vada considerata per il suo agire e non per il colore della sua pelle o per il luogo di provenienza.

    A maggior ragione siamo contro la discriminazione razziale quando ad essere colpiti sono l’Italia e gli italiani, anche quegli italiani che con il loro voto hanno permesso a questo squallido personaggio di sedere in Parlamento e di godere dei privilegi (anche economici) riservati ai deputati italiani.

    Ci auguriamo che la componente sana della sinistra sappia rigettare con vigore questo intollerabile atto di razzismo, e che lo faccia con la stessa forza e fermezza che dimostra quando a compiere simili atti è la parte avversa.

    Circolo Culturale Excalibur - Varese

    12 ottobre 2008

    October 06

    perle di saggezza...

     
     
    il 70% dei problemi si risolve con "sticazzi" il restante 30% con "vaffanculo"
    October 05

    NANNI PRESENTE!

     

    pauc9

    5/10/1980 - 5/10/2008

     
     
    September 22

    aviditalia

    Anatomia di una trattativa condotta in un quadro sgretolato. Prospettive per i nuovi scenari
    L'annunciato fallimento delle trattative per l'acquisto dell'Alitalia può avere esiti diversi. Il più probabile è che la nuova proprietà, la cordata della Cai, che ha poi deciso per il ritiro, si trovi ugualmente a comprare a prezzi ancor più stracciati la compagnia in liquidazione per poi rivenderla con ampio ricavo. La Cai, o qualunque altro soggetto nazionale o internazionale al suo posto, non avrà più obblighi giuridici e potrà assumere alle sue condizioni senza dover assorbire nessuno per motivi di anzianità o altro. I lavoratori andranno in cassa integrazione o per strada e i costi ricadranno sulla collettività, così come già è avvenuto per quelli delle passività pregresse. Lo scenario più probabile, economia occidentale permettendo, è che sorga una compagnia che operi seguendo il modello del fallimento della Swissair (2001) che, liquidati i problemi, è stata poi acquistata dalla Lufthansa e rappresenta ora un modello di efficienza e di attivo. Insomma un'operazione capitalistica e una prova di efficientismo in piena regola. Chiunque subentri alla proprietà farà un affare ancor più grosso di quello che avrebbe realizzato fino ad oggi.

    Quando mancano le alternative

    Ci troviamo, quindi, in uno scenario di capitalismo assoluto; ma questa non è una novità come non lo è che una compagnia allo sfascio, non solo ma anche per gli sprechi e per la cultura egoistica e menefreghista diffusa che ha fatto marcire e morire lo stato sociale italiano, si trovava comunque in un vicolo cieco e non aveva altre prospettive se non quelle capitalistiche. Tanto che le proposte di nazionalizzazione giunte da alcuni settori politici marginali sono demagogiche e grottesche; senza entrare nel merito delle imposizioni europee, l'eventuale nazionalizzazione di una compagnia allo sbando avrebbe avuto il solo esito di moltiplicare le perdite pubbliche, tra l'altro senza un tesoro cui attingere, per trascinare i resti dell'azienda nel gorgo di un'agonia senza fine; non esistono oggi le condizioni economiche, morali e politiche per poter prendere in considerazione una proposta che, purtroppo, non è che uno slogan appiccicato frettolosamente ai comunicati di politici che non hanno nulla da dire.

    Nessuno ne esce bene

    I dati salienti di questa tragicommedia dovrebbero balzare agli occhi di tutti, eppure non è così. Perché si assiste, non solo tra le parti in causa ma ovunque, allo scaricabarile. Un gioco dal quale nessuno esce bene - governo, proprietà, opposizioni, sindacati - ma da cui solo gli ultimi escono stritolati. E questo non solo per la straordinaria prova di ridicolo della Cgil che è passata oscillando dal sì al ni al no al ni al no al sì al no come una banderuola ubriaca ma perché è stato dato un segnale inequivocabile, per chi ne avesse avuto ancora bisogno, dell'assoluta impotenza, inconsistenza e mancanza di prospettiva dei sindacati che oggi non hanno alcun ruolo e senso se non quello di succhiare soldi come parassiti. Difatti, benché la questione fosse nota da un pezzo, non c'è stato uno straccio di proposta sindacale, né come alternativa, né come ammortizzamento, né come forma di lotta. Ed è sbalorditivo che la sola proposta sociale (la socializzazione del 7% degli utili per le maestranze) non sia venuta dai sindacati ma dal ministro del lavoro. Il quale ne esce ancora bene mentre lo stesso non può dirsi per quello delle infrastrutture, scuro in volto come i santoni della triplice; ma viene da dire che ben gli sta: proprio alla vigilia Matteoli aveva fatto appelli stonati all'antifascismo e speriamo che si sarà reso conto che porta sfiga.

    Un modello allo sfascio

    Il modello sindacale è allo sfascio. Non lo è soltanto perché ci troviamo in un periodo di capitalismo avanzato (eppur scricchiolante) ma in quanto è erede di una concezione opportunistica, consociativa, subalterna e di filtro che ha avuto un'enorme responsabilità nella distruzione delle concezioni e delle istituzioni sociali che provenivano dal Ventennio nonché una complicità imbarazzante con le multinazionali americane per il nostro disastro economico. Ma non è finita; non solo i sindacati sono una costosa appendice economica, sempre più sfiduciata dai lavoratori, uno strumento desueto, inefficace e senza idee, ma tutta la cultura sociale si va bavabeccarisizzando. Sicché se, secondo le leggi tipiche del capitalismo, sono i più deboli a cadere e sono i salariati, i produttori e i risparmiatori a pagare i conti, gli egoismi personali e di categoria imperano ed impazzano. Un'ulteriore prova la si è avuta nella vertenza perché i piloti, piuttosto che accettare condizioni non privilegiate, hanno optato egoisticamente per la cassa integrazione nella convinzione di avere comunque un mercato. Andate in ordine sparso le maestranze, i danni li subirà il personale meno qualificato, quello precario, quello che non ha sufficiente moneta di scambio.

    Disgregati

    Per dirla marxianamente è venuta a mancare coscienza di classe (anche se è difficile che piloti e precari si possano accomunare classisticamente al di là della contingenza). E insieme alla coscienza di classe mancano le organizzazioni di classe; ergo pagano i deboli. Per superare lo schema marxiano in un quadro più ambizioso e maestoso servirebbero coscienza di popolo e organizzazioni di popolo ma siamo ben lungi da ciò; l'individualismo atomizzato, l'egoismo becero dominano il quadro e non solo nel mondo del lavoro. Ed ecco che la questione dell'Alitalia diviene semplicemente paradigmatica. Va ben al di là dello specifico e rientra in un disagio generale, in una disarticolazione sociale, in una paralisi dei lavoratori e, soprattutto, in una cultura atomizzante e ricattatrice fatta di precariato e di “flessibilità”, di mobilità extracomunitaria, di concorrenza e guerra tra poveri. Che la finanziarizzazione ci avrebbe progressivamente proletarizzati lo sapevamo e lo abbiamo sempre sostenuto; che questa proletarizzazione atomizzata avrebbe prodotto frantumazione e disperazione lo abbiamo sempre affermato.


    Adattarsi al nuovo scenario


    A questo punto si può passare il tempo a lanciare anatemi, a lamentarci o a tranquillizzarci, restando sempre e comunque ostaggi della realtà e comparse di un reality show in cui tutti, chi prima chi poi, finiscono con l'essere nominati. Oppure si può iniziare a cambiar registro e a proporre modelli nuovi; modelli di organizzazione sociale snelli, autonomi ma coordinati che abbiano la capacità di non isolare ma di fornire sponde e strumenti ai precari, d'intervenire strategicamente sulle questioni centrali del lavoro. Che operino sia localmente (perché si va verso le contrattazioni aziendali) sia a vasto raggio. Per far ciò servono però una cultura sociale, che manca, uno spettro di proposte organiche e pragmatiche (che se ci sono sono frammentarie ed episodiche) e soprattutto un posizionamento chiaro. A mio parere in Italia come altrove (Francia, Spagna, Russia) la tendenza è quella del superamento della democrazia delegata. Ebbene è possibile volgere a vantaggio dei lavoratori l'impasse degli intermediari, la neutralizzazione delle burocrazie sindacali. La cultura si può dispiegare sulla prassi dell'azione diretta, della dismissione delle figure professionistiche dei sindacalisti (si possono estrarre a sorte di volta in volta i rappresentanti) e, soprattutto, sulle trattative improntate direttamente verso l'esecutivo forte. Avocando a sé tratti monarchici il neo-presidenzialismo, il neo-dirigismo, ha anche la funzione di ammortizzamento e di soluzione. Probabilmente è tempo di far tramontare i cadaveri elefantiaci del sindacalismo dell'ultima metà del secolo scorso e puntare all'affermazione di un'autonomia dinamica e cosciente che si articoli verso la politica nella logica del tribunato del popolo.

    Disponibile

    Di sicuro i tempi non sono ancora maturi, ma personalmente – e sono convinto di parlare anche a nome di quelli che condividono non a chiacchiere la medesima Idea e sensibilità – sono disponibile sin da ora per ogni riflessione e tentativo costruttivo, realmente trasversale, integralmente sociale (nella piena etimologia del termine) che punti a dare cittadinanza e peso a chi oggi brancola nel buio e paga i costi delle Lehamn brothers di turno. E' possibile farlo, seguendo uno schema peronista che renda gli aculei a chi è stato spillato giorno dopo giorno, dal capitale ma anche, se non soprattutto, dalla cosca sindacale. E' possibile farlo a patto di fornire, insieme, una convergenza a componenti assolutamente diverse ma animate da animus pugnandi e da intenzioni sane e comunitarie. Sono disponibile e fin da ora m'impegno a fare tutto il possibile per agire in quella direzione, sia sul piano dell'analisi, dell'approfondimento e delle proposte che in quello delle verifiche e dei confronti che sono indispensabili all'edificazione.

    Gabriele Adinolfi

    Sul Fascismo Fini ha il diritto di cambiare opinione...noi di mantenerla.

    LA STORIA NON SI CELEBRA, SI STUDIA

    di Gianfredo Ruggiero


        Sul Fascismo Fini ha il diritto di cambiare opinione...noi di mantenerla.

    Per motivi anagrafici non ho conosciuto il Fascismo, ma ho letto molto e più leggevo e più si consolidava in me la convinzione che nella storia, quella ufficiale, quella scritta dai vincitori, non contano i fatti, ma la loro interpretazione e che il giudizio che ne deriva dipende dal colore della lente con la quale la si guarda.

    Partiamo dal 1943, l'anno delle illusioni.

    Si illusero i congiurati del Gran Consiglio del Fascismo di salvare il Regime sacrificando Mussolini; si illusero il Re e Badoglio di tradire l’alleato senza pagare dazio; si illusero i ragazzi di Salò di difendere l’onore d’Italia e finirono col combattere i propri fratelli; infine i partigiani che si illusero di sostituire la dittatura fascista con quella del proletariato, pensando di fare dell’Italia una repubblica sovietica e si ritrovarono invece a sostenere l’occupante americano.

    Tutto ebbe inizio il 25 luglio. Caduta l’ultima illusione di vincere la guerra, arrestato Mussolini, dissolto il regime, allo sbando l’esercito, il timone tornò nelle mani del Re il quale, con l’assenso dei partiti in via di riorganizzazione e l’apporto dei vecchi notabili nel frattempo riesumati, affidò al Maresciallo Badoglio le sorti del nostro Paese.

    Il nuovo governo si affrettò a rassicurare l’alleato tedesco circa la fedeltà dell’Italia e, nel contempo, avviò segreti contatti con gli angloamericani per passare armi e bagagli dalla parte del nemico, nella patetica illusione di uscire indenni da una guerra che volgeva al peggio.

    L’8 settembre con i tedeschi in casa e senza preoccuparsi della sorte che sarebbe toccata alle nostre truppe, fino a quel momento impegnate a fianco dei tedeschi su tutti i fronti di guerra e su cui si sarebbe abbattuta l’ira di Hitler, arrivò l’annuncio di Badoglio che chiamò armistizio quello che in realtà fu tradimento: nel volgere di 24 ore i camerati divennero nemici e gli invasori alleati.

    Questo atto scellerato non mutò le sorti del conflitto, non servì a lenire le sofferenze della popolazione civile che, invece, continuò a lungo a morire sotto i bombardamenti terroristici dell’aviazione angloamericana.  Servì solo a scatenare la furia vendicativa di Hitler, in quel momento padrone assoluto del nostro Paese, e a creare le premesse di quella guerra nella guerra le cui ferite ancora oggi stentano a rimarginarsi.

    Solo la nascita della Repubblica Sociale Italiana e la ricostituzione di un esercito lealista cui aderirono, secondo uno studio di Silvio Bertoldi (“Soldati a Salò” ed. Rizzoli, Milano 1995) in seicentomila, frenò i propositi di Hitler che aveva previsto il totale smantellamento e trasferimento in Germania del nostro apparato industriale, la deportazione nei campi di lavoro e nelle fabbriche tedesche di tutti gli uomini che si fossero rifiutati di arruolarsi nella Wehrmacht e chissà cos’altro.

    Le motivazione che spinsero tanti giovani ad entrare nel neo costituito esercito fascista repubblicano furono diverse e non sempre nobili (come spesso accade in questi casi): il rischio di fucilazione per i renitenti alla leva, l’intento di molti militari deportati nei campi di concentramento in Germania di tornare in Italia per poi disertare, la paga e la voglia di protagonismo. Vi aderirono anche fior di criminali, ma la stragrande maggioranza di essi lo fece per riscattare l’onore perduto e per sottrarre l’Italia alla vendetta hitleriana.

    Questi giovani, uomini e donne, potevano, al pari di molti loro coetanei, aspettare in qualche luogo sicuro che la bufera passasse, oppure andare con partigiani le cui fila s’ingrossavano man mano che i tedeschi si ritiravano e la vittoria alleata si approssimava. Potevano, ma non lo fecero.

    Preferirono continuare a combattere, in divisa e a volto scoperto, per quel senso dell’onore che oggi, in epoca di consumismo e individualismo, si fatica a comprendere,  consapevoli che le sorti del conflitto erano segnate e che difficilmente ne sarebbero usciti indenni (migliaia furono i soldati fascisti fucilati dopo la loro resa o condannati a morte dopo processi sommari, senza contare i massacri indiscriminati e le angherie e gli stupri subiti dalle giovani ausiliarie, come ampiamente documentato nei libri di Gianpaolo Pansa, di Giorgio Pisanò e di Lodovico Ellena, solo per citarne alcuni).

    Questi sono i fatti, che ognuno può giudicare, ma che dubito si possano contestare. Con buona pace di quel Gianfranco Fini che dopo aver fatto carriera con i saluti romani, aver inneggiato al Fascismo del duemila e dopo aver definito Mussolini il più grande statista del secolo ce lo ritroviamo oggi, da presidente della Camera e aspirante successore di Berlusconi, a darci lezioni di antifascismo e di democrazia.

    Di simili maestri non sappiamo che farcene.

     

     Gianfredo Ruggiero

    (presidente Circolo Excalibur - Varese)

    Italiani brava gente

    Abdoul e Castelvolturno: tutti contenti perché non siamo razzisti
    Gioite o gente, l'Italia non è razzista! Tirano un sospiro i facitori d'opinione, i censori del grande cervello. Avevano suonato l'allarme per l'omicidio barbaro di Abdoul, il diciannovenne originario del Burkina Faso massacrato a Milano a sprangate in testa davanti al bar Shining (nomen omen oppure una vocazione precisa?) Il tam tam si è placato e l'omicidio ha smesso di far notizia perché si è acclarato che non ci sono ragioni di xenofobia nel delitto, un assassinio che non farà storia in quanto determinato soltanto dal furto di un cornetto. Respiriamo, diamoci pace: in Italia non si uccide per appartenenze etniche ma per settanta centesimi. Venerdì è scoppiato l'inferno nel casertano, a Castelvolturno e Baia Verde dove sette immigrati africani e un italiano sono stati abbattuti a raffiche di mitra e colpi di pistola. E anche qui abbiamo tirato un sospiro di sollievo; le contrapposizioni etniche non c'entrano, è guerra di camorra per il controllo del traffico di droga; dunque siamo in normalità e possiamo goderci in pace la presentazione delle nuove veline.


    Lo spettro degli odi razziali è lontano. Nessuno si è però chiesto se la situazione non sia ben peggiore perché nella follia degli scontri etnici (di cui non ci si preoccupa ovviamente di rimuovere le cause ma solo di sottolineare gli effetti) c'è almeno un senso, distorto, ma c'è. E persino la vittima ha una sua dignità quando è vittima di una faida che ha una logica intrinseca. Qui invece si muore per malaffare o per niente. E in ambo i casi la reazione è distesa perché si accetta universalmente come fosse la cosa più normale del mondo che chi muore per la spartizione di bottino o per aver sottratto un cornetto è perfettamente integrato nella cultura e nell'etica di questa società. I massacratori di Abdoul, cui non è stata contestata l'aggravante dell'odio razziale, si sono visti affibbiare l'aggravante più pesante e agghiacciante prevista dal nostro codice: i “futili motivi”. Ebbene, che un ragazzo possa venir massacrato per futili motivi dovrebbe far scandalo ed eccitare gli animi, ma non avviene, tutto si calma. Sarà, probabilmente, perché si è ogni giorno più consci che il nostro modello attuale è fondato sulla futilità. Viviamo per niente e per niente possiamo tranquillamente morire.

    Gabriele Adinolfi

    September 14

    Discussione su YouTube - 9/11 Coincidences (Part Seven)

     

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    YouTube - 9/11 Coincidences (Part Seven)