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    December 17

    Ai caduti per la libertà di Trieste!

     
    Ultima Frontiera - Trieste 1953  
     
     
      
      
     
     
    Non Nobis Domine - MAS 96 (Il testo adottato é una parte dell'omonima poesia di D'Annunzio) 
     
         
     
     
    Non Nobis Domine - Non ho tradito (canzone tratta dall'omonima poesia scritta dal Cap. Gino Bonola del Reggimento Paracadutisti Folgore della R.S.I nell'estate del 1945)
     
     
      
    December 13

    Contatti MSN

    Il mio Messenger è un casino. L'ho istallato 4 anni fa e ho più di 250 contatti. Mai cancellato nessuno, pure se non ci parlo da mesi. Dato che oggi avevo tempo per fare un pò di pulizia ho pensato ad una soluzione migliore: invitarli tutti come "amici" sul mio penoso Blog. Chi accetta vuol dire che:
    a) mi considera veramente un amico/a.
    b) ha veramente pietà di me e pur di non avermi più tra le palle accetta di tutto. per la serie "Ok, adesso ho accettato, basta che la smetti".
    c) è più sfigato di me
    d) ha un animo da crocerossino/a e ha semplicemente fatto la sua buona azione per Natale.
     
    Vedremo...intanto ho trovato il modo di snellire il mio messenger...saprò cosa fare con i contatti che snobbano la mia richiesta! ah ah ah
    December 02

    Fiamma Tricolore manifestazione a Ponte Milvio

     

      

     

    Veltroni...ah ah ah

    November 30

    Aldro, primi lampi di verità in aula spunta un teste-chiave

    In aula per la seconda udienza i genitori del diciottenne. Il testimone è un ispettore della Digos che ha raccontato il 'dopo' di quel 25 settembre. Mamma Patrizia: «Sa molte cose»

     
    Quello che è accaduto all'alba del 25 settembre 2005 è rimasto ai margini, ieri, della seconda udienza del processo Aldrovandi. L'audizione dei primi testimoni dell'accusa (i genitori del diciottenne morto durante un intervento di polizia e gli amici che trascorsero con Federico la sua ultima notte) ha portato infatti a esplorare soprattutto il “prima” e il “dopo” di quella tragica mattina.

    I quattro imputati, Paolo Forlani, Enzo Pollastri, Luca Pontani e Monica Segatto (tutti presenti) solo a tratti sono stati citati dai teste o nelle domande del pubblico ministero Nicola Proto, degli avvocati di parte civile Fabio Anselmo, Riccardo Venturi, Alessandro Gamberini e Beniamino Del Mercato, o della difesa Michela Vecchi (affiancata da Davide Bertasi), Gabriele Bordoni, Alessandro Pellegrini e Giovanni Trombini. Perché il protagonista dell'udienza di ieri è stato un ispettore di polizia che finora era sempre rimasto al “riparo” dell'attenzione mediatica. Si tratta di Nicola Solito, uno dei dirigenti della Digos, e che secondo la testimonianza di Patrizia Moretti, la mamma di Federico, rappresenta una figura chiave per ricostruire - appunto - il “dopo”.

    Perché ieri il processo si è concentrato - oltre che sulla ultima serata di Federico - sulle fasi successive alla sua morte, e sulle quali i familiari e gli avvocati di parte civile a più riprese in passato hanno puntato il dito. Fu proprio Solito, la mattina del 25 settembre, a dare ai genitori la notizia della morte del ragazzo, dopo ore frenetiche passate a cercarlo al cellulare, a chiedere informazioni in Questura o all'ospedale. Fino alle 11 del 25 settembre, le uniche informazioni che i genitori erano riusciti a ottenere - da una voce maschile che si era qualificata come agente di polizia rispondendo a una chiamata del papà - era che Federico aveva perso il cellulare in via Ippodromo.


    «Nicola Solito è un amico di famiglia - ha raccontato la mamma - i nostri figli sono cresciuti insieme. Quella mattina è venuto a casa nostra accompagnato da due agenti in divisa». E' a quel punto che i genitori sanno che Federico è morto. «Ma ancora non capivamo bene in che circostanze. Solito ci ha riferito che non sembrava più lui. Che i suoi colleghi gli avevano raccontato che si era fatto male da solo sbattendo la testa contro il muro, che gli agenti erano intervenuti per fermarlo ma che non avevano fatto nemmeno in tempo a toccarlo, perché gli era morto davanti. Mi ha anche consigliato di non andare a vederlo». Il riconoscimento del cadavere spetterà allo zio paterno, che torna dall'obitorio «sconvolto».

    Ma, ha proseguito la mamma, fino a quel momento «non avevamo sospetti». Nemmeno quando lo stesso Solito, il giorno dopo, consiglia: «Fossi in te mi procurerei un avvocato e un medico legale». Le perplessità hanno cominciato a maturare «due giorni dopo, il 27 settembre, quando siamo stati convocati in Questura con una telefonata dello stesso Solito. Pensavamo di ricevere parole di solidarietà dal questore, invece siamo stati aggrediti».

    Il motivo della convocazione, ha detto ancora la mamma, è un articolo del “Carlino” in cui la famiglia, attraverso i suoi legali, affermava che il ragazzo era “sfigurato”. «Il questore Elio Graziano voleva sapere perché avessimo detto quelle cose ai giornali, ma io e mio marito non avevamo mai parlato con nessun giornalista, forse l'aveva fatto il nostro legale (Fabio Anselmo, ndr). Il Questore ha anche aggiunto che fino a quel momento avevamo ricevuto un trattamento di favore, perché alla stampa era stata fornita la versione del malore. Al colloquio era presente anche il capo della Mobile Pietro Scroccarello, che ci ha detto che le indagini sulla morte di Federico sarebbero state indirizzate al centro sociale “Link” di Bologna, dove nostro figlio aveva trascorso la serata. Secondo loro Federico aveva assunto sostanze e ha aggiunto che poteva succedere anche nelle migliori famiglie».

    Ma a incrinare la fiducia dei famigliari nelle indagini, ha detto ancora Moretti, sono state soprattutto tre affermazioni. La prima, sempre del questore Graziano, «che ci ha riferito che i quattro agenti dopo l'incontro con Federico si erano fatti refertare, ma non avevano intenzione di chiederci i danni». La seconda, del procuratore capo Severino Messina «che prima ancora dell'autopsia ha dichiarato alla stampa che Federico non era morto per le percosse. Era la prima volta che sentivamo parlare di percosse, fino a quel momento ci avevano detto di un malore». La terza è dell'ispettore Solito. «Dopo il colloquio in Questura è venuto a casa nostra per dirci di liberarci del nostro avvocato e di aver fiducia nelle indagini. Ma dopo una lunga pausa ha aggiunto: “Sono padre anch'io e al vostro posto seguirei il mio cuore”».
     
    GIUSTIZIA PER ALDRO!

    La vedova Raciti ha stancato anche il Presidente del Catania

    ''Lo stadio doveva restare chiuso ai tifosi, Catania-Palermo si doveva giocare a porte chiuse''. Marisa Grasso, vedova di Filippo Raciti, l'ispettore di polizia rimasto ucciso negli scontri avvenuti lo scorso febbraio dopo il derby Catania-Palermo, commenta così la decisione dell'Osservatorio di vietare la gara di domenica ai tifosi del Palermo. ''Domenica non andrò allo stadio - ha detto Marisa Grassi - perché non voglio subire altro dolore non vedendo onorata la memoria di mio marito. La città doveva rispondere con un gesto di responsabilità, civile, educativo, rispettoso e dovuto intitolando, prima di questo derby, lo stadio all'ispettore capo Filippo Raciti''.

    Cosa, questa, che non è avvenuta. ''Se fosse stato intitolato lo stadio a mio marito, le porte dovevano essere aperte a entrambe le tifoserie che, a loro volta, dovevano rispondere con messaggi di civiltà. Ma visto che lo stadio, come è successo, non è stato intitolato a Filippo Raciti, ritengo che doveva rimanere chiuso. E' giusto che la partita Catania-Palermo si svolga a porte chiuse''.

    La replica - Le parole di Marisa Grasso non sono piaciute all'amministratore delegato del Catania, Pietro Lo Monaco. ''Mi sembra che la signora Marisa Grasso abbia un presenzialismo eccessivamente marcato, farebbe bene a parlare di meno'', ha detto Lo Monaco. ''Non capisco le valutazioni della signora Raciti. Se il Viminale ha deciso di fare giocare a gara a porte aperte è perché i tifosi del Catania hanno dimostrato di essere rispettosi delle regole. Sono certo che domenica i nostri tifosi daranno comunque un ennesimo esempio di grande civiltà''.

    Difficile dare torto al presidente del Catania visto che la vedova Raciti, che tra l'altro era separata dal marito morto in circostanze mai acclarate durante gli scontri davanti allo stadio, da nove mesi parla in continuazione mettendo in mostra un forte protagonismo. Comprensibile forse per il trauma ma non di certo gradevole da osservare.

    CIAVARDINI INNOCENTE

    Da sinistra risponde uno squillo

    A Faenza Rifondazione Comunista ha tenuto un pubblico dibattito sulla strage di Bologna sostenendo le ragioni di Luigi Ciavardini e dei suoi coimputati

    luigi3011

    La verità, la verità è come il vento…lo puoi rallentare ma non lo puoi fermare! Mi aspetto che sia così anche per la strage di Bologna, oltre che per gli altri misteri italiani” così ho dichiarato ai presenti a conclusione della serata.

    Io, Raffaele Morani, segretario faentino del PRC, parafrasando volutamente un noto testo della destra radicale, ho così voluto spiegare a chi me lo chiedeva, cosa mi aspetto dopo la serata di presentazione del libro di Andrea Colombo “Storia nera, Bologna la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti”, tenutasi a Faenza (Ra) il 19 novembre con la partecipazione dell’autore stesso e del senatore del PRC Martino Albonetti.

    L'iniziativa, da me fortemente voluta anche a seguito dei tantissimi interventi contrari al libro all’interno del mio partito, era organizzata dal circolo faentino del Partito della Rifondazione Comunista, e ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico interessato a conoscere la verità su Bologna come su altri misteri della nostra storia.

    Per la prima volta in assoluto, un partito di estrema sinistra ha presentato un libro di un autore chiaramente di sinistra, la cui tesi di fondo è che le sentenze del tribunale che hanno portato alla condanna definitiva di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini non stanno in piedi e i colpevoli vanno cercati altrove.

    La presentazione del libro ha suscitato a sinistra forti polemiche, alcune legittime critiche politiche e anche insulti personali nei confronti del segretario faentino del PRC, ma si è svolta in modo civile, con la partecipazione di un pubblico prevalentemente di sinistra, con l’eccezione di alcuni esponenti di AN e Fiamma Tricolore, presenti a titolo personale e che ho ringraziato per la partecipazione. Introducendo la serata e rispondendo alle

    critiche e agli insulti ricevuti ho iniziato affermando che “una sinistra che non avesse a cuore la giustizia per tutti, anche per gli avversari, avrebbe poca ragione di esistere. Non dimentichiamo inoltre che Mambro e Fioravanti sono in semilibertà, ma Luigi Ciavardini ha iniziato a scontare la sua pena adesso, e sono 30 anni di carcere da fare, per un reato di cui probabilmente è innocente”.

    La parola è poi passata al sen. Martino Albonetti, che apprezzando il libro ha riconosciuto come sia giusto e lecito indagare sui misteri italiani, il limite è che “come dice il sottotitolo, si tratta pur sempre della verità secondo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. La loro probabile innocenza sulla strage di Bologna non mette affatto in discussione la verità storica sulla matrice neofascista delle stragi degli anni ’70. Bisogna anche riconoscere, come fa Colombo nel libro, che la violenza politica non era solo di destra, ma c’era

    anche a sinistra. A sinistra non si deve comunque mai avere paura di discutere del passato.”

    E’ poi intervenuto l’autore del libro Andrea Colombo, ex militante di Potere Operaio, già editorialista de Il Manifesto, ora di Liberazione nonché portavoce di Rifondazione Comunista al Senato, che ha illustrato su cosa si basa la sentenza per la strage di Bologna concludendo come sia un processo con un solo testimone inattendibile (Sparti), un cumulo di indizi labili o inesistenti, “come la famosa telefonata che incastrerebbe Ciavardini e di cui non esistono prove certe che sia stata fatta, la sconcertante chiamata in correità per sentito dire di Angelo Izzo, mallevadore di pentiti e trattato con molti riguardi dalla magistratura, più intenta a trovare puntelli al suo traballante teorema di colpevolezza piuttosto che a cercare veri riscontri nelle sue dichiarazioni.”

    Sentenze di condanna di colpevoli di comodo (Mambro, Fioravanti e Ciavardini), magari per affossare le tante piste alternative illustrate da Colombo: il probabile avvertimento di Gheddafi, il bis di Ustica, l’incidente di percorso degli uomini del terrorista internazionale Carlos che forse stavano solo facendo transitare l’esplosivo.

    Sentenze debolissime in quanto a prove, fatti, riscontri, moventi e mandanti ma difese a spada tratta da molti ambienti come ad esempio la magistratura bolognese, l’Associazione Familiari delle Vittime, sebbene molti magistrati, anche di sinistra, in privato riconoscano le incongruenze e le debolezze delle sentenze di condanna.

    L’analisi di Colombo si è poi spostata sul rapporto tra violenza e politica, ricordando come il nesso fosse allora inscindibile, a destra come a sinistra, “dobbiamo riconoscerlo, se non si ammette che la violenza è stata parte integrante anche di noi, potremmo ripetere quegli errori. Uno dei motivi, per spiegare la violenza degli anni ‘70 probabilmente è da ricercare nel fatto che la guerra di Liberazione, la Resistenza fu anche guerra civile, questo nodo

    va affrontato”

    Tornando all’argomento principale della sua ricerca, Andrea Colombo ha descritto l’ambiente della destra radicale della Roma anni ’70, la genesi dei Nar, “nati in rottura e contrapposizione con il MSI e i gruppi extraparlamentari Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, collusi coi servizi segreti deviati e partecipi della strategia della tensione”.

    La parola è poi passata al pubblico, e qui la prima sorpresa: ai prevedibili apprezzamenti dei militanti di destra presenti si sono aggiunti anche quelli di molti dei militanti di sinistra intervenuti. Giudicando positivo lo spirito dell’iniziativa, qualcuno ha anche detto “cerchiamo la verità sul G8 di Genova, perché non chiederla anche per la strage di Bologna, oltre che per le altre stragi”.

    Non sono mancati i toni polemici, rimasti però sempre sul piano della correttezza e civiltà, quando il capogruppo del PRC al consiglio comunale faentino è intervenuto per ribadire con forza le sue perplessità sulla giustezza dell’iniziativa, oltre che il suo rifiuto dell’equiparazione tra vittime di destra e di sinistra, per non parlare poi della definizione della guerra di Liberazione come guerra civile.

    A queste critiche ho risposto semplicemente che già Luigi Cipriani, deputato di DP nel 1990 dichiarava che dalla lapide alla stazione di Bologna bisognava togliere le parole “strage fascista” perché “fa parte del depistaggio operato sulla strage di Bologna…..che ha molto più a che fare con Ustica e i rapporti tra Italia, Francia, Stati Uniti, i servizi occidentali e le strutture segrete. Su quella lapide bisogna scrivere “Strage di Stato”. Riguardo poi al giudizio sulla Resistenza, il mio giudizio è chiaramente positivo, ma fu anche una guerra civile, il mio è un giudizio su un fatto storico irripetibile, altri ne hanno un giudizio diverso, che male c’è? Sulle vittime degli anni ’70, pensiamo ad es. al compagno Valerio Verbano, ammazzato dai Nar a 18 anni e al giovane di destra Mario Zicchieri, ucciso a fucilate a 16 anni, le loro idee non erano uguali, ma il dolore delle loro madri è uguale, la dignità che hanno mostrato nell’affrontare quelle tragedie personali è uguale, la voglia di giustizia per quei delitti come per tutti gli altri misteri italiani è uguale, ed è quello che conta per me.”

    La serata si è così conclusa , direi che l’auspicio conclusivo di molti dei presenti si può riassumere in poche parole: “giustizia per le vittime, verità per le stragi, no ai teoremi o alle verità di comodo”.


    Raffaele Morani, segretario PRC di Faenza

    November 28

    COME AVERE LA BENZINA A META' PREZZO?

    Dal Blog di Beppe Grillo parte un'altra iniziativa...(quella precedente era abolire il costo di ricarica delle schede telefonicheprepagate......con ottima riuscita!!!!)
    Provare non costa nulla!!!!!!!!!!!!
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    COME AVERE LA BENZINA A META'PREZZO?

    Benzina a metà prezzo?
    Diamoci da fare...
    Siamo venuti a sapere di un'azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti delle compagnie petrolifere.

    Si sente dire che la benzina aumenterà ancora fino a 1.50 Euro al litro.

    UNITI possiamo far abbassare il prezzo muovendoci insieme, in modo intelligente e solidale.

    Ecco come....

    La parola d'ordine è 'colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli'.

    Posta l'idea che non comprare la benzina in un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi,si tratta solo di un pieno differito, perché alla fine ne abbiamo bisogno!), c'è un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti.

    Petrolieri e l'OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia da 0,95 e 1 Euro al litro sia un buon prezzo, ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo
    ragionevole anche per loro è circa la metà.

    I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende: bisogna usare il potere che abbiamo.

    La proposta è che da qui alla fine dell'anno non si compri più benzina dalle 2 più grosse compagnie, SHELL ed ESSO, che peraltro ormai formano un'unica compagnia.

    Se non venderanno più benzina (o ne venderanno molta meno), saranno obbligate a calare i prezzi.

    Se queste due compagnie caleranno i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi.

    Per farcela, però dobbiamo essere milioni di NON-clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo.

    Questo messaggio proviene dalla Francia, è stato inviato ad una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo trasmette a, diciamo, una decina di amici, siamo a trecento.

    Se questi fanno altrettanto, siamo a tremila, e così via..................

    Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla 'settima generazione', avremo raggiunto e informato 30 milioni di consumatori!

    Inviate dunque questo messaggio a dieci persone chiedendo loro di fare altrettanto.

    Se tutti sono abbastanza veloci nell'agire, potremmo sensibilizzare circa trecento milioni di persone in otto giorni! E' certo che, ad agire così, non abbiamo niente da
    perdere, non vi pare?

    Chi se ne frega per un po' di bollini e regali e baggianate che ci vincolano a queste compagnie.
     
     
    BOICOTTA!

    [ San Miniato ] 60 anni di menzogne partigiane

     

    SANMIN5743758934759

    In occasione delle "celebrazioni" [?] del 25 aprile un curioso sindaco ha delegato due studiosi di far luce sugli episodi relativi alla morte di 56 persone nella chiesa di San Miniato (Pi) nel luglio 1944. Una targa di marmo e 60 anni di carnevalesche commemorazioni avevano consegnato alla storia un eccidio dei tedeschi che mai vi fu... Un recente articolo del Corriere della Sera ha riportato alla luce i risultati sorprendenti [???] dell'indagine affrettandosi a sottolineare l'importanza del rifiuto del revisionismo storico.

    Sorprendenti [???]
    I veri responsabili dell'eccidio sono ben noti da tempo e di seguito riportiamo, ad esempio, un articolo apparso su La Nazione sette anni orsono.
    Il curioso sindaco, costernato difronte alla incontestabile realtà emersa dalla ricerca commissionata, ha tuttavia incoraggiato e promosso la prosecuzione della pagliaccesca commemorazione dell'eccidio nazista che non è mai esistito, sostenendo che nonostante la storia non abbia corrispondenza con quanto riportato sulla lapide, le celebrazioni debbano proseguire negli anni per "continuità morale" [?]


    QUESTA LAPIDE RICORDA NEI SECOLI
    IL GELIDO ECCIDIO PERPETRATO DAI TEDESCHI
    IL 22 LUGLIO 1944
    DI SESSANTA VITTIME, INERMI, VECCHI, INNOCENTI
    PERFIDAMENTE SOLLECITATI A RIPARARE NELLA CATTEDRALE
    PER RENDERE PIÙ RAPIDO E PIÙ SUPERBO IL MISFATTO.
    NON NECESSITÀ DI GUERRA, MA PURA FEROCIA
    PROPRIA DI UN ESERCITO IMPOTENTE ALLA VITTORIA
    PERCHÈ NEMICO DI OGNI LIBERTÀ, SPINSE GLI ASSASSINI
    A LANCIARE MICIDIALE GRANATA NEL TEMPIO MAGGIORE.
    ITALIANI CHE LEGGETE, PERDONATE MA NON DIMENTICATE !

    RICORDATE CHE SOLO NELLA PACE E NEL LAVORO
    È L'ETERNA CIVILTÀ IL COMUNE NEL X° ANNIVERSARIO

     

    da LA NAZIONE Quotidiano del 24 Luglio 1997
    E' AMERICANA LA VERITA' SU SAN MINIATO. Nuove rivelazioni sull'eccidio di San Miniato avvenuto il 22 Luglio 1944 e su quel colpo di mortaio E' "americana" la verità sulla notte di San Lorenzo. Fu una granata degli "alleati" e non delle truppe tedesche ad entrare nel rosone del Duomo e a causare 56 vittime. Gli archivi confermano il tragico errore.
    Paolo Paoletti

    Dopo il film dei fratelli Taviani, «La notte di S. Lorenzo», i 56 morti accertati e le decine di feriti rimasti colpiti nel Duomo di S. Miniato al Tedesco, il 22 luglio 1944, sono ormai entrati a far parte dell'immaginario collettivo degli italiani. Ma la verità del film è ben lontana da quella storica. Anzi vien da dire che ancora una volta la realtà supera leggermente la fantasia. Non solo quella scenica.
    La verità storica venne "marmorizzata" nel decimo anniversario della strage e recitava Così: «Questa lapide ricorda nei secoli il gelido eccidio / perpetrato dai tedeschi il 22 luglio 1944, di 60 vittime (sic!), / inermi, vecchi, innocenti, perfidamente sollecitate a / riparare nelle cattedrale per rendere più rapido e più superbo il misfatto».
    Il sindaco
    Secondo il sindaco di allora quella lapide fu un atto dovuto in quanto nel 1945 il giudice fiorentino Carlo Giannattasio, incaricato dal Comune di stendere una relazione finale a conclusione dell'inchiesta amministrativa, aveva dichiarato che: «la Cattedrale fu colpita da due granate... una tedesca e l'altra americana... Ma l'eccidio fu causato esclusivamente dalla granata germanica». Bisogna aspettare gli anni '80 per assistere ad un'evoluzione dalla vecchia tesi del «colpo di mortaio tedesco di calibro medio», oggettivamente difficile da spiegare, visto che la Wehrmacht avrebbe scelto un espediente piuttosto complicato per compiere una strage, all'accusa più comprensibile della «responsabilità di aver concentrato... un'enorme massa di persone in un luogo esposto ai colpi dei mortai e dei cannoni». Nel 1984 col libro «S. Miniato. 22 luglio 1944» si cominciava a mettere in dubbio l'importanza di stabilire se si trattava di granata tedesca o americana. Ma perché la verità dei fatti non era più importante? Per il semplice motivo che la «vulgata» nascondeva un bluff durato 53 anni. Vediamo come. Prendiamo la testimonianza del 6 ottobre 1944 resa davanti alla Commissione comunale dal Maresciallo dei Carabinieri Conforti; questi dichiara di aver consegnato «al capitano americano Ruffo due schegge». L'ufficiale appartiene alla 91a divisione americana ed è colui che ha fatto il rapporto preliminare prima dell'insediamento della Commissione ufficiale d'inchiesta statunitense. La relazione fa parte degli atti investigativi da noi reperiti nel febbraio 1994 ai National Archives di Washington. Stranamente (o ovviamente) in questo rapporto non si fa cenno a reperti acquisiti. Possiamo presumere che l'ufficiale, rendendosi conto di avere in mano una spoletta americana, intuì immediatamente che quella era la prova provata della responsabilità colposa degli artiglieri della sua divisione.
    Per uscire da questa situazione quanto meno imbarazzante decise di non segnalare ai superiori il ritrovamento della spoletta ma non se la senti neppure di distruggerla. Al di là di queste illazioni, è un fatto che due settimane dopo la segnalazione del maresciallo Conforti arrivava alla commissione comunale la «perizia» del tenente di fanteria americano Charles Jacobs. Il poverino per far quadrare il cerchio aveva dovuto inventarsi una granata tedesca assassina ed una innocua americana. A riprova della sua buona fede (e della sua ignoranza) forniva anche il DNA della bomba statunitense: spoletta «Fuse P. D. M43». Trattandosi di materia tecnica ci siamo rivolti a due generali, Sabino Malerba e Ignazio Spampinato e ad un colonnello, Massimo Cionci, tutti d'artiglieria, ma con specializzazioni diverse (balistica, esplosivi e munizionamento). Il responso dei tre è stato unanime, quella «spoletta Fuse a percussione (P. D.) avente il numero di modello 43 non è mai esistita». Inoltre, dice l'esperto di munizionamento, col. Cionci, «è impossibile che il proietto munito spoletta del tipo PD fosse un fumogeno». «La scritta punzonata sulla spoletta poteva essere soltanto "P. D. M48"».
    L'equivoco
    La spiegazione è semplice: con gli urti l’«8» era stato scambiato per un «3» e da qui era nato l'equivoco. Dunque la prova del DNA diceva che l'unica spoletta rinvenuta in chiesa apparteneva ad un proiettile «scoppiante» americano. Ma perché si dovette inventare il fantomatico proiettile tedesco? Semplicemente perché in quel giorni di guerra americani e italiani morivano combattendo contro l'occupante nazista. E nel 1944- 1945 quella verità non si poteva dire. A nostro avviso con la «perizia» Jacobs i membri della commissione d'inchiesta italiana intuirono subito la verità e cercarono in tutti i modi di venire incontro alla tesi americana, che contentava gli americani e, tutti i partiti politici dell'epoca. Il 21 settembre 1944, giorno dell'insediamento della commissione comunale d'inchiesta, questa all'unanimità dava incarico all'ing. Aurelio Giglioli di presentare una descrizione dello stato attuale del fabbricato della Chiesa del duomo con relativa pianta». Il 10 ottobre lo stesso ingegnere veniva incaricato di prendere anche «delle foto all’interno e all'esterno del Duomo». Ma cinque giorni dopo arrivava la verità confezionata dal tenente americano: gli schizzi e le foto dell'ingegnere socialista non servivano più, anzi diventavano estremamente pericolose. Si sarebbe potuto vedere quello che noi scopriremo 52 anni dopo nelle carte della Curia: l'intelaiatura in ferro che sostiene la vetrata del rosone e l'intelaiatura lignea della finestra da cui era entrato il supposto proiettile assassino tedesco, non presentavano segni di effrazione. Erano rimasti intatti, mentre quello da cui era entrato il proiettile americano abbisognò dell'intervento del fabbro!
    Il fatto incontrovertibile è che l'ing. Giglioli non solo non consegna né schizzi né foto ma dal 21 ottobre abbandona i lavori della Commissione.
    L'ing. Giglioli non è il solo a lasciare la commissione. Si dimette, questa volta ufficialmente, anche l'azionista Ermanno Taviani, l'assessore alla Cultura che ha ideato e fortemente voluto quella commissione amministrativa.
    La commissione
    E, guarda caso, presenta le dimissioni solo da membro della commissione, ma mantiene la carica di assessore all'Educazione e alla Cultura. Insomma più si scava e più vengono fuori misteri. Torniamo all'enigma delle foto richieste all'ing. Giglioli e mai consegnate: il 29 maggio 1945 la Giunta approvava l'acquisto di 62 foto di Cesare Barzacchi per la somma di 16.000 lire. Perché spendere una cifra così spropositata (tra i 15 e i 20 milioni di oggi!) quando le stesse foto si potevano avere a prezzo di costo 8 mesi prima? Si doveva forse coprire la magagna che si stava formalizzando con la relazione Giannattasio? Il dubbio è che il Comune, conscio di aver imboccato una strada senza uscita, quella di sostenere un falso imposto dalla guerra appena finita, era costretto ad acquistare i negativi e a togliere dalla circolazione le altre possibili prove della responsabilità americana.
    Le prove
    I misteri sulle foto Barzacchi non finiscono qui. Come mai nella primavera 1984 il Comune è costretto a riacquistare quelle foto che 39 anni prima aveva profumatamente pagato? Succede che quando l'amministrazione decide di celebrare il quarantennale dell'eccidio non trova più i negativi e deve pagare 5.726.000 lire alla foto-ottica Gallerini per 60 positivi. Nel 1996 le nostre ricerche ci hanno portato a ritrovare l'album originale con le fotografie firmate dal Barzacchi: due pagine risultano vuote. O meglio, due foto sono state evidentemente scollate. Secondo noi, distrutte quelle due foto compromettenti l'album perdeva qualunque interesse e così poteva anche uscire dall'archivio comunale. Per amore della verità storica rispondiamo alla tesi dell'assessore Marianelli e dell'attuale sindaco Alfonso Lippi, che nel 50' anniversario della strage, aveva dovuto metter da parte la «verità» del Giannattasio del 1945 del «colpo di mortaio di calibro medio», oggettivamente difficile da spiegare e da capire, e ripiegava sull'accusa più comprensibile e rappresentabile all'opinione pubblica del "colpevole concentramento della popolazione nel punto più esposto"; intanto non fu il Comando tedesco a decidere di concentrare la folla in Duomo, ma fu il vescovo Giubbi a offrire l'ospitalità della Chiesa. Si veda la lettera inviata in Vaticano ed in copia alla Commissione d'inchiesta. «Il Vescovo -scrive in terza persona, ndr- fece osservare al capitano Tedesco: ... che la popolazione non avrebbe potuto per le ore 8,00 essere tutta radunata in piazza dell'Impero. Allora l'ufficiale tedesco dispose che la radunata avvenisse, oltre che in quella piazza, anche nella piazza della Cattedrale e che, entro la Chiesa si fermassero soltanto i vecchi, i malati e i bambini. Gli altri rimanessero fuori». Se qualcuno avesse letto la deposizione resa il 14 agosto 1944, davanti alla Commissione Militare americana, da don Guido Rossi avrebbe capito che: «... a seguito delle richieste del Vescovo la folla entrò in chiesa». Il 31-10-1944 Armando Colombini ribadiva lo stesso concetto davanti alla commissione d'inchiesta comunale: «Successivamente il Vescovo disse che oltre ai bambini, alle donne aveva ottenuto il permesso di fare entrare in chiesa anche gli uomini».
    Dunque i tedeschi volevano far sgombrare la popolazione verso la campagna, ma siccome i vecchi, le donne e i bambini avrebbero rallentato la marcia, ordinarono che fossero lasciati indietro. Ma il vescovo per non smembrare le famiglie ottenne che tutti fossero raccolti provvisoriamente tra le mura sicure del Duomo. L'ultimo baluardo di assessori e sindaci è questo: in ogni caso i tedeschi sono i responsabili perché il Duomo era il luogo più esposto. In verità il Duomo sarebbe stato «pericolosamente esposto» solo se a sparare fosse stato il cannone di un carro armato, che spara «con una traiettoria talmente tesa da potersi assumere come rettilinea», per usare le parole del gen. Malerba. Anzi, nonostante le apparenze, il Duomo si dimostrò luogo sicuro perché le bombe cadute sul tetto e sulle cappelle non causarono morti e solo per un caso irripetibile un colpo centrò un rosone. Ed il fato volle che quel maledetto proiettile fosse a scoppio ritardato e che dopo due rimbalzi scoppiasse per aria, nel punto più affollato della cattedrale. E' corretto allora il testo della stele, sistemata nel 1994 dall'amministrazione sul prato del Duomo, dove si legge: "A ricordo delle 55 (!) persone uccise dalla barbarie della guerra in questa cattedrale il 22 luglio 1944". Un testo che non si concilia perciò con la faziosa lapide del 1954.

    Sessant'anni fa una mano celeste puniva il boia di Bad Reichenall

     

    Il 28 novembre 1947 moriva in un incidente aereo presso Colomb-Béchar il generale Philippe Leclerc de Hauteclocque. Il comandante militare delle forze francesi golliste si era macchiato due anni prima di un detestabile crimine contro l'umanità. Il giorno della firma dell'armistizio, a conflitto terminato, aveva fatto fucilare senza processo a Bad Reichenall, in Baviera, dodici Volontari della Charlemagne che si trovavano nella località di cura perché convalescenti dalle ferite riportate al fronte. Per evitare di dover rispondere alla giustizia il “liberatore” aveva fatto sparire le mostrine e i documenti di riconoscimento degli assassinati, tanto che ancora oggi otto dei Martiri di Bad Reichenall non sono stati identificati.

    Leclerc sarebbe così sfuggito alla giustizia terrena ma il Fato (o forse Dio) non s'inganna.

    Quel 28 novembre un po' di giustizia fu dunque fatta.

    I Martiri sono però ancora oggetto di angherie e soprusi. A suo tempo fu una pia donna bavarese a seppellirli malgrado il divieto delle autorità franco-americane e pagò con la prigione. Da quando al governo c'è la signora Merkel il consueto omaggio nel giorno dell'assassinio è formalmente vietato, chi si raccoglie sulla tomba viene perseguitato, dileggiato, fotografato, discriminato dalla polizia, anche se si tratta di ottuagenari, di donne, di bimbi, di parenti dei quattro Martiri identificati. Lo scorso ottobre è stata tolta d'autorità la croce che si trovava sul luogo dell'eccidio. Ma ci consola sapere che il Fato (o forse Dio) sa bene che fare.

    November 27

    TIBET LIBERO!

     

    dalai

     

    Benvenuto, ma non in Aula

     

    Imbarazzo delle istituzioni per il Dalai Lama in visita in Italia. Alla fine "vincono" le pressioni della Cina, ma la giustificazione ufficiale è che non è paragonabile al Papa

     

     
    Il Dalai Lama sarà ricevuto in Montecitorio ma non parlerà in aula: lo conferma Fausto Bertinotti. Il Nobel per Pace "non parlerà in aula, ma l'unica autorità religiosa che ha parlato in aula - sottolinea Bertinotti - è il Pontefice: ma si riconoscerà che ha qualche legame particolare con il Paese". Nelle ore in cui il leader spirituale dei buddhisti tibetani annuncia che sta pensando al suo successore e all'ipotesi di consultasi con il suo popolo tramite un referendum («Se la mia morte giungerà quando saremo tutti ancora degli esuli, allora, logicamente, la mia reincarnazione avverrà fuori dal Tibet»), arriva l'ultima parola del presidente della Camera. La polemica nasce nei giorni scorsi, quando all'annuncio della visita del Dalai Lama in Italia, mette in imbarazzo sia lo Stato che il Vaticano. Troppi gli interessi commerciali e gli intrecci con la Cina, un Paese che è meglio tenersi buono.
     
    che schifo....

    November 07

    NOI ... ANNI FA ...

    Noi che la penitenza era 'dire fare baciare lettera testamento'.
    Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco DellaVittoria e Viale Dei Giardini'.
    Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
    Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
    Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
    Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
    Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella..
    Noi che giocavamo a 'Indovina Chi?' e conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
    Noi che giocavamo a Forza 4.
    Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D era sempre Domodossola).
    Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
    Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
    Noi che ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda color.'.
    Noi che giocavamo a 'Merda' con le carte.
    Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic.
    Noi che avevamo i cartoni animati belli!!
    Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake, Mazinga, Daitan3, Gundam,Astro-Robot e Daltanious.
    Noi che 'Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe piu forte di Holly E Mark Lenders...'
    Noi che guardavamo 'La Casa Nella Prateria' anche se metteva tristezza.
    Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasmaformaggino o un francese, un tedesco e un italiano.
    Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
    Noi che si andava in cabina a telefonare.
    Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
    Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
    Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
    Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
    Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri figo.
    Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
    Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
    Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
    Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
    Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
    Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, con l'enciclopedia i 15 e il Libro delle Ricerche, mica su Google.
    Noi che il 'Disastro di Cernobyl' vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
    Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
    Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
    Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
    Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era Happy Days.
    Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi', mica Halloween.
    Noi che a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda.
    Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso.
    Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo.
    Noi che si suonava la pianola Bontempi.
    Noi che la Ferrari era Alboreto, la Mc Laren Prost, la Williams Mansell, la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini e la Tyrrel a 6 ruote!!!!!
    Noi che la merenda era la girella e il Billy all'arancia.
    Noi che le macchine avevano la targa nera..i numeri bianchi..e la sigla della provincia in arancione!!
    Noi che guardavamo allucinati il futuro nel Drive In con i paninari.
    Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars.
    Noi che abbiamo passato belle serate in bagno dopo Colpo Grosso...
    Noi che giocavamo col Super Tele.
    Noi che il tango costava ancora 5 mila lire e.. 'stai sicuro che questo non vola...'
    Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire e c'erano le Nike Legend e le Clarck azzurre.
    Noi che avere un genitore divorziato era impossibile.
    Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine.
    Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu/verde con l'interno arancione e i miniciccioli nel taschino.
    Noi che se eri bocciato in 3° media potevi arrivare con il Fifty o il Cobra truccato ed eri un figo della Madonna!!!

    NOI CHE SIAMO ANCORA QUI E CERTE COSE LE ABBIAMO DIMENTICATE E SORRIDIAMO QUANDO CE LE RICORDIAMO

    NOI CHE SIAMO STATI QUESTE COSE E GLI ALTRI NON SANNO COSA SI SONO PERSI!!!

    QUESTA è LA NOSTRA STORIA...
    September 14

    Belinelli-Bargnani

     

      

    September 11

    Meeting di Rieti 9 Settembre 2007

     

      

      

    Why is a small town in central Italy such a mecca for world records?



    Steve Cram
    Tuesday September 11, 2007
    The Guardian


    The town of Rieti in Italy has long had a reputation for giving its visitors spiritual powers beyond the norm as Asafa Powell found out on Sunday when he broke the 100m world record.

    Nestled in the hills about an hour or so north east of the nation's capital its ancient history includes a period when it was a favoured papal seat and saw the anointing of kings and saints. Its prowess as a sporting venue does not seem to have been the stuff of local legend, not until the 1980s anyway.

    In 1983 Steve Ovett was invited to compete at the track at the end of a troubled season and in the twilight of a glittering career. He stunned the crowd and the athletics world by breaking the record for 1500m when most thought those days were over for him.

    In the following years Rieti became a mecca for middle-distance runners looking for fast times, with a further five records tumbling over time. Its place in distance running folklore was assured long since but then on Sunday Powell added to its status. Sprinters have never found the meet much to their liking, with the stadium record before this weekend standing at 9.99sec.

    Even Michael Johnson only managed 44.20 around its tight bends. Powell's times in both of his races will widen the discussion around this intriguing venue and what exactly are its hidden secrets.

    When Ovett ran that record in September 1983 there was talk of a "short track" or that the race had started from the wrong line. I raced there on a few occasions and in 1986 had a baffling afternoon. First of all I ran a stupidly quick 800m at the end of a tiring season and after a couple of late nights. Half an hour later I watched as Seb Coe smashed his personal best and almost the world record over 1500m. We were all open-mouthed because this was five years beyond his record-breaking year in 1981 and even he looked shocked.

    If the track was short then how come the 400m boys weren't all clocking best times? The meet promoter, Sandro Giovanelli, an IAAF council member, will tell you it has been measured more times than any other track in the world.

    In the 90s more national and world records followed but all in the distance events: Noureddine Morceli over 1500m and the mile and Noah Ngeny smashing Seb Coe's 1,000m record. Then in 1996 I watched a Bob Beamon-type performance on the track. Daniel Komen of Kenya ran the 3,000m in 7min 20.67sec taking more than four seconds off the old, very good record.

    Was it the 1,300ft elevation that somehow is optimal for distance running? What about the track surface? Maybe the September timing was ideal for those whose seasons had come together at a late stage? Then there were the less reasoned theories which usually involved Italian food, religious intervention, the weather or the orientation of the track to the sun.

    Asafa Powell rather boringly failed to recognise the significance of the venue and just said he was ready to run fast. It would be nice to think there was something more magical at hand which turned this sometimes sloth-like individual into a blur of action particularly when he appeared damaged goods after he crumbled in the presence of Tyson Gay at the world championships.

    I said after his capitulation that he remained a superb physical athlete and his two races were the finest piece of sprinting ever witnessed. His 9.74 in the heats in Rieti had a helpful but legal tail wind but the man eased up just before the line. His run of 9.78 in the final will not go down as the record but may be considered better. The wind reading this time was zero making it easily the fastest ever unaided run.

    So Rieti can now add the world's sprinters who will either turn pilgrims or sceptics. The distance-running fraternity have long ago just learned to accept what Rieti offers with an Italian shrug of the shoulders. In some parts of the world they don't need an explanation for everything. Best leave it that way.

    September 10

    Ultras Panathinaikos

     

      

    August 27

    System Of A Down - Fuck The System

     
     
     
    August 25

    300

      

     
    January 28

    bene...

    sto su messenger 1 ora a settimana e guardacaso oggi mi capita di aprire msn e ho di nuovo attivo il mio spazio ...o meglio ho perso mesi e mesi passati a costruire l'altro, ma quantomeno adesso non sono costretto a cambiare indizzo email. per cui a tutti i miei contatti dico solo poche parole:
    1) questo bolg come è adesso fa schifo lo so, a cominciare dal colore dolce & gabbana, per cui evitate di prendere per c... finchè non ci rimetto le mani.
    2) pregherei i censori di questi spazi di avvertire prima di buttarmi fuori nuovamente, perchè non è possibile che per 2 disegni fantasy (tra l'altro presi su un sito collegato a MSN dove si vede una donna mezza nuda e anche da lontano mi si butti fuori di nuovo (o magari era l'unicorno alato a fianco che era contro il codice di comportamento...bhà
     
    senza parole
     
    ok regà datemi 5/6 mesi e rimetto tutto a posto! :)