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3月29日
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| Mentre inglesi, israeliani, libici e francesi si facevano e ci facevano la guerra a casa nostra, i tedeschi pensavano a Bolzano
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Il ministero degli Esteri della Germania Occidentale finanziò in segreto per otto anni, dal 1969 al 1976, gli altoatesini di lingua tedesca. Un fiume di denaro che il settimanale Der Spiegel, che pubblica la clamorosa rivelazione sul suo ultimo numero, stima nell’equivalente di 10 milioni di euro di oggi. Quei soldi arrivarono sottobanco, scrive il settimanale tedesco citando documenti del ministero degli Esteri resi pubblici solo di recente, in provincia di Bolzano per sostenere una Volkstumspolitik (politica di identità di un popolo): in pratica la separazione etnica tra germanofoni e italiani. Sarebbero stati impiegati con finalità culturali, per formare insegnanti di lingua tedesca e finanziare borse di studio. Ma va ricordato (e Der Spiegel lo fa) che quelli erano ancora gli anni dei Bumser, i bombaroli sudtirolesi che a partire dal 1957 avevano fatto ricorso a metodi terroristici nel tentativo di staccare l’Alto Adige dall’Italia per annetterlo all’Austria. Clamoroso e certamente imbarazzante per la Germania è il fatto che il governo di Bonn ingannò consapevolmente quello di Roma, suo alleato nella Nato e nell’allora Comunità Europea. Secondo lo Spiegel ciò avvenne anche prima del 1969: allora sarebbero state inviate a Bolzano somme di importo sconosciuto dal ministero delle Questioni Intertedesche. Ma dopo quell’anno fu il ministero degli Esteri di Bonn a far pervenire ai separatisti dell’Alto Adige cospicui finanziamenti in maniera strettamente confidenziale, aggirando le abituali procedure legali di bilancio. Che l’obiettivo fosse il sostegno al separatismo etnico risulta con evidenza da un passaggio di un documento del ministero degli Esteri tedesco-occidentale, dove si chiariva che il denaro serviva a portare avanti la Volkstumspolitik con mezzi in un certo senso cospirativi. A Bonn non tutti erano d’accordo su tali metodi. Un documento del 1973 testimonia di questi contrasti: alcuni diplomatici chiedono di ricondurre alla legalità i finanziamenti occulti a Bolzano, inserendoli in normali programmi per la politica culturale all’estero. Ma la motivazione non è nobilissima: “Non ci si può permettere di essere scoperti”. |
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| In un duello a distanza la Santanché dà una bella lezione alla Nipotini. E soprattutto ricorda quello che il nonno fece per tutti noi
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| «Nel partito ove è stata sino a qualche settimana fa la Santanchè è sempre stata protetta a discapito del merito a partire dalla elezione in Parlamento, sempre avvenuta orizzontalmente grazie ad un posizionamento d'onore nel listino bloccato, l'ultima volta dietro a Fini», ha detto la leader di Azione Sociale. “Oggi, ancora una volta orizzontalmente, in quanto scelta come candidato premier da un protettore politico, ha la pretesa di voler indicare alle donne chi meglio le rappresenta”.
“Quanto ad Alessandra Mussolini – ha ribadito la Santanchè - credo che suo nonno, Benito, si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi ha definito il fascismo il male assoluto".
«Proprio stanotte - ha obiettato la nipote del Duce - ho sognato mio nonno Benito e mi ha detto cosa pensa della Santanchè». Una frase che ha provocato una replica della Santanchè, tramite lettera: «Cara Alessandra, ti rivelo io riservatamente cosa ti ha detto ieri notte nonno Benito in sogno - scrive la Santanchè - Mia amatissima nipotina, non dovevi essere proprio tu e non la Santanchè a ricordare agli italiani, come ha fatto oggi a Napoli con la schiena dritta e il petto in fuori, che senza Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l'Inps, i diritti per le donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D'Annunzio, la grande architettura e le grandi bonifiche? Ti perdono mia carissima Alessandra perché non sai quello che fai e con chi stai anche perché senza Mussolini neppure il tuo Fini sarebbe mai esistito politicamentè. Con comprensione, tua Daniela». |
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| ma anche si. Veltroni va in Sicilia e si scaglia contro la mafia, eppure il programma del Pd è stato scritto da gente vicina al clan mafioso dei Santapaola!
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| REGGIO CALABRIA, 28 MAR - 'Il Pd cerchera' di distruggere quei poteri che impediscono al Sud di sviluppare le proprie potenzialita'', afferma Veltroni. 'Sono i momenti questi - aggiunge Veltroni - che i poteri criminali si muovono perche' vogliono rappresentanti nelle istituzioni, vogliono controllare gli appalti. In questo momento staranno discutendo, si staranno muovendo per decidere cosa fare. Possono decidere quello che vogliono ma devono solo decidere di non votare per il Pd'. |
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| Rivoluzioni arancioni, gangsters, gentiluomini nostrani, interessi inconfessabili, convergenze spregiudicate e, di contro, simboli solari e spiritualità
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| Le rivolte di monaci e di nazionalisti tibetani contro l’autorità cinese a Lhasa hanno dato il via ad una serie di dibattiti che vedono due posizioni contrapposte. C’è chi è schierato decisamente e incondizionatamente con i tibetani (e tra questi qualcuno ritiene che le Olimpiadi che si svolgeranno a Pechino meritino il boicottaggio), e chi invece pensa che quella scoppiata in Tibet sia una protesta ispirata da potenze occidentali allo scopo di far trionfare anche in questa parte di mondo una nuova rivoluzione democratica in funzione anticinese e pro statunitense.
Ancora una volta ci troviamo su posizioni diverse rispetto a quelle di entrambi gli schieramenti, e, pur avendo una parziale comprensione per coloro che sospettano lo zampino di Washington dietro agli avvenimenti di Lhasa, riteniamo pura oppressione l’azione condotta da Pechino contro il popolo tibetano.
Le rivoluzioni arancioni
Ci spieghiamo. Le cosiddette “rivoluzioni arancioni” (che ovviamente nulla hanno a che vedere con il colore delle vesti dei monaci buddisti) che hanno investito l’Europa negli ultimi anni, e che marciavano sulla fanfara e sui dollari americani, hanno giustamente diffuso tra chi è più attento alle questioni di geopolitica, un senso di diffidenza nei confronti di ogni movimento che possa in qualche modo ricordare queste operazioni pianificate dal Dipartimento di Stato.
In questa diffidenza ci riconosciamo, e troviamo l’unico punto di incontro con coloro che oggi, per la questione tibetana, fanno gli avvocati difensori della Cina.
La diffidenza è giustificata: a Dharamsala, la città indiana in cui è ospitato il governo in esilio del Tibet, sventolano decine di bandiere a stelle e strisce. Lo stesso cosiddetto leader spirituale dei Tibetani, e dei Buddisti in genere, il Dalai Lama è personaggio dalla non cristallina reputazione, quando si parli di diritto dei popoli all’autodeterminazione, visto che il suo spirito non violento doveva essersi distratto per un po’, quando appoggiò i criminali bombardamenti della Nato contro l’orgoglio serbo.
Ma, come dicemmo mesi fa in occasione dell’insurrezione dei monaci birmani contro la giunta di Rangoon, non ci bastano queste ipotesi di “contaminazione” per schierarci dalla parte della repressione.
Nazisti!
Abbiamo letto in questi giorni molti commenti a sostegno della posizione filocinese: in uno in particolare si sottolineava l’appoggio che l’industria cinematografica di Hollywood starebbe garantendo, “per motivi imperialistici” alla causa tibetana, attraverso la produzione di pellicole dedicate all’argomento. Cito testualmente da un articolo di Sara Flounders apparso su “Workers World”: “Uno di quest film, "Sette anni in Tibet", è stato basato su di un libro scritto da un nazista austriaco, Heinrich Harrer, coinvolto in alcuni dei crimini più brutali dei nazi-fascisti austriaci. Harrer finì in Tibet durante la seconda guerra mondiale in missione segreta per l'imperialismo tedesco, che stava tentando di competere con l'imperialismo britannico in Asia. Egli fu accettato nel circolo più ristretto, fra la nobiltà tibetana”.
A parte le imprecisioni contenute nel paragrafo, crediamo volutamente inserite al fine di rafforzare il trinomio nazismo-tibet-crimini brutali, la Flounders non ottiene altro effetto, per quanto ci riguarda, di farci guardare con maggiore simpatia alla nobiltà tibetana che accolse nel suo ristretto circolo lo scalatore Heinrich Harrer (a differenza di quanto avrebbero fatto di lì a qualche anno le forze di occupazione cinesi, i nazionalsocialisti ebbero nei confronti del Tibet, della sua storia e delle sue tradizioni un grande rispetto ed un sincero interesse legato in gran parte alla convinzione dell’esistenza di un legame spirituale tra Ariani e Tibetani ). Il linguaggio e la metodologia utilizzati in questo articolo del “Workers World” sono esattamente gli stessi che la macchina propagandistica israelostatunitense mette in campo quando si tratta di screditare e demonizzare movimenti o leader della resistenza all’egemonia mondialista. L’accostamento a qualche impresentabile nazista, il riferimento a crimini brutali dell’accoppiata nazifascista, l’allusione alla sottintesa arretratezza della società contro cui è indirizzato l’attacco (in questo caso rappresentata dalla nobiltà tibetana, emblema di un mondo indigesto sia per i marxisti che per i liberalcapitalisti).
Cina e Usa nello stesso fronte
Come nel caso dei Karen in Birmania, il rischio di sfruttamento di una vicenda che coinvolge un intero popolo da parte delle élite mondialiste effettivamente esiste. Ecco perché ci troviamo distanti anche da coloro che acriticamente si gettano tra le fila della crociata anticinese diventando strumento della propaganda occidentale. Va evidenziato che lo sfruttamento delle esplosive situazioni autonomiste da parte occidentale non viene attuato fomentando la rivolta di questi popoli nei confronti dell’oppressore (sia esso la Cina o il regime militare birmano), bensì cercando di guadagnarsi la loro fiducia e la loro amicizia attraverso ipocrite e sterili condanne politiche della repressione. A costo zero. Il tempo del finanziamento delle guerriglie anticomuniste è finito da un pezzo, ricordiamolo. Oggi si finanziano guerriglie dedite al narcotraffico, come l’UCK kosovaro. O quelle che mettono i bastoni tra le ruote della Russia che punisce gli oligarchi.
Dovrebbe risultare del tutto evidente che Cina e Stati Uniti (per non parlare di altri paesi europei o di “entità” sovrastatali dedite ad attività criminal-finanziarie) fanno parte dello stesso fronte. Il peso economico della Cina (e delle sue banche!) sull’Occidente in genere e sugli USA in particolare è enorme. Il mercato cinese inoltre rappresenta per le democrazie liberiste la grande occasione per ridare fiato alle loro economie oramai moribonde. I gangsters di Stato cinesi, veri e propri capitalisti che sfruttano il lavoro di milioni di schiavi e stringono favolosi contratti commerciali con imprenditori di tutto il mondo, bruciano (assieme agli statunitensi e agli indiani) la grande maggioranza delle risorse energetiche del pianeta e sono i principali inquinatori della terra, si trovano perfettamente a loro agio con i gentiluomini mondialisti di casa nostra.
I gentiluomini di casa nostra
Per non andare tanto lontano, basti ricordare che i principali sponsor di più strette ed amichevoli relazioni con il gigante dagli occhi a mandorla sono Carlo Azeglio Ciampi, Cesare Romiti e il coccolato nipote dell’Avvocato, John Elkann, membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Italia-Cina. Francamente non mi sembrano soggetti dalla grande sensibilità per istanze popolari e per battaglie identitarie.
E per quale motivo secondo voi i leader mondiali non hanno messo in dubbio la loro presenza alle cerimonie di apertura delle Olimpiadi? Perché lo stesso Dalai Lama, oramai evidentemente non più legittima bandiera della sua gente, si affretta a dichiarare che i Giochi non vanno boicottati? Ovvio, la Cina sta entrando con giudizio nella grande famiglia del WTO (l’Organizzazione del Commercio Mondiale), e seppur in concorrenza commerciale con i Paesi occidentali, è una pedina dello stesso gioco. Anzi, ne è divenuta una colonna portante. Ecco perché il solo fatto che qualche drappo americano sventoli a Dharamsala non ci basta per liquidare la lotta del popolo tibetano come una invenzione di qualche “think-tank” californiano. Quale abissale differenza c’è tra le facce degli aderenti alle rivoluzioni di marca “Soros” e questi “brutti, sporchi e cattivi” montanari tibetani che prendono a calci in culo i freddi mercanti cinesi che hanno colonizzato il loro paese!
In Thailandia gli americani stanno distribuendo permessi di immigrazione negli States a migliaia di profughi Karen. Condannano verbalmente la giunta di Rangoon, ma anziché fornire reali aiuti al popolo Karen perché resista e sopravviva all’estinzione, favorisce quest’ultima disperdendo i suoi figli tra le fabbriche del sistema capitalistico.
Non è forse questo un sistema per uccidere un popolo? O pensate veramente che Washington stia dietro le rivolte delle minoranze etniche birmane? I leader combattenti Karen fanno di tutto per cercare di riportare in Birmania la loro gente, per cercare di ricostruire una società tradizionale in grado di difendersi e di produrre mezzi di sostentamento, e intanto gli americani sottraggono loro le forze che dovrebbero contribuire a questo progetto rivoluzionario.
Ah, dimenticavamo, un progetto che i soliti articolisti definirebbero “feudale” e “reazionario” poiché non costruito su protocolli di chiara ortodossia modernista.
La Cina un contrappeso?
Pensare dall’altra parte che la Cina rappresenti in qualche modo il contrappeso al soffocante ed intollerabile predominio statunitense, e per questo vada scusata quando reprime la lotta per una maggiore autonomia (non indipendenza) dei Tibetani ci pare fuori dalla realtà.
Lo ribadiamo, siamo per la difesa della identità culturale e del patrimonio spirituale dei Popoli. Sostenere che il Tibet non abbia diritto ad una maggiore autonomia e al rispetto delle sue tradizioni perché “non è mai stata una entità autonoma” è per noi inaccettabile. Correre a sostegno delle tesi Cinesi solo perché c’è il pericolo che il Tibet cada nella rete statunitense denota una impotenza e una rinuncia alla “terza via” allarmanti. In tal modo riteniamo che si privino le stesse genti in lotta, della consapevolezza del valore assoluto che va attribuito alle loro radici. Il che è esattamente ciò che fa il mondialismo, favorendo artificiali gemellaggi tra società tradizionali e società secolarizzate che si concludono fatalmente con la capitolazione delle prime.
Noi cercheremo sempre, con i pochissimi mezzi a nostra disposizione, di batterci affinché si diffonda la cultura della resistenza antimondialista basata sull’eredità culturale propria dei Popoli coinvolti. Perché Impero ed imperialismo, ci par di ricordare, sono cose diametralmente diverse. E perché laddove sventolano i simboli solari sentiamo il richiamo irresistibile di comuni radici spirituali.
Franco Nerozzi (Popoli) | 3月21日 Dato che passerò la giornata di domani a Napoli per seguire la mia Sebba...auguro a tutti i visitatori del blog i migliori auguri per una Pasqua serena...o di lotta a seconda delle esigenze!! eh eh
Daje!!! 3月20日
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| Il Tibet come quarantanove anni fa
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| Il 19 marzo 1959 i guerrieri Khampa si sacrificavano fino all'ultimo uomo cercando di liberare Lhasa dalle truppe cinesi. Lo stesso giorno il Dalai Lama prendeva la via dell'esilio. | 3月14日
ROMA (14 marzo) - Secondo il sondaggio dell'Ispo di Renato Mannheimer il Pdl è in vantaggio sul Pd di 7,5%. La coalizione guidata da Silvio Berlusconi arriva a un 44%, mentre Pd e Idv a 36,5%. Per i primi si registra un leggero calo rispetto al precedente 44,5%, per i secondi la perdita di un punto e mezzo rispetto allo 38%. Il sondaggio pubblicato dal Corriere della Sera rileva anche un alto numero degli indecisi. Conferma del voto per il Pdl per il 70% degli elettori che avevano votato quelle forze nel 2006 (quindi, gli indecisi sono ancora il 30%). La percentuale dei «decisi» scende al 60% per il Pd (con quindi ancora il 40% di ex elettori indecisi). In crescita infine le «estreme», in particolare Sinistra Arcobaleno e La Destra. Per il sondaggio è stato utilizzato il metodo Cati su 801 casi, con un margine di approssimazione del 3,5%, con elaborazione dati Spss.
I dati del sondaggio dell'11 marzo (tra parentesi le previsioni della rilevazione del 4 marzo con il relativo incremento o decremento percentuale):
- CENTRODESTRA 44% (44,5%; -0,5%): Pdl 39% (39,5%; -0,5%); Lega Nord 4,5% (5%; -0,5%); Mpa 0,5% (0%; +0,5%); - CENTROSINISTRA 36,5% (38%; -1,5%): Pd 33,5% (35%; -1,5%); Idv 3% (3%; invariato). - SINISTRA ARCOBALENO: 8,5% (6%; +2,5%). - UNIONE DI CENTRO: 5,5% (5,5%; invariato). - LA DESTRA: 3,5% (2,5%; +1%). - PARTITO SOCIALISTA: 1% (0,5%; +0,5%). - ALTRI: 1% (3%; -2%).
ROMA (14 marzo) - Silvio Berlusconi ama le barzellette e non rinuncia mai a racontarle. E anche oggi, incontrando l'associazione "Amici ebrei di Libia", non ha resistito alla tentazione. Sul finire dell'incontro a Palazzo Grazioli, secondo quanto riferito da uno dei presenti, uno degli esponenti dell'associazione ha fatto una battuta. L'ex premier ha colto la palla al balzo ed ha risposto con una delle sue barzellette, sottolineando che gli era stata raccontata dall'ambasciatore d'Israele. «Un ebreo va dal suo rabbino e gli dice: "Devo confessarti che durante la guerra ho nascosto una persona...". "Bravo", è la risposta del rabbino. "Sì - lo interrompe l'ebreo - ma gli ho fatto pagare mille dollari al giorno". "Così tanto? Vabbè, comunque sia ti assolvo". "Grazie, ma secondo te - aggiunge l'ebreo - gli devo dire che la guerra mondiale è finita?"». Una barzelletta accolta con una risata dai presenti.
Poi poco prima di lasciare Palazzo Grazioli la foto di gruppo. E Berlusconi fa un'altra battuta: «La foto la faccio, ma solo con le donne. Io mi chiamo Silvio, ma Berlusconi non come l'altro Silvio...», un riferimento implicito a Sircana, portavoce del governo Prodi.
1) BENE: questa e' la parola che usano le donne per terminare una discussione quando hanno ragione e tu devi stare zitto.
2) 5 MINUTI: se la donna si sta vestendo significa mezz'ora. 5 minuti e' solo 5 minuti se ti ha dato appena 5 minuti per guardare la partita prima di aiutare a pulire in casa.
3) NIENTE: La calma prima della tempesta. Vuol dire qualcosa... e dovreste stare all'erta. Discussioni che cominciano con niente normalmente finiscono in BENE.
4) FAI PURE: e' una sfida, non un permesso. Non lo fare.
5) SOSPIRONE: e'come una parola, ma un'affermazione non verbale per cui spesso fraintesa dagli uomini. Un sospirone significa che lei pensa che sei un'idiota e si chiede perché sta perdendo il suo tempo li' davanti a te a discutere di niente (torna al punto 3 per il significato della parole niente).
6) OK: Questa e' una delle parole più pericolose che una donna può dire a un uomo. Significa che ha bisogno di pensare a lungo prima di decidere come e quando fartela pagare.
7) GRAZIE: Una donna ti ringrazia; non fare domande o non svenire; vuole solo ringraziarti (vorrei qui aggiungere una piccola clausola - e' vero a meno che non dica "grazie mille" che e' PURO sarcasmo e non ti sta ringraziando). NON RISPONDERE "non c'e' di che" perché cio' porterebbe a un: "quello che vuoi".
8) QUELLO CHE VUOI: e' il modo della donna per dire vai a fare in ***o.
9) NON TI PREOCCUPARE FACCIO IO: un'altra affermazione pericolosa; significa che una donna ha chiesto a un uomo di fare qualcosa svariate volte ma adesso lo sta facendo lei. Questo porterà l'uomo a chiedere: 'Cosa c'e' che non va?'
Per la riposta della donna fai riferimento al punto 3.
* questo messaggio è per tutti gli uomini che conosco, per avvertirli che potrebbero evitare delle discussioni se solo si ricordassero la terminologia!!!!
* questo messaggio è per tutte le donne che conosco, per farle ridere perché sanno che è vero!!! 3月12日
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| 12 marzo 1980 - 12 marzo 2008
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“La storia è questa. Il “fioraio”, dopo essersi preso le pallottole e aver rischiato la vita per difendere un anziano (non entro nei meriti del perchè e percome) è entrato al centro dell’attenzione dei giornali.
Il comune gli promette il posto di lavoro in comune data la sua precarietà fisica e per “onor civico”.
Giorni fa il PD e la Sinistra Arcobaleno candidano persone inerenti alla tragedia della Thyssenkroup. Lui si presenta da noi e chiede di essere candidato, anche solo simbolicamente, nella nostra lista, per far vedere che c’è ancora gente che non ha paura a schierarsi mai. Viene candidato come 4 nel Piemonte 1.
Il lavoro non arriva, al sapere della candidatura, il comune gli rifiuta l’incarico. Casualità?
Oggi, il “fioraio” si è incatenato davanti al comune, tra lo stupore dei passanti e l’incredulità del gesto. Nel frattempo i giornalisti non si fanno vedere, ma arriva la polizia. C’eravamo anche noi, della lista La Destra - Fiamma Tricolore, contro questa ennesima ingiustizia di parte. Striscione che, come il volantino, recitava “EROI DI COMODO?” e bandiere, volantini, presenza massiccia per un evento organizzato in così poco tempo.
Nota dolente: una ventina di antifà a 3 metri che cercano di far cadere il gesto di protesta e giustizia, per dare spazio ai loro soliti cori vecchi di sesant’anni, conditi da cori antifascisti e a sostegno degli immigrati. Probabilmente un italiano che si prende due pallottole in pancia per difendere un anziano vale meno della loro guerra tra poveri. Amarezza. Ma tutto ok.” |
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| Come le intossicazioni sfociano nella mitomania e in situazioni imbarazzanti
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| Il 7 febbraio nella città di Bruges (o Brugge) nelle Fiandre belghe un professore ameicano di 64 anni, Marc Kalmann, aveva denunciato un atto di antisemitismo; era stato -affermava – cacciato da un ristorante perché aveva in testa la kippah.
Il sindaco della città belga, Moenaert, che aveva presentato le scuse ufficiali al turista americano, oggi ha cambiato posizione ed evoca delle informazioni confidenziali che comprovano che il signor Kalmann non è un turista americano ma un olandese affetto da mitomania. |
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| ...ma il Presidente ci vede benissimo
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| Il Presidente della Repubblica ceca, Vaclav Klaus , è stato sorpreso in compagnia di una giovane hostess di volo mentre entrava, e il mattino dopo usciva, da un albergo alle porte di Praga. Le fotografie di Klaus, 66 anni, sposato, in compagnia di Petra Bednarova, 25 anni, sono state pubblicate sul tabloid 'Aha' in edicola oggi. Klaus, appena rieletto per un nuovo mandato alla presidenza, è sposato da tempo con l'economista quasi coetanea Livia Klausova ed ha due figli e cinque nipoti. |
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| 10 marzo 2001 - 10 marzo 2008 |
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| O del quarto se si considera come terza l'UdC. L'elettorato della Destra - Fiamma Tricolore secondo Mannheimer
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| La Destra rappresenta una delle tante novità nello scenario dell’offerta politica in vista delle elezioni del 13 aprile. Come si sa, essa è nata da una scissione di An, operata soprattutto da settori scontenti delle recenti scelte di Fini e che hanno accusato quest’ultimo di essere succube o, secondo alcuni, supino a Berlusconi.
Nel corso della campagna elettorale condotta sino a questo momento, La Destra ha cercato di intercettare due target diversi di elettori. Da un verso, si è comprensibilmente diretta verso coloro che sentono ancora forte il sentimento identitario de La Destra. Ma, rendendosi probabilmente conto che si tratta di un segmento assai limitato di popolazione, ha anche cercato di incidere su altri settori di elettorato, tendendo soprattutto a presentarsi come forza nuova e diversa dai partiti tradizionali. Con lo scopo evidente di attirare in questo modo anche strati non legati necessariamente al segmento ォestremoサ dello scenario politico in cui La Destra si colloca. Con quali esiti?
Il sondaggio
Sino ad oggi, La Destra pare, secondo gli ultimi sondaggi, ottenere il 2-3% dei consensi. Si tratta di una quota relativamente modesta, che permetterebbe al partito di ottenere i rimborsi per la campagna (previsti per chi ottiene almeno l’1%, anche in caso di insuccesso di tutti i candidati), ma non consentirebbe di superare la soglia del 4% che apre la possibilità di ottenere seggi alla Camera dei Deputati. Insomma, se si confermasse l’attuale livello di adesione, La Destra non avrebbe nessuna rappresentanza parlamentare.
C’è da dire, tuttavia, che la forza capeggiata da Storace e dalla Santanché gode di un bacino potenziale assai più ampio. Esso è composto da coloro che, pur non avendo deciso di votare per il partito, dichiarano di prenderlo in considerazione in vista della scelta futura. Costoro costituiscono poco meno del 14% dell’elettorato. In buona parte essi votano oggi per il Pdl. C’è tuttavia una più minuta presenza di elettori potenziali per La Destra in tutti gli altri partiti, compreso il Pd, tanto che il 9% dei votanti potenziali per La Destra attualmente vota Pd.
Gli elettori che attualmente esprimono l’intenzione ォcertaサ di votare per La Destra si trovano in misura proporzionalmente maggiore nel centro-sud, in particolare nelle grandi città, specialmente a Roma. Sono in larga misura cattolici praticanti in modo regolare o quasi: mediamente si recano alla Messa 1-4 volte al mese. Ma l’elemento più caratterizzante dei votanti per La Destra rispetto all’elettorato degli altri partiti è costituito dall’età relativamente minore. Sono cioè i giovani, specie coloro che hanno fino a 20 anni e sono dunque al primo voto ad essere attratti, in misura più che proporzionale dalla scelta per la lista della Santanché. Il motivo sta, probabilmente, nel carattere radicale di questa forza politica. Un connotato che mobilita spesso le persone più giovani. | 3月6日
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| ma in modo democratico
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Le primarie per la scelta dei candidati da presentare alle elezioni nel PD di Veltroni in Val di Susa non sono state propriamente un successo, dal momento che proprio a Susa la campagna elettorale è iniziata con un pestaggio in piena regola di cui si è reso protagonista (spalleggiato da alcuni aiutanti) nientemeno che il capolista di una delle liste che si contendevano “democraticamente” il voto dei cittadini. Domenica mentre si recavano al seggio per votare, Franco Zaccagni e suo figlio, due cittadini valsusini che partecipano al movimento NO TAV, sono rimasti coinvolti in un’accesa discussione con il signor Torre, capolista di una lista che fa capo alla famiglia Lazzaro impegnata nel settore dell’edilizia. Franco Zaccagni sembra avesse rimproverato al sig. Torre la sua scarsa coerenza nel proclamarsi da sempre favorevole al TAV, nonostante fosse stata resa pubblica perfino in un libro una sua foto in vetta ad una famosa montagna con tanto di bandiera NO TAV sulle spalle. La reazione del sig. Torre e degli amici che lo contornavano sembra sia stata abbastanza violenta, infarcita di epiteti e minacce personali, ma pareva tutto fosse finito lì. Invece si trattava solamente del prologo, in quanto Franco Zaccagni e suo figlio dopo essersi recati a votare hanno trovato all’uscita del seggio un “comitato di benvenuto” presieduto dal sig. Torre che, coadiuvato da tre dei fratelli Lazzaro, dal sindacalista cgil Rodolfo Greco (molto noto in Valle per essere l’ultimo italiano rimasto ad affermare che il TAV porterebbe lavoro), da Mario Faieta ed altre persone non identificate, non ha esitato ad adire alle vie di fatto picchiando in maniera assolutamente democratica tanto il padre quanto il figlio, fino a mandarli entrambi senza discriminazione alcuna all’ospedale. Lunedì sera alcune centinaia di NO TAV valsusini sono scesi per le strade di Susa per ribadire, oltre alla solidarietà con Franco Zaccagni e suo figlio, anche l’assoluta volontà di non lasciarsi intimidire dalla violenza di chiunque voglia imporre il TAV con l’uso della forza per meri interessi di partito o di “bottega”. Sicuramente quella di domenica è stata comunque una giornata poco edificante per un partito che in Valle di Susa nasce da subito sotto una cattiva stella. Picchiare Duro, anche se in modo democratico, non sembra infatti un buon viatico per raccogliere i voti delle persone che non si sono lasciate intimidire dai manganelli della polizia e difficilmente si spaventeranno di fronte alla democrazia delle “mani” messa in atto dalla consorteria del cemento e del tondino che si nasconde all’interno dei partiti.
Marco Cedolin |
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| Dio lo ha incontrato fumando. Parola di ricercatore israeliano
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| Il profeta Mosè, secondo un ricercatore israeliano, si trovava sotto l'effetto di droghe quando sul Monte Sinai Dio gli consegnò i Dieci Comandamenti. Le sostanze attive che provocano illusioni sensoriali, quali gli allucinogeni, avrebbero avuto un ruolo importante durante i riti religiosi degli israeliti ai tempi della Bibbia, ha spiegato il ricercatore Benny Shannon nella rivista di filosofia Time and Mind. Nel caso di Mosè, dice il professore di psicologia cognitiva all'università di Gerusalemme, non si è trattato di un evento sovrannaturale. Ma non è neppure solo leggenda: “E' molto più probabile che la vicenda si sia svolta sotto l'effetto di qualche droga psichedelica”, ha detto Shannon ieri alla radio israeliana. Mosè sarebbe stato alterato anche quando vide “il cespuglio di spine ardente”, dove si manifestò l'angelo di Jahweh, appunto, sotto la forma di una fiamma di fuoco. Anche in questo caso all'origine delle “visioni” ci sarebbero stati delle sostanze narcotizzanti.
EFFETTI PSICOATTIVI - “La Bibba riporta che le persone udivano dei suoni, e questo è uno dei classici fenomeni col quale si manifestano certe droghe”. Molti culti amazzonici utilizzano a scopi rituali l'ayahuasca, un intruglio vegetale, che combinato sintetizza la molecola in questione e provoca degli effetti psicoattivi. La sostanza è ancora usata frequentemente dagli sciamani o stregoni indigeni in Amazzonia. “Anch'io ho avuto delle visioni, che avevano significati religiosi e spirituali”, ha detto lo scienziato che afferma di aver testato il miscuglio. Gli effetti psichedelici sono comparabili con la sostanza estratta dalla corteccia dell'albero di acacia. E quest'albero viene menzionato spesso nella Bibbia, dice in conclusione Shannon al Time and Mind Journal of Philosophy. |
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La storia della piccola Giuseppina Ghersi:violentata, torturata e poi uccisa per un tema che era piaciuto al Duce.
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Durante gli ultimi giorni di aprile 45, ricordati come le «radiose giornate», venne commesso in Savona un efferato delitto su una ragazzina di tredici anni; un omicidio brutale, ingiustificato!
Ho sempre sperato che la mia città trovasse l’onestà morale di ricordare quella bambina innocente (ma quali gravi reati può commettere una tredicenne?), non per giustizia, che ormai chi commise quell’atrocità deve rispondere a ben altro tribunale, ma per un sentimento di pietà; ed ora io avrei sepolto nella mia mente quei ricordi!
Ma ora, dopo oltre sessant’anni, non spero certamente più in una doverosa riabilitazione; e allora affido alla carta la memoria di un tragico evento che mi volle occasionale testimone di quel martirio.
Cercando Valentino
Fu proprio negli ultimi giorni di aprile, quando ormai il conflitto stava volgendo al termine in tutta l’Europa, che di primo mattino vidi arrivare a casa nostra Lina Cuttica alla ricerca di suo fratello Valentino, milite della Brigata Nera, di cui più nulla si sapeva; anzi lei sperava di trovarlo presso di noi.
C’era molta amicizia con tutta la famiglia Cuttica, amicizia nata qualche anno prima quando, ancora ragazzo, Valentino aveva lavorato nel negozio di ferramenta in cui mio padre era rappresentante. Ed io in particolare ero molto legato a Valentino per il suo carattere allegro e la sua indole aperta.
Ora quella gente, disperata per la mancanza di notizie, pensò di rivolgersi a mio padre, come unica persona in grado di cercare quel ragazzo o di sapere qualcosa sulla sua sorte; e lui, generoso e disponibile come fu sempre, con una buona dose di coraggio, decise di cominciare le ricerche là dove venivano fucilati o scaricati da vari luoghi dell’esecuzione, i soldati della Repubblica Sociale (e non solo loro) e cioè contro i muri esterni del cimitero di Zinola. Si parlava allora della «resa dei conti» e tutti avevano capito che mio padre nutriva poche speranze di trovare la Brigata Nera Valentino ancora vivo!
Volle accompagnarlo un boscaiolo che viveva solo in un piccolo alloggio nella nostra scala; era Venturino, un uomo forte e buono, reduce della «grande guerra», che più volte mi aveva affascinato con i racconti di tragiche battaglie dall’altopiano della Bainsizza al San Michele.
Allora era la bicicletta il mezzo più consueto per muoversi e, prima di partire, mio padre mi guardò dicendomi: «Sta vicino a Lina e a tua madre, noi faremo presto!». E soggiunse: «Non fare come il solito di testa tua e soprattutto non ci seguire!». Maledizione! Non avevo abbassato gli occhi in tempo e mio padre, come sempre quando mi guardava, aveva letto il mio pensiero!
Naturalmente la tentazione era troppo forte e, dopo aver aspettato qualche minuto che i due fossero ad una rispettosa distanza, inforcai la bicicletta di mia madre e li seguii.
Piccola martire sconosciuta
La strada correva veloce sotto le ruote della bici; non c’era certo il traffico di oggi, però una lunga fila di grossi autocarri «Dodge» con la bianca stella americana sul cofano e sulle portiere sostava sull’Aurelia, restringendo la carreggiata mentre numerose jeep (allora le chiamavano camionette) sfrecciavano continuamente nei due sensi; era la prima volta che vedevo i soldati americani bianchi e neri.
Ancora oggi mi chiedo come non ci rendessimo conto del pericolo che correvamo nella ricerca di un milite della brigata nera; in quei giorni bastava molto meno per essere ammazzati; ma forse i quotidiani bombardamenti aerei ci avevano abituati al pericolo!
E fu proprio entrando in Zinola che mi accorsi di aver perso di vista mio padre; aumentai l’andatura e, superata la chiesa ed il passaggio a livello, imboccai velocemente la semicurva che portava davanti al cimitero... e trovai mio padre che mi stava aspettando! Mi guardò con quell’espressione severa e triste che mi faceva più male di una sberla, poi disse: «Mi rendo conto che dovremo fare un lungo discorso noi due! Per adesso siediti lì e aspettaci!». Mi aveva indicato il muretto dell’argine lungo il torrente Quiliano e, mentre ubbidivo a quell’ordine perentorio, loro due si avviarono verso una lunga fila di cadaveri.
Ritengo che ancora una volta la curiosità fosse più forte dell’obbedienza e quindi lentamente, molto lentamente, mi avvicinai ai primi corpi di quella fila.
E proprio il primo era un cadavere di donna molto giovane; erano terribili le condizioni in cui l’avevano ridotta; evidentemente avevano infierito in maniera brutale su di lei, senza riuscire a cancellare la sua giovane età. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia che parzialmente la ricopriva dal collo alle ginocchia.
La guerra ci aveva costretto a vedere tanti cadaveri e, in verità, la morte concede ai morti una distesa serenità; ma lei, questa sconosciuta ragazza no! L’orrore era rimasto impresso sul suo viso, maschera di sangue, con un occhio bluastro, tumefatto e l’altro spalancato sull’inferno.
Ricordo che non riuscivo, come paralizzato, a staccarmi da quella povera disarticolata marionetta con un braccio irrigidito verso l’alto, come a proteggere la fronte, mentre un dito spezzato era piegato verso il dorso della mano. Mi riscosse la voce di mio padre, insolitamente dolce, che mi disse: «Hai visto abbastanza! Ora torniamo a casa!».
Nulla ricordo del viaggio di ritorno, soltanto la voce di mio padre che, rivolto al nostro compagno di viaggio, diceva, riferendosi evidentemente a Valentino: «Se non lo abbiamo trovato tra i morti, speriamo che sia ancora tra i vivi!».
È strano, ma quanto più si invecchia, più si fanno nitidi i ricordi degli anni lontani, mentre non si ricorda la cena della sera prima.
Giuseppina Ghersi
«Speriamo che sia ancora tra i vivi!» Aveva detto mio padre, alimentando una tenue speranza nei superstiti di quella famiglia, speranza che durò soltanto una paio di settimane, quando il massacro del colle di Cadibona, ricordato come «la corriera della morte», assieme ad altre trentasette, anche la vita di Valentino fu stroncata.
Passarono alcuni anni; io avevo cominciato a lavorare; un lavoro che mi piaceva, anche se a volte mi costringeva lontano da casa per qualche settimana; e fu durante una di queste mie assenze che morì una persona cara: Giobatta Vignolo, conosciuto come u «Russu», un vecchio contadino dal quale avevo imparato molte cose, soprattutto saggezza e pazienza!
Naturalmente, appena mi fu possibile, in occasione di un intervallo festivo, volli onorarne la memoria con una visita al cimitero di Zinola. Fu un lungo giro, o meglio un pellegrinaggio, poiché erano già tante le persone a me care che non erano più!
Quando mi avviai all’uscita, passando tra i due campi più prossimi al cancello, notai una coppia che stava sistemando dei fiori su una tomba, fiori che, in parte, coprivano la lapide, ma lasciavano intravedere le date: 1931-1945; mi tornò in mente l’aprile del 45 e... ma non c’erano dubbi: quella data e quell’età corrispondevano alla giovane sconosciuta!
Esitai alquanto, poi chiesi ai due: «È la ragazzina che hanno ucciso a fine aprile?». La donna mi guardò con diffidenza, poi, con voce ostile, mi chiese: «Perché?»; mi resi conto che stavo rivolgendomi ai genitori, persone profondamente ferite, che non avevano mai avuto giustizia (così aveva voluto il dominante terrore politico) ed io, un po’ a disagio, ma senza recedere dal mio proposito, risposi: «Se è lei, io l’ho vista laggiù contro il muro, come l’avevano lasciata dopo averla uccisa!». La dura corteccia di rancore si stava aprendo e, dopo qualche istante, mi dissero: «Vieni pure, noi siamo i genitori».
Ebbi così modo di leggere per intero il nome della lapide: Giuseppina Ghersi.
Parlai brevemente della coincidenza che mi aveva portato a Zinola in quei giorni e, dopo qualche frase di circostanza, mi allontanai. E fu a questo punto che scattò qualcosa, per cui tornai sui miei passi e chiesi se avessero una fotografia di Giuseppina; oggi penso che ciò fosse dovuto all’inconscia necessità di cancellare dal mio ricordo quel giovane volto martoriato. Mi parve di capire che la mia richiesta facesse loro piacere, perché la donna mi rispose: «Io qui con me non ho nulla, però se passi da casa nostra, certamente qualcosa posso trovare». Mi diedero l’indirizzo, ma poiché non potevo fissare il giorno a causa del mio lavoro, promisi che sarei passato da loro in un tardo pomeriggio festivo.
Dopo circa una settimana, come promesso, mi recai all’indirizzo avuto: via Tallone (il numero civico non lo ricordo), una via che oggi ha cambiato nome. Trovai, oltre ai genitori che già conoscevo, anche la zia di Pinuccia; mi accolsero con estrema cordialità, come fossi stato un vecchio amico e, se allora ne fui sorpreso, in seguito compresi l’isolamento che aveva circondato i signori Ghersi, considerati come appestati (e ancora peggio: fascisti) ed in malaugurato caso di incontro, i conoscenti e gli amici abbassavano gli occhi fingendo di non conoscerli! Questo era il clima di paura in quel tempo «radioso»!
La signora Laura raccontò l’allucinante calvario suo e di suo marito: furono dapprima arrestati con la cervellotica accusa di aver avuto rapporti commerciali con i nazi-fascisti (gestivano un banco di frutta e verdura al mercato); si volle inoltre che venisse rintracciata la figlia Giuseppina: «E che diamine! Vogliamo soltanto interrogarla! Che altro possiamo volere da una ragazzina?».
Rassicurati da quella infame menzogna, sempre accompagnati da uomini armati, trovarono Pinuccia in casa di una conoscente e per la giovane fu l’inizio della fine.
Con voce rotta dai singhiozzi la signora Laura continuò: «Io non rividi più mia figlia viva! Ci sequestrarono le chiavi di casa e, mentre noi eravamo in prigione, ci portarono via tutto! Per tutto il periodo della prigionia ogni giorno arrivavano, mi picchiavano, mi minacciavano senza una ragione...».
Il suo pianto accorato creò una pausa nel suo racconto, ed io posi la domanda chiave che era all’origine di quell’omicidio: «Ma perché fu uccisa?».
Mi risposero un po’ tutti, ovvero l’accusa ufficiale era spionaggio, accusa ridicola data l’età della vittima, però la zia azzardò un’altra ipotesi: Giuseppina aveva partecipato ad un concorso a tema per cui ricevette i complimenti dal Duce in persona; poteva essere questo, la sua condanna a morte!
Poi ancora disse che, con molto coraggio, era andata nelle scuole di Legino, diventate per l’occasione centro di raccolta, dove Giuseppina era «detenuta» ed in effetti riuscì a parlarle per pochi minuti: «Era ridotta in uno stato pietoso; mi disse di aver subìto ogni sorta di violenza... (a questo punto tacque per pudore su tante nefandezze che la decenza lascia solo intuire).
Ero sconcertato e, se non avessi visto con i miei occhi l’oggetto di quel martirio, non avrei creduto a tanta ferocia! Comunque osai ancora chiedere: «Nessuno ha assistito alla sua morte?». Mi rispose il signor Ghersi: «Ero io con lei; prima mi hanno preso a pugni e mi hanno colpito col calcio del fucile, perché volevo difendere mia figlia, poi hanno ucciso Pinuccia a calci!». Azzardai una domanda: «Ma non le avevano sparato?». Con voce alterata mi rispose: «Le spararono un colpo alla nuca, ma la mia bambina era morente, o forse già morta!».
Per ciò che ricordo, la mia visita volgeva al termine, ma al momento del commiato, ricordai qualcosa che mi aveva colpito e ancora chiesi: «Scusatemi, ma Pinuccia aveva forse un anello al dito?». Dopo un momento di perplessità la zia della bambina mi rispose: «Si certo! Un anellino d’oro, ma perché me lo chiedi?». Abbassai il capo e mormorai: «No niente, chiedevo così!».
Lasciai quella casa intrisa di dolore e, scendendo le scale, ebbi la sensazione che non avrei più rivisto nessuno di loro; e infatti fu proprio così!
Stava piovviginando quanto uscii in strada; avevo tanta rabbia dentro. Non potevo accettare l’ingiustizia, da qualunque parte provenisse, non potevo accettare l’idea che i criminali fossero da una sola parte; non riuscivo a capire perché, dopo aver eliminato la tirannide si sognasse alla guida del nostro paese, ancora tiranni ugualmente spietati e feroci...
Dal cielo buio una fine acquerugiola mi scorreva sul viso; meglio così per passare inosservato tra la gente!
Molto, molto tempo dopo lessi che forse un poeta, forse un disperato disse che gli occhi velati di lacrime vedono molto lontano...
Ma allora non potevo saperlo. | 3月3日 Dopo una settimana de influenza finalmente Sabato concertone da paura in SM139
poi partenza immediata per udine alle 4:30 del mattino
arrivo in Friuli alle 13:30 (sani e salvi, visti i mezzi...)
grande vittoria e ritorno a casa alle 4 del mattino.
Ho battuti i miei record stabiliti nelll'ultimo concerto+trasferta a milano:
- km percorsi (alla guida) in un sol giorno
- ore senza dormire (da sabato mattina alle 10 di nuovo a letto lunedì mattina alle 4:30... ho perso il conto)
un saluto ai miei compagni (VERAMENTE di compagnia!!!!) di viaggio e all'arcangelo gabriele che sulla strada del ritorno (sopratto tra il tratto Perugia-Terni) mi è apparso più di una volta su qualche cartello stradale che mi indicava la mia prossima maternità! Vabbè questa la capiscono solo i fan di fantozzi ah ah ah
P.S.: Udine è una città molto bella...e queste cose mi fanno capire che c'ho ancora il fisico pe seguì la mia sebba!
prossima tappa...Napoli 22 Aprile!!! 'na passeggiata a confronto ;)
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