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4月30日
This is the end you know Lady, the plans we had went all wrong We aint nothing but fight and shout and tears
We got to a point I cant stand Ive had it to the limit; I cant be your man I aint more than a minute away from walking
We cant cry the pain away We cant find a need to stay I slowly realized theres nothing on our side
Out of my life, Out of my mind Out of the tears that we cant deny We need to swallow all our pride And leave this mess behind Out of my head, Out of my bed Out of the dreams we had, theyre bad Tell them its me who made you sad Tell them the fairytale gone bad
Another night and I bleed They all make mistakes and so did we But we did something we can never turn back right
Find a new one to fool Leave and dont look back. I wont follow We have nothing left. Its the end of our time
We cant cry the pain away We cant find a need to stay Theres no more rabbits in my hat to make things right
Out of my life, Out of my mind Out of the tears we cant deny We need to swallow all our pride And leave the mess behind Out of my head, Out of my bed Out of the dreams we had, theyre bad Tell them its me who made you sad Tell them the fairytale gone bad 4月29日
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| Si abbia il coraggio di andare fino in fondo nella logica della cultura del 25 aprile
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| Credo che l'Italia sia l'unica nazione al mondo che festeggia l'invasione del suo territorio: non era mai venuto in mente a nessuno. Certo una parte di italiani, invero assai sparuta, passò dalla parte del nemico nel settembre del 1943 quando il re coniglio e il primo ministro vigliacco scapparono a gambe levate nelle braccia del nemico e si affrettarono a chiamarlo amico. Quella piccolissima porzione d'italiani, alcuni per fede, altri per tornaconto, altri ancora per obbedienza, si misero a fiancheggiare l'avanzata del nemico, incuranti che questa fosse contrassegnata da bombardamenti di città, stupri e stermini di donne, violenze sui civili e persino eccidi ingiustificati. In poco meno di due anni la lunga marcia del nemico si concluse con la sua vittoria nella guerra. Ne derivarono eccidi, lo scempio vergognoso di Piazzale Loreto, epurazioni selvagge contrassegnate da regolamenti di conti per rivalità personali. Ne nacque la Repubblica fondata sull'accordo tra poteri affaristici, in particolare quelli mafiosi che avevano organizzato gli sbarchi americani in Sicilia e a Salerno e ottenuto in cambio la mano libera per i traffici sul versante tirrenico fino a Marsiglia. Ne seguì un periodo di lunga e vergognosa sottomissione internazionale accompagnata da un disprezzo nei nostri confronti, ancora oggi non del tutto sopito, dovuto appunto alle nostre capriole sfrontate. Al di là dei sentimenti non si capisce proprio cosa ci fosse da festeggiare, né tanto meno cosa ci sia da celebrare oggi.
Perché intervenne quella retorica
Allora una ragione per mitizzare quel 25 aprile c'era; ce l'aveva un'intera classe politica sconfitta dalla storia e dal fascismo, emarginata dalla nazione, che per venti anni era passata a vita privata (ma sempre assistita dal buon Benito) o all'esilio parigino con tanto di stipendio mensile (mai accaduto in nessun altro contesto o in nessun'epoca). Uno stipendio mensile che cresceva con l'aumento della vita perché bastò che una figlia di Saragat andasse dal Duce (che riceveva...) per lamentarsi del caro-vita perché il buon Benito allargasse i cordoni della borsa. Ora quella classe politica di falliti cercava un posto al sole e lo reclamava dal nemico vittorioso al quale si era offerta ossequiosa e incurante della sorte dei suoi compatrioti. Bisognava mitizzarlo quel 25 aprile perché si doveva creare un'aura di epos e di gloria che desse autorevolezza ai falliti di ritorno. Così intervenne la retorica intrisa di ogni menzogna. Al punto di capovolgere la realtà oggettiva delle cose. “L'invasore” non fu più chi ci bombardava dal mare, chi sbarcava sulle nostre coste, violentava le nostre donne, occupava le nostre città, ovvero il nemico di guerra, anglo/franco/americano, bensì il tedesco che pure non solo era nostro alleato ma si trovava in Italia a difendere la nostra terra chiamatovi addirittura dal re coniglio in persona poche settimane prima della sua ignobile fuga. E allora, sulla falsa riga di questa mistificazione chi si era battuto contro “l'invasore”, per un sogno di libertà, in nome del tirannicidio, era nobile e da mitizzare. La sconfitta italiana - ma la sua vittoria – diventava così festa nazionale. E il “mito” partigiano s'impadronì della cultura politica, letteraria e poi televisiva della penisola affranta.
Ora è tempo di scelte
Ora quella classe dirigente è sparita, morta di vecchiaia, dopo aver spolpato ogni bene dell'Italia e averla trascinata nella bancarotta. Che senso ha dunque continuare a celebrare il triste rito della contraffazione e il gusto dell'odio? Immagino che alcuni nostalgici delle rivoluzioni mancate, alcuni orfani degli arcobaleni e maniaci della legge di Lynch non possano fare altrimenti, ma il resto? Non si può superare questa stucchevole retorica resistenzialista, così come in molti iniziano a chiedere? Perché delle due l'una: o si supera quest'impasse o la si celebra fino in fondo. In tal caso si accetti e si esalti la cultura partigiana, quella dell'omicidio a freddo, del mordi e fuggi in nome di un sol dell'avvenire e di un qualsiasi tirannicidio. Si riprenda quella cultura che avvelenò gli animi negli anni Sessanta e Settanta da tutte le cattedre, da tutti gli schermi e che fece presa su migliaia di giovani che finirono per imitarli, e si facciano allora sfilare i Brigatisti Rossi che hanno di certo molti più numeri dell'Anpi.
Essi, infatti, hanno creduto alla retorica resistenzialista, ne hanno messo in atto il modello, sono insorti, hanno cecchinato, hanno ucciso. Ma, a differenza dei loro patrigni, non avevano alcun carro armato nemico da seguire e hanno quindi perso. E hanno pagato sulla loro pelle (e ovviamente su quella di molte loro vittime) la cultura del 25 aprile. Hanno trascorso dietro le sbarre periodi più lunghi del Ventennio mussoliniano e hanno, di certo, più titoli dei partigiani per camminare a fronte alta. Se la fronte può andare alta in marce fondate sull'odio e il rancore.
Gabriele Adinolfi |
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| La clamorosa sconfitta della giunta rossa che aveva sfidato la Dea Roma
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| Solo i romani possono capire. Da trentun anni la Città Eterna era dominata da un'oligarchia cresciuta nel partito comunista che, con la sola parentesi craxiana di Carraro, ha regnato ininterrottamente . L'oligarchia comunista ha amministrato la città con arroganza, demagogia e spartizione. Stipulato l'accordo forte con i palazzinari (e quindi con il quotidiano cittadino che è appunto di loro proprietà) la giunta rosso/verde/rosa ha stretto da sempre un patto oligarchico. Dando circenses al popolo (festival, eventi spettacolari) ma pane solo ai potenti, il Pci, poi Pds, poi Ds, poi Ulivo, ha sempre e soltanto perseguito una linea classista. Le periferie sono state penalizzate, fino a divenire praticamente isolate nei trasporti. La città è cosparsa di buche ma la giunta ha pensato sempre e soltanto a tracciare ovunque strisce blu, in maggioranza illegali, per rastrellare fondi. Fondi sperperati in obbrobri architetturali (il più atroce è quello che ha rovinato l'Ara Pacis) e in festini trimalchionici. Roma ha preso a somigliare ogni giorno di più a un'Itaca in mano ai proci. Proci sdegnosi, arroganti, tronfi, pieni di sicumera. Sembrava che uno strano sortilegio, quasi una magia nera, impedisse alla città di liberarsi dalla cappa soffocante del cartello Veltroni, erede a sua volta di quello Petruccioli. Poi però nel giochino con la magia nera i proci hanno esagerato. Il sacrilegio contro l'Ara Pacis non poteva non volgersi contro i profanatori; vieppiù perché gli fece seguito una mistificazione storico/archeologica concernente il Luperacale montata per cercare di fornire al nascente Pd un'inesistente radice tradizionale. Era troppo. Troppo per Roma e per la Dea Roma. Ma non era ancora abbastanza. Veltroni, con atteggiamenti da satrapo, ha provato a strumentalizzare persino lo strazio della famiglia Mattei e dall'alto del suo trono appariva invincibile, intoccabile. Sembrava matematicamente impossibile che il suo predecessore – successore designato perdesse la città, calando in soli due anni di ben diciotto punti in percentuale. Ma la Dea Roma se ne frega della matematica e ha deciso di punire i maghetti neri e di cacciare i proci. Solo un miracolo poteva produrre un tale rovesciamento, ma Roma è prodiga di miracoli; non è così raro che li compia, e l'ha compiuto anche in questa circostanza. Ora non sappiamo proprio cosa saprà fare la nuova giunta né se sarà più capace di quanto lo fosse quella della nomenklatura occupante; staremo a vedere. Una cosa però è certa: che quella gente se ne vada a casa (“andate a lavorà” cantava il popolo) è un'immensa soddisfazione. E, soprattutto, è la rivincita dell'Ara Pacis. Che poi questo sia avvenuto un 28 aprile ha un significato magico e celestiale. |
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| muore un camerata, ne nascono altri cento
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| Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi, assassinati dagli emuli dei partigiani, a Milano, il 29 aprile, a un anno di distanza l'uno dall'altro- In alto i cuori! | 4月25日
NAZIONI UNITE (Reuters) - di Louis Charbonneau
Un inviato della Libia presso le Nazioni Unite, che ieri aveva paragonato la situazione di Gaza all'Olocausto, oggi si è spinto oltre dicendo che vivere nella Striscia di Gaza è peggio che stare in un campo di concentramento nazista a causa dei frequenti attacchi israeliani."E' peggio che nei campi di concentramento", ha detto ai giornalisti il vice ambasciatore della Libia, Ibrahim Dabbashi. "Ci sono i bombardamenti quotidiani (da parte di Israele) ... a Gaza, che non c'erano nei campi di concentramento", ha aggiunto il diplomatico che ha il grado di ambasciatore.L'inviato di Washington Alejandro Wolff ha respinto le dichiarazioni fatte dall'inviato di Tripoli.Ieri, il diplomatico statunitense aveva deciso di lasciare la seduta del Consiglio di sicurezza in cui si discuteva di Gaza, dopo che Dabbashi aveva paragonato la situazione degli abitanti della Striscia a quella vissuta dagli ebrei durante l'Olocausto.Dopo aver abbandonato riunione, Wolff aveva detto ai cronisti che le dichiarazioni della Libia erano "indicative del livello di ignoranza storica e dell'insensibilità morale che stanno alla base dell'impossibilità del Consiglio di sicurezza di agire in Medio Oriente e di trovare un accordo di pace".Sia l'ambasciatore francese, che quello britannico, belga e costaricano hanno seguito il collega statunitense abbandonando la seduta del Consiglio di sicurezza dopo i commenti di Dabbashi.I diplomatici dicono che raramente prima d'ora era stato compiuto un simile gesto di protesta da parte di colleghi nei confronti di un ambasciatore alle Nazioni Unite.Israele ha ufficialmente ritirato le sue truppe dalla Striscia di Gaza nel 2005, ma ne controlla ancora lo spazio aereo, quello marittimo e le frontiere di terra.L'esercito dello stato ebraico compie regolarmente incursioni nella Striscia, che dal giugno scorso è controllata dal movimento islamico di Hamas.Dopo essere stata isolata per anni dalle potenze occidentali, l'anno scorso la Libia è stata eletta al Consiglio di sicurezza dell'Onu dopo che gli Stati Uniti hanno sollevato il loro veto.Nei mesi scorsi, le Nazioni Unite hanno avvertito che la chiusura dei confini di Gaza, imposta da Israele nel gennaio scorso a causa del continuo lancio di missili sul suo territorio, avrebbe causato una crisi umanitaria per il milione e mezzo di persone che abitano nella Striscia, che sopravvivono solo grazie agli aiuti provenienti dall'estero.
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| Con un titolo che fa più sessantanove, il vecchio commissario politico si ricicla a destra
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| Da oggi, sul quotidiano Libero diretto da Vittorio Feltri, Mario Capanna, il leader del sessantotto milanese (particolare per la violenza, l'ottusità e l'antifascismo...) firmerà una rubrica settimanale “Sottosopra” |
| Da Delhi a Raj Ghat
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| Ricordo brevemente che 226 sono i morti delle ultime settimane in Tibet, le regioni limitrofe, Xinijang e mongolia del sud. Il mondo deve essere molto riconoscente a questi martiri Tibetani e questo non solo per la giusta causa del Tibet ma perchè è grazie a questi martiri che i crimini comunisti cinesi appaiono di nuovo sulle pagine dei nostri giornali e l'ipocrisia delle Nazioni Unite e delle istituzioni sportive, politiche e finanziarie internazionali diventa sempre piu' palese E' solo grazie a loro che molti, di diverse opinioni politiche, si riuniscono in questa giusta grande battaglia.... segue comunicato sulla marcia di ritorno a casa...
Nuova Delhi, 18 aprile 2008 (ore 22.00) Questa mattina alle nove, circa 120 marciatori si sono radunati nel cortile del Gurudwara (tempio della religione Sik) di Majnukatilla, il quartiere tibetano di Delhi, per cantare l’inno tibetano. Il morale dei marciatori è alle stelle e sono tutti felici ed eccitati all’idea che dopo più di un mese stia per ripartire la “Marcia Verso il Tibet ”. Si tratterà della terza fase della “Marcia”. La prima si è conclusa il 14 marzo scorso quando l’iniziale gruppo di 100 marciatori venne arrestato nella cittadina di Dhera (Himachal Pradesh). La seconda fase è iniziata il 16 marzo a Dhera, nel momento in cui il secondo gruppo di marciatori si mise in cammino fino alla cittadina di Ahmedpur (Punjab) dove il 23 marzo venne annunciato che la “Marcia Verso il Tibet” si sarebbe fermata per circa un mese. E domani inizierà a Delhi la terza fase. Alle 10 di mattina i marciatori si riuniranno a Raj Ghat (il luogo in cui sono custodite le ceneri di Gandhi) per pregare e rendere omaggio al Mahatma. Subito dopo i responsabili delle 5 NGO’s che organizzano la “Marcia” terranno una breve conferenza stampa per annunciare ufficialmente l’inizio della terza fase e la nuova partenza. Per quanto riguarda ieri, la Tibetan Youth Congress ha organizzato la protesta contro la sfilata della torcia olimpica a Delhi. 403 militanti della TYC, tra cui una ragazza di non ancora diciotto anni, sono stati arrestati. Sono stati prelevati dalla polizia in varie parti di Nuova Delhi e rinchiusi in differenti stazioni di polizia. In quella di Mayapuri, su 86 imprigionati, un ragazzo ed una ragazza hanno riportato fratture multiple agli arti mentre 3 ragazze sono state picchiate.
Il Tibetan Solidarity Committee ha organizzato la sfilata di una torcia della libertà, alternativa a quella ufficiale che ha riscosso un enorme successo.
Karma C.
corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: “Il Blog di Piero Verni”(www.olistica.tv); “Dossier Tibet” (www.dossiertibet.it); “Associazione Italia-Tibet” (www.italiatibet.org); “Il Sentiero del Tibet” (www.ilsentierodeltibet.it); “Giotibet” (www.giotibet.com); “Laogai Research Foundation Italia” (www.laogai.org) |
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| Gli operai spiegano ai compagni perché votano Lega: “voi vi occupate solo di zingari, gay e ladri e siete incomprensibili snob”
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| “Un partito che pensa solo agli omosessuali e agli zingari, mentre dei lavoratori se ne è sbattuto fino all'altro giorno” E' il commento lapidario di Luca, quaranta anni, operaio Fiat alle carrozzerie Mirafiori da undici. Tira un vento gelido in corso Settembrini mentre uno sciame di operai entra dalla mitica porta due dentro lo stabilimento metalmeccanico più importante d'Italia. Pochi metri più in là c'è la cinque, quella nel 1980 fa era chiamata "porta Karl Marx." Venti giorni fa Franco Giordano era venuto a volantinare proprio tra questa gente e l'accoglienza era stata fredda ma non rabbiosa, come invece era capitato qualche mese prima ai capi dei sindacati. La sensazione è che gli operai di Mirafiori abbiano assistito alle elezioni come si assiste alla finale di coppa del mondo tra Brasile e Germania: in qualcosa di interessante sì, ma lontano. Poi è arrivata il ceffone della disfatta inaspettata della Sinistra Arcobaleno, che ha assunto un valore molto superiore rispetto alla vittoria della destra. Se venti giorni fa nessuno aveva voglia di parlare ieri invece le lingue erano più sciolte, un profluvio di commenti duri e spietati. Roberto: “Un partito che difende i ladri (rumeni, ndr) che rubano nelle nostre case, incapace di farci aumentare gli stipendi che sono da anni sempre uguali. Ho votato Lega”. Giovanni: “Batosta necessaria, anche se troppo violenta. Ci speravo che la Sinistra Arcobaleno perdesse duro, ma non così tanto. Io ho votato Pd non per convinzione ma proprio per far perdere Rifondazione. Fino all'ultimo ero indeciso se votare Lega. Mi sembra infatti quest'ultima quella che in questo momento è più vicina ai lavoratori”. Francesco: “Quando parlano alla televisione quelli di sinistra io non capisco un cazzo di quello che dicono. Usano paroloni... la globalizzazione... il movimento... Tutte menate, a noi interessa lo stipendio, vivere un po' meglio, avere due soldi in più in tasca. Basta. Rifondazione dice che è stata una vittoria aver ritirato le truppe dall'Iraq e io rispondo: e a me cosa ne viene in tasca?”. Roberto: “Ma noi cosa c'entriamo con Pecoraro Scanio? L'ambiente? Sì è importante ma io voglio sentire suonare altre corde, quelle che mi toccano direttamente. Mi dispiace, sono deluso ma dopo molti anni ci voleva”. Annamaria: “In Fiat hanno votato in massa la destra. Sono degli irresponsabili... venerdì c'era un sacco di gente che sghignazzava sulla vittoria di Berlusconi, diceva che era giunto il momento di far rubare un po' anche lui... La classe operaia non esiste più, gli operai sono persone il cui unico sogno è cambiare lavoro, fare un po' di soldi e sbattersene di tutto il resto”. Gianni: “Questa notte non ho dormito. Sono incazzato e deluso. Ho votato Sinistra Arcobaleno e così tanti come me dentro questa fabbrica. Moltissimi che sostengono di essersi astenuti in realtà hanno scelto la Lega. Soprattutto i giovani sono di destra, quando li sento parlare mi sembra di avere davanti Calderoli”. Il discorso generazionale appare importante. I più anziani sembrano aver preso almeno in considerazione l'ipotesi di votare Sinistra Arcobaleno, forse per ragioni storiche. I giovani invece paiono essere semplicemente disillusi o di destra. Commenti a caso tra i volti poco più che imberbi che entrano in fabbrica: “Non me ne frega niente, Bertinotti veste il cachemire io guadagno mille euro al mese. Una volta ho visto Ferrero arrivare con la Renault 5 tutta scassata. Lui mi piace invece. Sono cose importanti per noi queste...”, qualcuno parafrasa anche Trotzkj: "prima distruggere, poi costruire".
Gli operai con i capelli bianchi sono attoniti, la loro analisi racconta di un mondo operaio che non riconoscono più, arrabbiato con tutti, siano essi padroni o sindacati. “Davanti a questa porta ventotto anni fa volevamo cambiare il lavoro in Italia... Penso che quello che è successo ieri sia l'ennesimo frutto avvelenato di quella sconfitta”. E per il futuro? Il domani non esiste anche se vi è un diffuso timore che la mancanza della sinistra in parlamento apra le porte alle peggio situazioni: “Veltroni farà l'opposizione? Siamo a posto...” Riguardo la sinistra e le sue scelte prossime venture mancano i suggerimenti: gli operai sono preoccupati dal crollo delle vendite di auto in Europa, Fiat compresa. Il destino della sinistra interessa quei pochi iscritti alla Fiom che resistono dentro la fabbrica, gli altri pensano che domani sarà un altro giorno, uguale a ieri. |
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| Novant'anni fa moriva l'asso dei cieli
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| Il 21 aprile del 1918 a Vaux sur Somme, sul fronte francese, viene abbattuto dal nemico il barone Manfred von Richthofen, il più grande talento della storia dell'aviazione, conosciuto già all'epoca come il "Barone Rosso" per aver fatto dipingere, quasi per sfida, di quel colore il suo aereo per farsi identificare meglio. Una figura a cavallo tra due ere, metà condottiero medievale e metà soldato tecnologico, protagonista di quella Grande Guerra che a sua volta segnò un importante spartiacque tra la vecchia e la nuova concezione dell'evento bellico. Nato il 2 Maggio 1892 a Breslau, nella Slesia, da famiglia molto facoltosa, il giovane asso ottiene ben ottanta vittorie aeree confermate durante l'intero conflitto prima di essere abbattuto. Accade il 21 aprile 1918. Quasi per pudore, nessuno dei militari alleati intende rivendicarne l'uccisione che viene attribuita al capitano Roy Brown. Questi, tuttavia, non rivendica l'abbattimento, che è infatti probabilmente merito del sergente Popkin o dell'artigliere Robert Buie della contraerea australiana. Richtofen viene sepolto dagli inglesi e la sua bara salutata dalla rituale salva di fucile, con una cerimonia identica a quella riservata agli alti ufficiali inglesi. Un caccia inglese sorvola il campo-base tedesco di Cappy lanciando il seguente messaggio: "Al corpo d'aviazione tedesco. Il cavaliere barone Manfred von Richtofen è stato ucciso in battaglia il 21 aprile 1918 e seppellito con tutti gli onori militari". Non aveva nemmeno ventisei anni. Prese il suo posto al comando della squadriglia il suo vice, Hermann Goering |
| Novantaquattro anni fa nasceva l'asso dei carri della Seconda Guerra Mondiale
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| Il 22 aprile 1914 da famiglia contadina nasceva a Vogelthal Michael Wittmann. Nei Tigre egli sarebbe divenuto il miglior cacciatore di carri nemici. Nella sola battaglia di Bielogrod distrusse da solo trenta unità sovietiche. Pluridecorato e ammesso per i suoi meriti all'accademia di Bad Tölz, Wittmann sarebbe caduto a trent'anni sul campo dell'onore impegnato in una lotta impari contro gli angloamericani. |
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| Non lasciare sola Azione Universitaria di Bari a battersi contro lo svilimento dell'Ateneo
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| BARI - Aldo Moro è stato lo studente e il docente più illustre dell'Università di Bari. Ma nel trentesimo anniversario della morte la sua facoltà ha voluto prendere le distanze dallo statista democristiano rapito e ucciso dalle Brigate rosse. Il consiglio di Giurisprudenza ha bocciato la proposta di intitolare l'ateneo barese ad Aldo Moro, votando contro l'iniziativa portata avanti dal rettore Corrado Petrocelli. Un fulmine a ciel sereno, che ha scosso il mondo accademico pugliese e non solo. Una decisione inaspettata che, a pochi giorni dallo scandalo degli esami venduti, ha riportato alla ribalta l'ateneo di Bari che ancora oggi ha l'antica intestazione: Università Benito Mussolini. L'ateneo barese infatti porta ancora il nome del duce, che nel 1925 lo inaugurò. Dopo la caduta del fascismo, l'intestazione "Benito Mussolini" è lentamente scomparsa dalle targhe, dai timbri e dai certificati di laurea emessi dall'università. Ma non è mai stata ufficialmente abrogata. Anche per questo il rettore Corrado Petrocelli voleva approfittare del trentesimo anniversario dell'assassinio di Aldo Moro per voltare definitivamente pagina. La sua proposta è passata all'unanimità sia in Senato accademico che in consiglio d'amministrazione. Prima di inoltrare la richiesta al ministero dell'Università, il rettore ha voluto sottoporre a tutte le facoltà del secondo ateneo del Mezzogiorno la nuova intestazione: "Università del Levante Aldo Moro". Ma, a sorpresa, la bocciatura è arrivata proprio da Giurisprudenza. Con una netta maggioranza il consiglio di facoltà si è espresso contro questa decisione. Pochi minuti dopo avere votato no, i rappresentanti di Azione universitaria, il collettivo studentesco di estrema destra, diffondevano un comunicato per esprimere la loro contrarietà ad intitolare l'ateneo ad un "uomo politico di parte". Ne è nato un vespaio. L'onorevole Gabriella Carlucci, rieletta in Puglia per la seconda volta nel Pdl, ha definito le dichiarazioni degli studenti "al limite del cretinismo militante". E ha promesso: "Sarà mio preciso dovere dimdeputato eletto in Puglia fare il possibile e l'impossibile perché la più grande università pugliese sia intitolata ad Aldo Moro".
Ma il voto contro Aldo Moro non è arrivato solo dalle associazioni studentesche politicizzate. Anche il preside di Giurisprudenza, dopo aver espresso parere favorevole in Senato accademico, in consiglio di facoltà ha votato contro la proposta del rettore. "In Senato ho votato sì - dichiara - perché mi sono attenuto all'opinione della maggioranza. Ma già lì avevo espresso i miei dubbi. Non capisco tanto clamore, comunque, e non sono affatto d'accordo che questo voto sminuisca la figura di Moro. Sono contrario ad intitolare a lui l'ateneo perché penso che il processo di mitizzazione dello statista e del martire delle Br farebbe passare in secondo piano la figura dell'uomo Aldo Moro". Nel frattempo, in questo modo, l'ateneo resta intitolato al Duce. Ma il parere espresso dal consiglio di facoltà alla fine non potrà determinare l'affossamento della proposta del rettore. Ieri la facoltà di Giurisprudenza di Taranto ha votato a favore del cambio d'intestazione. Se, dopo che tutte le facoltà esprimeranno il proprio parere, il cambio di denominazione sarà accettato dal Senato accademico, l'ultima parola spetterà al futuro ministro dell'Università. Il rettore Corrado Petrocelli attende quell'evento senza preoccupazione: "Credo che Aldo Moro, in quanto nostro docente più illustre, per l'attenzione che ha sempre dimostrato verso l'università e per il modo in cui è stato ucciso, possa rappresentare tutti i docenti e i professori dell'università di Bari".
L'Università di Bari cambiare il nome da Mussolini a Moro? Più inflazione di così si muore: Conta poco ma divertiamoci a votare no! http://temi.repubblica.it/repubblicabari-sondaggio?pollId=633 |
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| L'inno antifascista delle brigate “rivoluzionarie” è una canzone yiddish incisa negli Stati Uniti
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| Bella ciao vietata ad Alghero. Il sindaco, Marco Tedde, esponente del Popolo della Libertà, ha chiesto alla banda di non eseguire il canto partigiano il prossimo 25 aprile. La prima reazione alla decisione di Tedde è stata quella del deputato uscente del pdci, Elias Vacca, algherese anche lui. “Hai detto una cosa giusta e una sbagliata. Quella sbagliata è che Bella ciao sia un patrimonio dei soli comunisti, quella giusta è che divide. Certo, divide i fascisti dagli antifascisti; perché l'antifascismo è un valore costituzionale condiviso da cattlici, socialisti, sardisti, repubblicani e liberali”. La Bella ciao che oggi vuol essere dimenticata da un sindaco del PdL, con altro significato era conosciuta anche dalle mondine padane nel dopoguerra. E adesso pare che la stesa Bella ciao sia di origine yiddish, come riporta un recente articolo di Jenner Meletti su Repubblica. Un cd intitolato “Klezner – Yiddish swing music” comprato due anni fa a Parigi da un ingegnere di Borgo San Lorenzo in vacanza contiene il brano di musica popolare dell'est Europa, “Koilen” di Misha Ziganoff, datato 1919 e inciso negli Stati Uniti, Musica del tutto uguale all'italiana “Questa mattina mi son sevgliato e ho trovato l'invasor”... |
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Area 19 si è finalmente manifestata a Roma occupando al Villaggio Olimpico per ridare ai cittadini un quartiere devastato intorno all'auditorium
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Area 19 si è finalmente manifestata a Roma.
Accorrete! | 4月19日 Un uomo si reca con una bellissima ragazza da Tiffany. Insieme scelgono un diamante da 50.000 Dollari. Quando l'uomo vuole pagare estrae il suo libretto degli assegni e ne compila uno per il valore dell'acquisto. Il venditore lo guarda con aria preoccupata. L'uomo intuisce il suo stato d'animo e dice al venditore: 'So di non essere un cliente abituale ed immagino che lei si stia chiedendo se il mio assegno é coperto...' Beh! Allora facciamo cosi`, oggi é venerdi`, sono le 17 e le banche sono ormai chiuse. Tenga l'assegno ed anche il gioiello. Lunedi`, all'apertura delle banche, dopo aver riscosso l'assegno, fa recapitare immediatamente il gioiello alla mia accompagnatrice.' Il venditore si tranquillizza. Il lunedi` successivo il venditore si reca in banca, qui pero` gli comunicano che l'assegno non é coperto. Il venditore richiama subito il cliente, il quale gli risponde: 'Puo` tranquillamente stracciare l'assegno e tenersi il diamante, ormai me la sono gia` trombata!'
MORALE: MAI FIDARSI DI CHI NON PAGA IN CONTANTI E.......... .................... ATTENTE A DARLA VIA IL VENERDI' SERA!!! 4月14日 "La rimonta c'è ed è impetuosa", commentava a caldo Giuseppe Lumia (Pd) ai primi risultati degli exit poll. "Adesso aspettiamo i risultati concreti. Ci potrebbe essere una nostra vittoria di misura".
AH AH AH AH 4月9日
Pensiero Scientifico
Sesso, soldi, sangue, sport e salute sono le cinque S del giornalismo. Nel cervello dell'uomo medio c'è di sicuro posto per le due riguardanti sesso e soldi... per le restanti ci vuole esercizio. Infatti, se un uomo eterosessuale guarda una serie di immagini di donne o l'immagine di oggetti costosi che presuppongono il possesso di grosse somme di denaro, il circuito neuronale che si attiva è il medesimo. Lo ha dimostrato una ricerca condotta, pensate un po', tra gli studenti della Stanford University; la ricerca è stata pubblicata sull'ultimo numero della rivista Journal NeuroReport. I futuri dirigenti degli Stati Uniti e forse anche di multinazionali sparse in tutto il mondo in testa hanno sesso e soldi come chiodo fisso. Il termine chiodo fisso secondo gli scienziati che hanno condotto la ricerca in fisiologia si tradurrebbe così: "l'attività cerebrale in risposta a questi stimoli è mediamente maggiore che nel cervello delle donne; quindi gli uomini reagiscono prima e con più enfasi a questi stimoli". Un mese fa dopo il caso del Governatore dello Stato di New York Eliot Spitzer costretto alle dimissioni da uno scandalo sessuale un altro articolo scientifico aveva dimostrato che se gli uomini potenti che hanno tutto rischiano facendo delle stupidaggini è per colpa degli ormoni. Insomma, una volta il cervello, una volta gli ormoni, risultato: è una questione di "costituzione". La natura li ha fatti così. A nulla, pare, serva il contesto sociale, l'interazione con gli altri. Del resto se persino dei ragazzi di 20 anni della prestigiosa Università di Stanford non pensano alla laurea ma al sesso e ai soldi allora non è questione di istruzione, è un dato da assumere come "di fatto". Se lo dicono la scienza e Stanford... Fonte: University of Stanford.
emanuela grasso 4月8日
A quasi 60 anni dalle rivolte represse nel sangue di migliaia di tibetani da parte dell’occupazione cinese (di cui moltissimi monaci e civili internati nei Laogai), che hanno portato il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, a vivere dal 1959 in esilio a Dharamsala in India, le Olimpiadi che Pechino a pochi mesi dai Giochi sbandiera come esempio mondiale di pace e di fraternità universale, fanno sapere al mondo che al posto dell’accensione della fiaccola olimpica, sta bruciando la fiamma nel cuore di questo nobile popolo. Atleti tibetani chiedono di poter partecipare alle Olimpiadi sotto la bandiera del Tibet, ma il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) non risponde alla loro richiesta inviata ad agosto 2007. Così più recentemente e a causa dei massacri, la Team Tibet ha giustamente ritirato la sua domanda di partecipazione. Per le cerimonie previste d’inizio e fine Giochi, verranno allora proposte performance (falsificate) di danzatori tibetani sorridenti sotto la bandiera cinese, mentre nella realtà a Lhasa e nel Tibet intero, la popolazione locale viene segregata? L'ultima parola su questo spetterà al tipo di propaganda che verrà effettuata in occasione delle Olimpiadi, sempre che non ci sia un auspicabile (ma poco realizzabile) boicottaggio della competizione visto lo spegnimento simbolico della torcia a Parigi di questi giorni. Ma perchè sta succedendo tutto questo? Forse perchè il genocidio spirituale perpetrato alla tradizione e cultura tibetana nasconde un genocidio economico molto redditizio. Le alte vette himalayane sopra i 4000 mt. oltre che essere una regione fredda e impervia per viverci, conservano anche una preziosa terra ricca di minerali. Così, assetati da queste invidiabili risorse, gli scienziati cinesi ricercano continuamente miniere di rame, uranio e alluminio da depredare ai locali che sono così costretti ad abbandonare i loro pascoli e a trovare lavoro nelle fabbriche schiaviste cinesi. Il turismo, con il suo strascico di alberghi, karaoke, prostituzione, è tutto in mano ai milioni di coloni cinesi, che emigrati nella regione tibetana né stanno violentando la loro cultura ancestrale. Non solo, la linea ferroviaria che collega il Tibet con diverse grandi città della Cina potrebbe, secondo il Dalai Lama, "condurre ad un genocidio culturale" portando nella regione altri lavoratori cinesi. "Una ferrovia - continua la massima autorità temporale tibetana - è sempre molto utile quando viene costruita in un'ottica di sviluppo, non quando è politicamente motivata da un desiderato cambiamento demografico". La ferrovia è progettata "a tappe": la prima collega Lhasa, capitale del Tibet, con Xining, città che si trova a 1.956 Km. di distanza, nella provincia centrale del Qinghai. La linea si sviluppa anche oltre Xining, attraversando la catena montuosa che divide il Tibet dalla Cina ad un altitudine di 5.072 metri. Il costo del progetto ha superato i 4 miliardi di dollari. La scomoda verità, è che la ferrovia serva in realtà per impossessarsi della totalità delle risorse del Tibet, visto che questi per loro spirito e rispetto della Natura le hanno lasciate incontaminate e al loro posto. Così senza più alcun insegnamento della religione e delle lingue tibetane, senza più nessuna esibizione o devozione al Dalai Lama e con un controllo di ferro sui monasteri e i civili grazie allo spiegamento di oltre 100.000 soldati cinesi, la tradizione solare tibetana rischia di essere sepolta e soffocata irrimediabilmente. Nel 1995 il controllo di Pechino è giunto perfino a determinare il “vero” Panchen Lama, eliminando quello riconosciuto dal Dalai Lama e in più tutte le reincarnazioni dei Buddha, per essere “vere”, devono avere l’approvazione del Partito Comunista Cinese. Ma come mai questo Occidente democratico, così attento alle questioni umanitarie non interviene duramente? Perchè le grandi potenze che in una sorta di Super Polizia Mondiale sono sempre pronte a debellare il terrorismo islamico o a "convertire" le dittature anti-democratiche, fanno finta di non sapere che il regime marxista cinese è forse la più brutale e ignobile dittatura oggi esistente? La risposta l’avete tutti sotto gli occhi. La Cina è una piovra impressionante a livello commerciale e potrebbe diventare per gli Usa l’antagonista in una futura guerra fredda. Questo imponente e prepotente sviluppo quindi non può essere fermato, anche perchè fa gola alle grandi lobbies finanziarie e non, fare affari remunerativi con il Dragone! Del resto i cinesi non rappresentano un miliardo e mezzo di futuri clienti-consumatori, fondamentali per una soddisfacente logica di mercato?
Cosa possiamo fare Noi con 12 AZIONI DI DISTURBO - Nel nostro quotidiano ognuna di queste può contribuire ad un sostegno effettivo alla causa tibetana La Comunità Tibetana in Italia
4月7日
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| Stupore e imbarazzo da parte delle vestali della carta stampata
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“Stop killing, salva Tibet”. Questo il messaggio d'apertura del corteo di soliderietà al popolo tibetano, impresso su un lenzuolo insanguinato sul quale è disegnato con manette il simbolo delle olimpiadi. Il corteo, al quale hanno preso parte alcune centinaia di persone, è appena partito da piazza Navona e si sta dirigendo verso piazza San Marco. “Governo cinese, vergogna!”, “Lunga vita Dalai lama”, “Stop al massacro”,gridano in coro i manifestanti. Alla manifestazione, organizzata dai Radicali e dall'associazione Nessuno tocchi Caino, partecipano, tra gli altri, rappresentanti della comunità tibetana in Italia, alcuni monaci tibetani che camminano pregando, e un gruppo di aderenti al centro sociale di destra Casa Pound, che si distinguono, in coda al corteo, per sventolare decine di bandiere tricolore.
| 4月6日
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| Possiamo andar fieri delle nostre colonie. I Somali corsari danno una lezione ai compatrioti di Domenech
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Pirati hanno abbordato e preso d'assalto un grande veliero di lusso francese, il Ponant, che navigava al largo della Somalia. Gli aggressori, scrive l'AFP, tengono in ostaggio una trentina di membri dell'equipaggio. Il Ponant è stato "vittima di un atto di pirateria nel primo pomeriggio mentre navigava tra la Somalia e lo Yemen" ha detto il capitano di vascello Christophe Prazuck dello stato maggiore della difesa francese. Secondo quanto riferito dall'ufficiale alla AFP il tre alberi non avrebbe avuto passeggeri a bordo. "Mezzi militari francesi e della Task force 150 (una forza marittima sotto comando Usa) sono presenti nell'area. "Hanno permesso di confermare la situazione e di seguirne l'evoluzione" ha aggiunto l'ufficiale. FRANCIA APPLICA PIANO ANTI-PIRATI Il governo francese ha deciso di applicare un piano contro la pirateria in mare che prevede la mobilitazione di tutti i mezzi disponibili nella zona interessata. La decisione di dare via libera al piano è stata presa dopo che era arrivata la notizia dell'abbordaggio da parte di un gruppo di pirati di un grande veliero francese a tre alberi, il Ponent, e del sequestro del suo equipaggio, una trentina di uomini. Un portavoce dell'ufficio del primo ministro ha ricordato anche che è stato deciso di entrare in contatto con le forze armate Usa che hanno nella zona un importante dispositivo militare a Gibuti. Anche la Francia dispone sempre a Gibuti di una base militare ed ha a disposizione un pattugliatore aereo marittimo, un Atlantique 2. Secondo fonti militari francesi non sarebbero stati sparati colpi d'arma da fuoco nel corso dell'abbordaggio. La maggior parte dell'equipaggio sarebbe inoltre composta da cittadini francesi. L'armatore dell'imbarcazione di lusso che al momento dell'assalto stava dirigendosi verso lo Yemen è la CMA-CGM. Il tre alberi proveniva dalle Seychelles senza passeggeri e doveva raggiungere il Mediterraneo. L'aggressione è avvenuta all'altezza del golfo di Aden. |
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