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日志


6月16日

La rossa bologna a stelle e strisce

Il Bologna calcio acquistato dagli americani. ma come mai sono sempre i rossi a vendersi agli yankees?
Gli americani sbarcano a Bologna. L''intero pacchetto azionario del club felsineo e'' stato ceduto da Alfredo Cazzola alla societa'' statunitense TAG Partners LLC, rappresentata dal Sig. Paul Galvin. Secondo quanto stipulato dalle parti, una prima tranche dell''80% passera'' di mano ai primi di luglio 2008 e una seconda tranche del 20% al termine della stagione sportiva 2008-09. Inoltre Cazzolla conservera'' la carica di presidente con gli attuali poteri e deleghe e avra'' facolta'' di nominare un membro del Consiglio d''amministrazione. E'' stato inoltre deliberato che la TAG Partners LLC apportera'' nuove risorse finanziarie per almeno 20 milioni di euro. La cessione del club presuppone l''abbandono del diritto di opzione all''acquisto dei terreni siti nel Comune di Medicina, che erano stati individuati per la realizzazione del progetto del nuovo stadio e del nuovo centro sportivo del Bologna.

Un Leone attraversa la Storia

il 15 giugno di 102 anni fa nasceva Leon Degrelle

C'è chi non molla

Continuano le aggressioni dell'esercito birmano al popolo karen. Che resiste.
ESERCITO BIRMANO AL LAVORO: MA NON PER AIUTARE LE VITTIME DEL CICLONE. 15 GIUGNO L'esercito birmano è molto attivo in questi giorni. Lungi dall'essere impiegato per le operazioni di soccorso alle vittime del ciclone che il mese scorso ha investito il paese, è impegnato nella solita opera di aggressione nello Stato Karen. La scorsa settimana 1.000 civili Karen hanno abbandonato i villaggi di Te Mu Der, Tha Kaw To Baw, and Tha Da Der , nel distretto di Papun, Birmania Orientale, sotto una pioggia di colpi di mortaio. Anche il villaggio di Bwa Doh, abitato da Karenni (etnia "cugina" dei Karen, anch'essa impegnata nella resistenza al regime militare di Rangoon) ha ricevuto la visita dei soldati del 429° e del 531° battaglione di fanteria leggera. I soldati hanno catturato un uomo di 33 anni, Saw Ko Blu, picchiandolo selvaggiamente fino a provocargli l'apertura del cranio, e hanno sparato ad un altro civile, che è riuscito però a fuggire nella giungla. I "Free Burma Rangers", organizzazione di soccorso costituita da Karen, è sul posto per prestare aiuto ai numerosi profughi che ora si trovano senza riparo, in piena stagione delle piogge. Il progetto Terra-Identità, iniziato il 1° giugno grazie all'Associazione "L'Uomo Libero", e alla Regione Trentino Alto Adige, acquista in queste condizioni una sempre maggiore validità. Case per i profughi e campi coltivabili garantiranno a centinaia di sfollati condizioni di vita dignitose. Il Popolo Karen resiste, grazie al nostro e al vostro concreto aiuto. www.comunitapopoli.org



Più Presente che mai

Francesco Cecchin e quegli sciacalli che lo assassinarono
Il 16 giugno del 1979, dopo 18 giorni di agonia, moriva il diciottenne Francesco Cecchin che era stato scaraventato notte  tempo giù da un muretto da diversi aggressori comunisti. Come era costume allora la sua morte venne quasi ignorata dalla grande stampa e i suoi assassini non pagarono mai. “Uccidere un fascista non è reato!” E non lo fu.

Francesco fu l'ennesima vittima dell'odio partigiano; i suoi assassini e tutti gli sciacalli che a diverso titolo furono complici dello scempio non hanno ancora risposto dei loro misfatti e anzi pontificano ancora dando lezioni di morale a destra e a manca. Nel chiamare il solito, immancabile “Presente!” ci facciamo oggi portatori di un auspicio e di una convinzione: il loro tempo è finito, i loro ipocriti richiami “pacifisti” all'odio, la loro arroganza “politicamente corretta” non fanno più presa e loro finiranno molto presto con l'essere risucchiati nell'oblio, nelle viscere della scrofa che li ha partoriti.

Il sorriso di Francesco ha avuto ragione del loro ghigno. In alto i cuori, brindiamo a Cecchin!

6月10日

Da piombo può nascere piombo



Prepariamo nuovi Anni di Piombo? Chi non ha vissuto quel periodo drammatico non sa come tutto ha inizio all'improvviso e quale ruolo di spicco hanno i pessimi giornalisti nell'alimentare tensioni e spargimento di sangue.

L'avvio con la strage di Primavalle

Tutto cominciò infatti trentacinque anni fa, nella primavera del 1973. Certamente  si accese ad opera di chi voleva scatenare la lotta armata e di chi aveva teorizzato e
formulato l'eliminazione dei fascisti, ma forse più di loro, più degli assassini, furono colpevoli proprio i pessimi giornalisti. Tanto che quando fu commessa l'ignobile
strage di Primavalle e, in nome della lotta di classe, svariati rampolli “rivoluzionari” dell'alta borghesia bruciarono vivi un ragazzo e un bambino del proletariato,
colpevoli di non credere nel paradiso rosso, la stampa si fece disinvolta veicolatrice di ogni velenoso depistaggio, fino a caldeggiare la teoria della faida missina! La
compatta alzata di scudi a copertura del massacro si spiega miseramente sia con lo status sociale degli assassini che con la necessità di allontanare le indagini da un'illustre famiglia dell'editoria giornalistica una cui erede era immischiata nel mostruoso crimine.  E, pur di dare consistenza all'omertà, i giornalisti giunsero addirittura
a tacere dell'assalto a colpi di molotov che venne portato al funerale dei fartelli Mattei inceneriti a Primavalle. Nessuna pietà, nessuna pietas! Se non si fosse oscurata
tale scelleratezza disumana non sarebbe  stato infatti possibile  continuare a suggerire faide fasciste né riuscire in seguito a far derubricare il delitto da strage a
omicidio preterintenzionale. Un misfatto giuridico che fu poi effettivamente compiuto a favore dei giovani assassini d'alta società, coccolati e protetti ancora a lungo. Ed il ruolo dei cattivi giornalisti nella gestione della madre di tutte le stragi risultò drammaticamente pesante e decisivo.

Compiacere  il nuovo padrone

Quell'inizio ebbe un seguito a valanga. Me ne accorsi nell'autunno dello stesso anno quando al liceo romano Giulio Cesare un'assemblea già fissata e indetta dai nostri sul partito panarabo venne boicottata dalla controparte; ci fu una gazzarra fatta solo di scambi di slogan eppure il giorno dopo, l'evento, che era del tutto insignificante, venne riportato addirittura dal Messaggero ma in termini di un'aggressione squadristica ad un'assemblea democratica che protestava contro il golpe di Pinochet! Non potete immaginare la mia sorpresa (allora ancora credevo se non proprio nella buona fede perlomeno nel pudore degli esseri umani) visto che eravamo stati i primi in Italia a denunciare il golpe cileno fin dal giorno stesso che era stato compiuto. Di più: avevo personalmente accusato in un volantino Pinochet, allora ancora nello Stato Maggiore di Allende, perché responsabile diretto della sanguinosa repressione di uno sciopero di massaie cilene. Ma il giornalismo con classe e rispettoso almeno delle forme stava sparendo e lasciava il posto ad un giornalismo sensazionalistico ed eccitatore.  Frattanto la Commissione Trilateral aveva varato un'ambiziosa ristrutturazione internazionale non priva di senso e di spunti intelligenti che però comprendeva l'ingresso del Partito comunista nell'area di governo. E non pochi giornalisti, visto chi rischiava di diventare il nuovo padrone, fecero a gara nel compiacerlo anche al di là di quanto probabilmente questi richiedesse da Botteghe Oscure. E ne venne fuori un delirio!

La saga Vigorelli

Di quel delirio serbo, in particolare, un ricordo emblematico. Sempre sul Messaggero si misero a fare un'inchiesta sul pericolo fascista nella Capitale, una rubrica che curava Vigorelli. Costui si mise in testa che la nostra roccaforte era il quartiere della Balduina e iniziò a raccontar fole grossolane. Ad esempio scrisse che i nostri
taglieggiavano una pizzeria, “La bersagliera”; i suoi proprietari protestarono e richiesero la smentita che il prode riportò puntualmente ma poi insinuò che la
smentita non fosse spontanea; “c'era un signore minacioso che si aggirava con un alano!” appuntò e, per dare sostanza alla sua mascalzonata pubblicò la foto di un
signore che stava facendo fare pipi al suo cane....
E un'altra volta se ne uscì a tutta pagina con l'articolo “I bambini della Balduina non vedono più il sole per colpa dei fascisti”; letterale. E l'articolo riportava la
triste storia di un asilo infantile in cui i bambini erano costretti a far ricreazione in classe non già perché la scuola non aveva giardino o cortile ma perché le
squadracce nere li aspettavano fuori per picchiarli! Non invento niente; non io. Il Vigorelli ebbe la faccia di scrivere addirittura questa perla; il tutto mentre una
campagna stampa della sinistra estrema dipingeva regolarmente i fascisti come i picchiatori degli operai, i repressi sessuali, gli stragisti. Insomma degli
Untermenschen che uccidere non era reato.
Quanto contribuì questa gente a concedere impunità agli stragisti di Primavalle e ai suoi emuli, a sdrammatizzare e quindi a incoraggiare l'assassinio dei fascisti e, infine, a esasperare questi ultimi che iniziarono a rispondere dopo una pazienza lunghissima durata ben sei anni, lo lascio dedurre a qualsiasi persona intelligente.

Dopo un po' di obiettività perché ora riparte la spirale?

Ci volle la lunga onda del terrorismo rosso perché, dopo ben dieci anni di linciaggio stampa, si placassero i toni; e ce ne vollero altri undici di anni e soprattutto la svolta berlusconiana perché si tornasse ad un minimo di obiettività, comunque sempre minata da un acquisito pregiudizio culturale che ancora pesa parecchio. Perché,
allora, oggi si ricomincia con le campagne stampa alla Lynch? Forse perchè l'estrema sinistra è al minimo storico e ha bisogno di ossigeno e, quindi, di tensione
alta. O perché c'è al governo  un ministro dell'economia che vuol far pagare costi della crisi a petrolieri e banchieri e non è un mistero per nessuno che conosca bene
la storia come certi rivoluzionari da novant'anni in qua appartengano  alle banche. E chissà che non si chieda loro di alimentare la tensione per impacciare le manovre
populiste. Fatto sta che, dalle elezioni ad oggi, si torna a proporre il medesimo schema che fece da trama connettiva degli Anni di Piombo. Così ecco i fascisti assassini di Verona, e poi si scopre che di fascisti non ce n'erano proprio. Ed ecco l'aggressione fascista al Pigneto; e poi si scopre che a picchiare il pachistano, oltretutto per ragioni diffcilmente censurabili, era stato un cittadino con il Che tatuato sul braccio. Ma per Veltroni sempre di violenza fascista si tratta, anche se commessa da un comunista...
Rammento le Brigate Rosse dei “sedicenti compagni” che in realtà erano “fascisti infiltrati”.... Ed ecco la sanguinosa aggressione ai forzanovisti alla Sapienza
trasformata in raid squadristico anche se le spranghe le avevano solo i rossi e se i filmati dall'alto comprovano chiaramente che l'attacco fu loro. Ma i forzanovisti avevano “osato” attacare manifesti a San Lorenzo, cosa inaudita! Allora, per questo, di questo, sono colpevoli. Possono anche esistere ma non manifestarsi. Rimembro qualcosa dei tempi andati.

La massima vergogna all'indomani del Gay Pride

Paradossalmente il colmo è stato però raggiunto domenica, all'indomani del Gay Pride, perché se barare nel presentare le informazioni per l'aggressione alla Sapienza
può anche essere comprensibile, per spirito di parte, nel tentativo di proteggere giovani politicamente affini ai giornalisti “democratici” dalle conseguenze giuridiche
del loro gesto, urlare al lupo,  inventandosi letteralmente episodi inesistenti, travalica ogni limite di decenza. Ed è quanto è avvenuto in questo fine settimana. Alle
diciotto di sabato si stava infatti per celebrare un matrimonio tra due ragazzi di Casa Pound nella chiesa di San Giuseppe dei falegnami, sita al Campidoglio sopra il Carcere Mamertino. Io ero invitato e così ho potuto assistere ai fatti, se di fatti si può parlare. Da via dei Fori Imperiali stava affluendo verso il Campidoglio una mezza
dozzina d'invitati quando transitava il corteo; una quarantina di attivisti dell'ultrasinistra che sfilava in quel preciso istante riconosceva qualcuno degli invitati
come avversario politico e dava  l'assalto. Malgrado il rapporto numerico fosse loro favorevolissimo e benché gli aggressori, gli ultrà di sinistra, avessero bastoni e
bottiglie, un semplice sganassone bastò a tenerli a bada e lontani e tutto si concluse in un attimo. Un'idiozia che poteva anche degenerare ma che finì lì. Ma i prodi
rivoluzionari pensarono bene d'inquinare ancora una volta l'aria e di lanciare un messaggio di delazione e di odio.
Così l'Arcigay (che, attenzione, non sono i gay ma l'organizzazione comunista dei gay...) inviava un comunicato in cui si farneticava di aggressione fascista al Gay Pride. E giornali come il Corriere della Sera lo riportavano tale e quale senza nemmeno provare a domandare a Carabinieri o Polizia di cosa fosse accaduto. Che importa? I fascisti pericolosi fanno sensazione e rumore! E di ragionare nemmeno se ne parla. Ma come si può  anche solo immaginare che si vada a fare un'aggressione durante un matrimonio?  E come si può  ipotizzare che una giovane sposa vada a guastare così il giorno più ambito e desiderato? Forse alcuni
giornalisti di oggi si sono formati ieri su letture di articoli alla Vigorelli e pensano che chi si rifà a messaggi di destra radicale sia figlio di Frankenstein. E il
circolo vizioso riparte, puntuale, pericoloso.

La performance di Maria Lombardi del Messaggero

Se il Corriere della Sera si è reso disinvoltamente complice di un  procurato allarme che non può  che inacerbare e avvelenare gli animi, peggio ha fatto una
giornalista del Messaggero che evidentemente non intende abdicare alla sua tradizione. La giornalista, Maria Lombardi, sempre domenica ha avuto la sfrontatezza di scrivere quanto segue:  “E la festa tiene, resiste, nonostante ?il tentativo di aggressione di un gruppo di fascisti?. Erano una ventina, raccontano alcuni partecipanti, vestiti in giacca e cravatta, sono sbucati fuori da via dei Fori Imperiali. C’è chi dice di aver visto le lame di coltelli, chi bandiere nere con croci celtiche, ?ci hanno detto: vi accoltelliamo tutti?. Qualche attimo di paura, spinte e niente più, il gruppo viene fermato dalle forze dell’ordine.” La signora nel quotidiano i fatti li racconta proprio così, firmando di suo pugno, quasi si trattasse di una verità documentata! Calunnie mosse alla leggera, esposte “oggettivamente” come fossero le immagini di un film: da lasciare basiti. Di fronte a un comportamento simile non resta che sperare, che richiedere, che qualcuno, che sia il caporedattore del Messaggero, il suo direttore o l'ordine dei giornalisti, prenda i dovuti provvedimenti contro questa virtuosa della tastiera.

Sbagliare e perseverare

E, signora Lombardi o non signora Lombardi, ditemi, da cinque settimane in qua, tra Verona, Pigneto, Sapienza e Gay Pride, con un'impressionante sequela di menzogne allarmistiche, non si è forse suscitato artificialmente un état d'esprit che suggerisce nell'immaginario ipotetiche minacce fasciste? E a che pro se non per creare odio? E che ci facciamo poi di quest'odio? A chi giova? Chi lo vuole alimentare? C'è solo incoscienza e inadeguatezza professionale dietro queste manovre? E, se così fosse, non è proprio possibile mettere un freno a questa follia prima che la china intrapresa porti ad un nuovo abisso? Non ci fossero i precedenti degli Anni di Piombo questi comportamenti sarebbero infatti censurabili per pura e semplice deontologia professionale; ma quei precedenti li abbiamo e sono pesantissimi, e ripercorrere la medesima strada non è dunque assolutamente pensabile. Possiamo cavarcela con lo “sbagliare è umano” ma non si dimentichi che “perseverare è diabolico”. Che ci sia gente diabolica io non ho dubbi, ma non dubito neppure che i giochini infernali possano e debbano essere circoscritti.

Un appello a tutti quelli che possono intervenire

A questo punto non resta che esortare il governo, il parlamento, i giornalisti a una responsabilità nuova e precisa. Non resta che domandare l'impegno solenne che
nessun articolo allarmista venga mai più pubblicato senza il conforto delle prove certe; che nessun comunicato fazioso e odioso venga pubblicato senza che ci siano perlomeno commenti dubitativi di accompagnamento e che questi non siano in alcuna maniera criptici. Il mio è un appello bipartisan, visto che oggi va di moda, perché sono comunque convinto che  esistano persone che, qualsiasi sia la loro ideologia di riferimento, non vogliono contribuire a creare una nuova strategia del terrore. Non resta quindi, a me e a chiunque tenga ad assicurare un futuro sereno a questa Nazione, che domandare che tutti  coloro che ne hanno l'autorità s'impegnino formalmente per sanzionare la sospensione o addirittura la radiazione dall'albo professionale di chiunque da facitore di opinione si faccia portatore di messaggi odiosi, pericolosi e che alimentano la tensione. Perché, non dimentichiamoci la lezione del passato: è anche dal piombo della stampa che nasce il piombo delle pallottole.

Gabriele Adinolfi
6月5日

SEI REATINO SE..

> · Sei Reatino se hai visto almeno una volta.. “Io so strinati” e “Me cce troy”.. e hai usato questa frase.. “Oggi me cce troy!”
> · Sei Reatino se mangi.. la pasta alla sabinese, la porchetta e le fettuccine al tartufo
> · Sei Reatino se durante le cene.. durante feste.. durante un viaggio.. o insomma quando te va.. cominci a intonare a squarciagola.. 'Su iemu a Termenillu...'
> · Sei Reatino se usi “ ‘u” davanti ai nomi.. soprannomi.. cose..ecc..
> · Sei Reatino se hai sentito almeno una volta le canzoni di Luca e Germano
> · Sei Reatino se quando vai in altre città parli col tuo accento pure se non ti capiscono..
> · Sei Reatino se hai la macchina modificata..se fai parte dei Tunni
> · Sei Reatino se chiami quello sopra “BIRROCCHIUUUUUUUUU”
> · Sei Reatino se vai allo stadio a vedere la Sebastiani...
> · Sei Reatino se vai a Via Roma a farti un giro per negozi
> · Sei Reatino se de notte prima de tornà a casa passi da Bombolo l’inverno e da Robertino d’estate

> · Sei Reatino se vai in giro co la collana d´oro al collo che pesa + de te a tutte le feste.. per fare vedere che c’hai i soldi
> · Sei Reatino se hai comprato almeno una volta i vestiti al Globo...
> · Sei Reatino se ti vanti se conosci Besozzi

> · Sei Reatino se bevi il vino rosso come fosse acqua

> · Sei Reatino se sei nato stanco

> · Sei Reatino se quando esci la sera l’inverno dici “Ce se tarma dal freddo”

> · Sei Reatino se vai a corre per la Piana Reatina

> · Sei Reatino se il massimo della serata è andare a prendere una birra al Why Not

> · Sei Reatino se la neve l’hai vista solo a Terminillo

> · Sei Reatino se a casa usi l’olio della sabina

> · Sei Reatino se sei andato almeno una volta a fare la spesa all’Emmezeta

> · Sei Reatino se l’estate vai alla piscina comunale

> · Sei Reatino se quando esci la prima volta con una ragazza la porti alla “Foresta” (il massimo del romanticismo!)

> · Sei Reatino se l’estate vai a mangiare il gelato da Giacomelli

> · Sei Reatino se quando vai in piazza parcheggi a Sanizi

> · Sei Reatino se quando vai a mangiare fuori prendi sempre la grigliata mista

> · Sei Reatino se la sera vai a prendere la pizzetta a Santa Rufina

> · Sei Reatino se la domenica è d’obbligo il pranzo in famiglia

> · Sei Reatino se parcheggi la macchina dietro alla stazione

> · Sei Reatino se l’unico stadio in cui sei entrato è quello del centro italia

> · Sei Reatino se quando stai nella tua città ti lamenti che non c’è nulla che si fanno sempre le stesse cose.. e poi quando vai fuori te la tiri.. e ne parli come fosse la città più bella del mondo!
> · Sei Reatino se ti segni all´università e aspetti ansiosamente il venerdì per tornare a casa..
> · Sei Reatino se vai al mare ad Alba Adriatica..
> · Sei Reatino se quando devi insultare qualcuno dici “fallacciano”
> · Sei Reatino se hai un soprannome che ti danno gli amici..
> · Sei Reatino se hai usato almeno 1 volta in vita tua questi detti: “Peppe pe peppe me tengu lu peppe meu” e “avoja a mette la cravatta au porcu”

> · Sei Reatino se quando stai in macchina hai l’andatura da viaggio di nozze e quando parcheggi la macchina sotto casa la lasci aperta..
> · Sei Reatino se usi queste parole con 1amico quando siete in ritardo: “Iemu”
> · Sei Reatino se quando vai in un paese dove non conosci nessuno e trovi 1 altro reatino, ci parli come se siete amici d´infanzia..
> · Sei Reatino se consideri burini i Cantaliciani e i Poiani
> · Sei Reatino se quando vai a Roma ti senti perso perché è troppo grande, troppo caotica, troppo…
> · Sei Reatino se vai a ballare all’Enjoy

> · Sei Reatino se il sabato sera prima di ogni cosa vai in piazza

> · Sei Reatino se il sabato sera ti prendi l’amaro al Quattro stagioni

> · Sei Reatino se ti hanno fermato almeno una volta per l’etilometro alla rotonda di Viale Maraini

> · Sei Reatino se vai a giocare a calcetto all’ Hippo Pop

> · Ma sei Reatino soprattutto se non ti vergogni mai di dire da dove vieni, anzi ne vai orgoglioso! Quando la esalti per il modo di parlare, di mangiare, di vivere.. e perché nonostante tutto.. anche se vorresti scappare su un´isola tropicale a volte.. sai che non lasceresti mai questa ridente cittadina!

6月4日

Politici di razza

Le vie ad Almirante, le esternazioni dei porta parola e i soliti teatrini di bassa lega
"La razza è l'elemento biologico che, creando particolari affinità, condiziona l'individuazione del settore particolare dell'esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo della particolarità dello Stato"; chi si esprimeva così può mai avere una via intestata a suo nome? Che dico una via, interi piazzali, interi atenei e il giorno nazionale delle vittime del terrorismo in suo specifico ricordo, perché si tratta, guarda guarda, di Aldo Moro (Storia illustrata, 1943).

Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può. Non si deve. Almeno finchè non si sia data loro una civiltà..... non cediamo a sentimentalismi...niente indulgenze, niente amorazzi. Si pensi che qui debbon venire famiglie, famiglie e famiglie nostre. Il bianco comandi." Manifesto skin? No: Indro Montanelli, Civiltà fascista 1936.

E che ne dice il signor Pacifici del pluripremiato scrittore Paolo Monelli, giornalista progressista alla Stampa che sul Corriere della sera nel 1939 aveva scritto: “Gli ebrei appaiono tutti uguali, come i cinesi, come i negri, come i cavalli, adeguati agli incroci consanguinei, dall'eguale vita, dagli uguali squallidi orizzonti. Non si capisce la ragione di questo darsi d'attorno per tutta la giornata, di questo affaccendarsi senza tregua. Sono miserabili, tengono stretti i loro quattrinelli nella pezzuola o nel pugno. Sono un inesausto serbatoio, questi ghetti polacchi. Ogni anno di ebrei ne emigrano a decine di migliaia, invadono il mondo, eppure son sempre più numerosi. Sono oggi quattro milioni, prolifici e straordinariamente resistenti nonostante le miserabili condizioni di vita. La Polonia paga oggi il filo di una politica troppo accogliente per secoli.”

E sempre sul Corriere l'anno prima il poi comunista Guido Piovene: "Si deve sentire d'istinto, e quasi per l'odore, quello che v'è di giudaico nella cultura. Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza ariana. L'enorme numero di posizioni eminenti occupate in Italia dagli ebrei è il risultato di una tenace battaglia".

L'inviato di guerra Curzio Malaparte, sempre sullo stesso quotidiano nel 1941 tracciava questo quadro "Basta spingersi nei quartieri poveri per rendersi conto del pericolo sociale che rappresenta la enorme massa del proletariato giudaico."

Non Adolf Hitler ma Giorgio Bocca, ben presto partigiano nel Partito d'Azione e paladino della finanza cosmopolita, nell'estate del '42 in “La provincia granda” dava questa lettura della causa della Seconda Guerra Mondiale: "Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l'idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?"

Un mese più tardi su “Roma Fascista” il successivo paladino del progressismo internazionalista, Eugenio Scalfari, sosteneva, ovviamente non ancora su Repubblica che avrebbe diretto per un ventennio: “Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine razza, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti” (…)

Nazista doc, anzi nazista zac, la seguente affermazione apparsa su “Santa Milizia” nel 1939 sotto il titolo "Problemi razziali: il meticciato": "La razza può considerarsi come un termine intermedio tra individuo e specie, cioè fra due termini opposti, intendendo la specie, nel suo significato biologico, come la somma di tutti gli individui capaci di dare fra loro incroci fecondi". Autore il futuro leader della sinistra democristiana Benigno Zaccagnini, dirigente partigiano.

...


Alla luce di tutto ciò appare davvero risibile la polemica sulla via dedicata a Giorgio Almirante per le sue frasi razziste: è una polemica senza senso e impostata in modo grossolano. Magari si dovrebbe discutere se quell'individuo abbia fatto qualcosa perché sia opportuno dedicargli una via, ovvero se sia stato o no un uomo eccellente; e chi sostenga di sì dovrebbe magari argomentarlo un po' meglio che con ipotetiche e assolutamente irrilevanti resistenze passive alla guerra civile degli anni Settanta.

Quel che fa male all'Italia è la saga delle pagliacciate. Abbiamo un Presidente della Camera che condanna senza riserve l'uomo che lo ha inventato, salvo, dopo appena un'ora, andare con disinvoltura a rendergli omaggio come se niente fosse.

Peggio ancora si comportano i portavoce della comunità ebraica i quali, evidentemente del tutto integrati, fanno show anziché occuparsi degli interessi particolari a cui sono preposti. Non difendere quell'Almirante che, a lungo latitante presso una famiglia ebraica, fu uno dei principali sionisti del dopoguerra, al punto di ribaltare la tradizionale linea politica missina nata sulla scia dei rapporti tra il nostro Stato sovrano e i Paesi arabi in via di liberazione a cominciare dall'Egitto, è davvero una manifestazione di propagandismo ipocrita. Così come lo fu in aprile l'alzata di scudi di Pacifici che ammonì Alemanno a non allearsi con Storace, altro falco pro Tel Aviv e primo alleanzino a recarsi ufficialmente in Israele. Insomma anche i rappresentanti della comunità ebraica si comportano come tutti i politici italiani: fanno propaganda giocando sul sensazionalismo e facendo leva sull'ignoranza e sui luoghi comuni. Sbandierano l'impresentabile “fascista” perché ci si esime da faticosi approfondimenti che sarebbero sintomi di serietà. Se infatti ragionassero in concreto, e non solo formalmente, sulla base degli interessi ebraici, non dovrebbero occuparsi delle vie dedicate ad Almirante o di proporre dei veto a Storace ma contrastare Alemanno per il progetto delle vie intitolate al mai troppo compianto Craxi e a Fanfani e magari chiedere lo sbattezzo di tutte le vie, piazze e università a nome di quel Moro alla cui tragedia il Mossad non fu estraneo. Ma non ci si può più fidare neppure di loro...

Morale della favola: hanno stufato davvero così come i gracidanti piddini (già piccini e comunque piccini picciò). Sogno una nazione in cui tutti questi censori da quattro soldi, questi buffoni, questi tragicatori, questi provocatori, stiano finalmente zitti e lascino il posto a persone serie. Non si tratta di cambi epocali, tipo uscire dal kali yuga, ma soltanto di recuperare la soglia minima della dignità.

Diciannove anni in galera

Dove comunismo e capitalismo vanno mano nella mano
Circa 130 persone sono ancora in carcere per aver partecipato alla protesta di piazza Tiananmen del 3 giugno 1989 in Cina. La Human Rights Watch, gruppo per la difesa dei diritti umani che ha sede a New York, ha chiesto che il regime cinese rilasci questi detenuti come prova dell'impegno promesso verso la tutela dei diritti dell'uomo in vista dei Giochi Olimpici.
6月1日

Boom!

Bombe a grappolo al bando unanime? Rifiutano solo Usa, Russia, Cina, India e Israele...
Con un fragoroso applauso è stata adottata all'unanimità la convenzione per la messa al bando delle bombe a grappolo. Un'"ampia vittoria per la società civile": così definisce l'accordo per la messa al bando delle bombe a grappolo  varato dall'assemblea plenaria dei rappresentanti di 109 paesi a Dublino il direttore della Campagna italiana contro le mine, Giuseppe Schiavello. "E' una vittoria straordinaria - spiega - E' un trattato raggiunto in pochissimo tempo, un anno e cinque mesi, ed è un successo perché mette al bando tutte le tipologie di 'cluster bomb', e ha superato le resistenze di chi voleva affossarlo.

Quando si dice prendere in giro l'universo. Bombe a al bando unanime? Rifiutano solo Usa, Russia, Cina, India e Israele, ossia i grandi produttori. Traduzione: non cambia nulla ma si convince, con poche parole, l'opinione pubblica che qualcosa si muove

I difensori della libertà

I collettivi assediano il preside di lettere che aveva osato concedere l'autorizzazione a un europarlamentare di ricordare i Martiri delle foibe
«Ci hanno di fatto sequestrato per almeno venti minuti. Lì fuori erano più di un centinaio, tutti dei Collettivi di sinistra. Non potevamo uscire. Poi hanno cercato di sfondare la porta prendendola a calci. Gridavano: "Dimettiti o ti mandiamo via noi", "Non ti faremo più insegnare", "Non potrai più mettere piede qui"». La voce di Guido Pescosolido, docente di Storia moderna e da sette anni preside della facoltà di Lettere all'università romana de «La Sapienza», non tradisce emozioni: «Sa, in sette anni di presidenza ho fatto il callo un po' a tutto. Ma questo episodio è oggettivamente gravissimo. Non mi è mai capitato di essere assediato in presidenza, con due segretarie e il collega Vittorio Vidotto, e di dover uscire scortato da venti poliziotti in borghese... » Cosa farà, ora, professore? «La situazione sta diventando insostenibile. Sto valutando il da farsi con la mia famiglia». Ovvero, pensa davvero alle dimissioni? «Non escludo alcuna decisione nei prossimi giorni. Anche perché temo per la libertà di insegnamento e la stessa vita democratica della facoltà. Alcuni colleghi, per esempio Lucetta Scaraffia, mi hanno segnalato casi in cui gruppi dei Comitati hanno tentato di far sospendere le lezioni o di imporre una discussione su fascismo e antifascismo. Se si comincia con questi metodi, mi pare obbligatorio aprire una riflessione approfondita e molto seria su quanto sta accadendo alla facoltà di Lettere». In sette anni Pescosolido insomma ha «fatto il callo». Ma un sequestro, no: non l'aveva mai visto né vissuto. Così come non gli era mai capitato (il fatto risale a mercoledì mattina, quando era stata organizzata una prima manifestazione anti-Pescosolido davanti alla presidenza della facoltà) di sentirsi toccare la spalla e di ascoltare una voce che gli chiedesse «senti, preside, ma quanti figli hai?». L'atmosfera a Lettere è inscandescente, dopo l'autorizzazione rilasciata il 14 maggio dal preside al convegno sulle foibe: gli scontri di via De Lollis martedì, i tre arresti domiciliari di due giovani di Forza Nuova e di uno studente dei Comitati, le manifestazioni dei Comitati a Lettere prima mercoledì e poi ieri mattina. Chiarisce Pescosolido: «Avevo scritto lunedì al prorettore vicario Luigi Frati. Vista la situazione e i recenti episodi in città, avevamo deciso la sera stessa di ritirare il permesso». Comunque i Collettivi accusano Pescosolido di aver «sdoganato», dato via libera a Forza Nuova. Il preside assicura: «Nelle forme in cui mi era stata presentata, appariva la sigla Lotta universitaria, non Forza Nuova. E io non autorizzo tutto ma solo le iniziative che possono rientrare nei fini istituzionale della facoltà. E mi chiedo: chi è che decide se si può o non si può tenere un convegno? Io, da preside, devo mettere i paletti. Ma da privato cittadino liberaldemocratico penso sia un errore non ascoltare estremisti di destra, di sinistra, di centro». Tra i relatori appariva però il nome del segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore. «Ho chiesto ad alcuni colleghi se lo conoscessero, la maggior parte non sapeva chi fosse, non è un nome ancora segnato sui libri di storia...». Torniamo a giovedì, al pianterreno di Lettere. Alle 11 si forma il corteo dei Collettivi. Ma poco prima delle 13 più di un centinaio di manifestanti sale la famosa scalinata di Lettere, imbocca il corridoio di sinistra e si piazza davanti alla porta della presidenza. Lì dentro ci sono Pescosolido, il suo collega Vittorio Vidotto («ero andato a chiedergli come stesse, sotto accusa com'è») e due impiegate. Pescosolido ha in tasca il numero di un telefono cellulare: quello di un poliziotto che, dopo la prima manifestazione di mercoledì e le denunce del professore, aveva assicurato che in caso di pericolo gli agenti sarebbero intervenuti. In realtà gli agenti, tutti in borghese, sono già lì davanti alla facoltà, confusi tra i manifestanti. Passano venti minuti di grida al megafono, di minacce. Poi i calci alla porta. Racconta Vidotto: «L'atmosfera era dura, tesa. paura? Una certa accelerazione del battito cardiaco c'è stata... se avessero sfondato la porta non so come sarebbe andata a finire». A quel punto Pescosolido chiama il numero di telefono. «Professore, siamo qui fuori. Vuole che chiamiamo rinforzi? ». Pescosolido chiede di non gettare benzina sul fuoco: desidera solo uscire per andare a a prendere la figlia a scuola. Il resto ricorda un blitz. Venti uomini aprono un varco tra i ma-nifestanti, spalancano la porta, conducono via prima le impiegate e Vidotto, infine il preside. Ma non gli fanno affrontare la scalinata dell'ingresso principale. Escono rapidamente dal retro del Museo dei Gessi, evitando il piazzale della Minerva. Ancora Vidotto, autore di molti libri su Roma: «Spero solo che questi episodi non si ripetano, che Pescosolido non diventi il bersaglio di una autentica campagna ostile, che non si assista a una escalation contro i docenti che la pensano diversamente dai Comitati.... Ma cosa sta accadendo in questa città? Vedo molti episodi. Sono davvero coincidenze temporali?» Chissà.